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Vini e vinili, alcol e rock: quando la musica fa buon sangue

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Vini e vinili, alcol e rock: quando la musica fa buon sangue

Accosti due parole, rock e alcol, e quello che ne viene fuori è una collisione. Centinaia di frammenti, la microstoria di un vizio. Che ha una sua Santa Trinità: Jim Morrison ai tavolini di Parigi, John Bonham perennemente pronto alla rissa, Keith Moon che scola birre come se non ci fosse un domani. Che ha le sue madonne, da Janis Joplin a Amy Winehouse. E ha i suoi sopravvissuti, a partire da quell’enigma per la scienza rappresentato da Keith Richards e dalla sua capacità di reggere l’alcol. Ma non c’è solo l’ebbra disperazione del maudit di turno. Anzi. Rock e alcol possono anche essere un binomio paradossalmente sobrio: l’accesso a una dimensione fatta di ascolti approfonditi, magari in vinile, mentre si gusta un buon vino. Il primo passo verso una sana e consapevole Gast-Rock-Nomia.

Arrivano in libreria “Vini e vinili” e “GastRockNomia”, due volumi dedicati ai tanti incroci possibili tra la musica e la gastronomia. Un lungo elenco di aneddoti, curiosità e imprevedibili accostamenti: tra i tanti retroscena svelati spicca quello legato a “Tutti frutti” di Little Richard: “Non ancora famoso, Little Richard faceva il lavapiatti in casa sua per conto terzi. Il suo antipaticissimo boss gli portava tonnellate di stoviglie da lavare e lui, per dodici ore al giorno e dieci dollari a settimana, lavava e asciugava. Un giorno però si ruppe le scatole di quella vitaccia e, siccome era già un buon musicista, decise di cambiare registro. Al ché, quando gli presentarono l’ennesima pila di piatti, si fece coraggio e urlò minaccioso: A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom. Take’em out!”. Che più o meno significa: “Porta quei maledetti piatti fuori da casa mia!”

E si chiamano proprio Vini e vinili e GastRocknomia, le ultime due pubblicazioni di Arcana, la casa editrice che da decenni conduce gli appassionati italiani di rock alla scoperta dell’aneddoto perduto sui propri idoli. E l’idea di mettere insieme gastronomia e rock? “Che l’ascolto e la degustazione siano attività imparentate e interconnesse è ormai la scienza a dircelo: spesso le aree cerebrali interessate ai due fenomeni sono sovrapponibili, quando non le medesime”, dice a Repubblica.it Vincenzo Martorella, direttore editoriale di Arcana. E poi c’è da fare i conti con un trend dominante: “L’inarrestabile diffusione mediatica della cultura enogastronomica, poi, ha fatto sì che critici musicali e chef si mettessero a studiare rispecchiamenti e relazioni estetico-gustative: è il caso del celeberrimo Joe Bastianich il quale, smessi temporaneamente i panni di giudice inflessibile, ha inventato una formidabile cena a base di piatti abbinati ai Led Zeppelin”. E lo stesso Martorella, da tempo, studia i meccanismi dell’abbinamento musica-vino.

Musica d’autore per vini d’autore. Tra piccole aziende e album più o meno celebri, scelti con cura nello sconfinato catalogo di sessant’anni di rock. Per ogni artista un abbinamento, suggerito da Maurizio Pratelli nel suo “Vini e vinili” pubblicato dalla casa editrice Arcana.

Vini e vinili: oltre duecento pagine di suggestioni. Tra piccole aziende che producono vini pregiati e canzoni più o meno celebri, scelte con cura nello sconfinato catalogo di sessant’anni di rock. Musica d’autore per vini d’autore. Per ogni artista, un abbinamento e la scelta di un territorio. Trentatré canzoni per trentatré vini. E le note di Johnny Cash, Bob Dylan, Joni Mitchell si sovrappongono alle lande piemontesi o alla secca terra siciliana. Quasi un invito al viaggio, dove, per l’appunto, si cerca di stimolare le zone emotive che compongono le oscillazioni del gusto di ciascuno. Ed è lo stesso autore, Maurizio Pratelli, a spiegarci i motivi che sottendono le scelte effettuate. “Questo libro è nato qualche tempo fa in una notte di molte canzoni e di troppi bicchieri”. E non si tratta di “una classifica”. Ma di un modo per restituire “emozioni che andavano fissate”. Emozioni personali: perché non si aspetta altro di ricevere feedback. Quella di Tom Waits è una musica da Barolo? E quella di Antony and the Johnson è da gustare con un calice di Amarone? E via dicendo. Fino al consiglio finale: “Non abusate né del vino né del rock: non abbiate fretta. Qui tutto va consumato lentamente”.

Il viaggio proposto da John Martyn da Gast(Rock)Nomia è invece di tipo immateriale: un percorso tra storie di cucina e rock ‘n’ roll. Ma non solo: si parte dal rapporto tra Mozart e la maionese fino ad arrivare alla “telecucina d’autore, passando per la sconfinata passione di Frank Sinatra per il pesto e per una serie di “canzoni d’asporto”. Aneddoti a non finire. Come quello che lega la nascita di uno dei primi “urli” rock, quell’”A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom”, a una cucina? Leggiamo: “Non ancora famoso, Little Richard faceva il lavapiatti in casa sua per conto terzi. Il suo antipaticissimo boss gli portava tonnellate di stoviglie da lavare e lui, per dodici ore al giorno e dieci dollari a settimana, lavava e asciugava. Un giorno però si ruppe le scatole di quella vitaccia e, siccome era già un buon musicista, decise di cambiare registro. Al ché, quando gli presentarono l’ennesima pila di piatti, si fece coraggio e urlò minaccioso: A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom. Take’em out!”. Che più o meno significa: “Porta quei maledetti piatti fuori da casa mia!”.

Poi numerose interviste, tra cui quella a Roby Matano, storico collaboratore di Battisti. Che racconta il rapporto di Lucio con il cibo. Gusti semplici “Quindi: spaghetti, amatriciana e carbonara. Se andavamo in Liguria imperava il pesto e, per quanto riguarda le cose raffinate, non gliene fregava niente a nessuno. C’era solo la differenza che a me non piacevano i dolci e a Lucio sì”. Poi le fughe in Italia dei Rolling Stones durante le registrazioni francesi di Exile on Main Street. Le racconta lo stesso Keith Richards: “Ci piaceva il modo in cui gli italiani friggevano le uova e ci piaceva il pane. E se capitava di imbatterci nei pescatori all’ora giusta, compravamo direttamente i dentici rossi dalle loro barche e li portavamo a casa per il pranzo”. Infine, non mancano suggerimenti per dei menù musicali, con la lista di centinai di canzoni che nella storia della canzone italiana sono stati dedicati ad antipasti, primi piatti, secondi o dessert. Non resta che leggere, ascoltare e iniziare a preparare la cena.

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Discogs. I vinili più costosi acquistati nel 2014

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Discogs. I vinili più costosi acquistati nel 2014

The Vinyl Factory ha recentemente illustrato i dieci dischi più costosi acquistati dagli utenti di Discogs nella prima metà del 2014. Discogs è un famoso data base, costantemente aggiornato, dove è possibile consultare le discografie di tre milioni di artisti ma anche comprare – attraverso un marketplace dedicato – cd, vinili e rarità.

Al primo posto troviamo un box set in 7” di Gold Is The Metal (With The Broadest Shoulders) dei Coil in tiratura di sole 55 copie pubblicato nel 1987 e acquistato a 1889 dollari nel febbraio di quest’anno.

Di seguito la lista completa. La sua particolarità, è che dalla seconda alla decima posizione, gli album hanno tutti lo stesso prezzo, 1875 dollari.

Pordenone, lascia in eredità alla Biblioteca migliaia di vinili e cd di musica classica

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Pordenone, lascia in eredità alla Biblioteca migliaia di vinili e cd di musica classica

Centinaia di dischi in vinile e oltre 1.300 tra cd, dvd, riviste, libri di musica classica. E’ “l’eredità” che il pordenonese Alfio Pellegrini, scomparso un anno fa, ha lasciato alla Biblioteca civica di piazza XX Settembre, affinchè sia messa a disposizione di tutti i cittadini.

A consegnare il materiale sono stati i familiari e parenti, tra cui consigliere comunale Marcello Passoni, alla presenza dell’assessore alla Cultura Claudio Cattaruzza, della direttrice della Biblioteca, Ofelia Tassan e della presidente dell’Associazione “Insieme per la biblioteca”, Nada Paier.

La direttrice Tassan ha sottolineato “l’importanza di questi lasciti per le biblioteche pubbliche e come sia emozionante per un bibliotecario ricevere donazioni di questo tipo: raccolte di una vita, costituite grazie ad una grande passione verso un determinato settore di interesse. A breve – ha concluso – la collezione musicale sarà catalogata e resa disponibile a tutti gli appassionati di musica.

Urban Outfitters, il negozio di abbigliamento che vende più vinili di Amazon

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Urban Outfitters, il negozio di abbigliamento che vende più vinili di Amazon

Urban Outfitters, il negozio di abbigliamento che vende più vinili di Amazon
Un magazzino impeccabile, un bel sito internet e l’amore dei clienti per il vinile. Tanto è bastato a Urban Outfitters, catena di abbigliamento giovanile americana con sedi sparse anche in Europa, per raggiungere il primato mondiale di maggior rivenditore di dischi in vinile al mondo. Con buona pace del colosso Amazon, che comunque di ottimi motivi per continuare a sorridere ne avrà di sicuro a volontà. A far parlare in queste ore è la natura del record in questione, che per Urban Outfitters si registra in un momento di calo generale delle vendite dovuto a un target sempre più giovane e con meno soldi a disposizione.

Stile e musica “alternative” – Come accennato, la buona gestione del magazzino permette loro di fare provviste presso svariate distribuzioni (circa 100) senza accollarsi direttamente i costi dello stoccaggio. In più, c’è uno store online essenziale e veloce, dove con pochi click ti porti a casa un bel vinile di Lana Del Rey, Deadmau5 o The XX spendendo una ventina di dollari. A ciò si aggiunge la grande importanza che i clienti “urban” danno alla musica, dettaglio messo in risalto ai microfoni del sito Buzzfeed proprio da Calvin Hollinger, il boss della società. Da un lato, insomma, c’è il caso singolare di una catena d’abbigliamento che diventa il player principale di una fetta piccolissima ma effervescente del mercato musicale come quella del vinile (+32% nel 2013 ma la cifra pare sia destinata a lievitare, alla faccia di chi lo dava frettolosamente per spacciato). Dall’altro, invece, resta da capire se l’exploit, nonostante il modello virtuoso, sia stato solo casuale o se in futuro possa rappresentare per chissà quante catene musicali l’ultima preziosa ciambella di salvataggio.

Musica: download giù dell’11,6%. Crescono solo streaming e vinili

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Musica: download giù dell’11,6%. Crescono solo streaming e vinili

Internet – Dopo il tracollo dei Cd, anche il download di musica comincia a mostrare i primi segnali di crisi: le vendite di album in formato digitale è infatti scesa dell’11,6% a quota 53,8 milioni nella prima metà dell’anno, rispetto ai 60,8 milioni dello stesso periodo del 2013. Lo dicono i dati di Nielsen SoundScan, secondo cui sono diminuite del 13% anche le vendite di singoli brani, a 593,6 milioni dai 682,2 milioni di un anno fa.

Il primo calo nelle vendite di musica digitale dal lancio di iTunes nel 2003 si è registrato lo scorso anno, sulla scia del crescente successo dei servizi in streaming come Spotify, Rdio e Pandora.

Un trend di crescita che sta proseguendo anche quest’anno: nei primi sei mesi del 2014, i servizi streaming audio e video insieme hanno registrato una crescita del 42% a 70,3 miliardi dai 49,5 miliardi dello scorso anno.

Le vendite totali di album – tra supporti fisici e digitali – sono scese del 14,9% nella prima metà di quest’anno, da 142 a 120,9 milioni, dice sempre Nielsen. Le vendite di Cd sono scese del 19,6% a 62,9 milioni dopo un declino più moderato (del 14,5%) nel 2013.

Chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, come David Bakula di Nielsen Entertainment, sottolinea che la crescita dello streaming e il balzo del 40% nelle vendite di vinili (a 4 milioni di copie ma che rappresentano appena il 3% delle vendite complessive) dimostrano che “l’interesse verso il consumo di musica è ancora molto alto”, ha spiegato.

Ma chi il bicchiere lo vede mezzo vuoto, e cioè l’industria musicale, sa che i ricavi dello streaming sono ancora molto più bassi di quelli generati dai download e dalle vendite di Cd: come faranno, quindi, gli artisti e le case discografiche a mantenersi e a produrre nuova musica?

Una speranza arriva dai numeri di Spotify, Beats (recentemente acquistato da Apple alla cifra record di 3 miliardi di dollari) e simili: gli abbonamenti ai servizi in streaming sono passati da 8 milioni nel 2010 a 28 milioni lo scorso anno, per ricavi da 1,11 miliardi di dollari.

I big di internet si stanno ovviamente tutti fiondando nel business: pochi giorni fa, Google ha comprato Songza per una cifra che si aggirerebbe intorno ai 40 milioni di dollari e il mese scorso, anche Amazon ha lanciato un servizio di musica in streaming.

Cd, dischi e vinili in fiera: doppia tappa a Catania e Palermo

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Cd, dischi e vinili in fiera: doppia tappa a Catania e Palermo

Torna l’appuntamento per gli appassionati di musica di ogni età. Torna l’evento degli eventi dedicato al re dei supporti musicali. È tutto pronto, infatti, per la seconda edizione catanese della “Fiera Internazionale del Disco, cd e vinile”, la manifestazione presentata da Eryaldisko, innovativa e vintage, dal sapore antico ma proiettata nel futuro, che celebra la musica a 360 gradi e che si terrà a Catania dal 31 maggio al 2 giugno 2014.

Pensata dalla Marco Massari e Carmen Attruia che, con la loro Ernyaldisko, da oltre 10 anni, hanno fatto della passione per la musica e per il vinile un lavoro, organizzando e curando esposizioni in tutta Italia e in tutta Europa, la manifestazione, che ha ottenuto il patrocino dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Catania, è realizzata in collaborazione con PiazzaGrande Adv , agenzia di comunicazione e marketing di Catania e con Radio Studio Centrale.

Tante le novità dell’edizione 2014. A partire dal fatto che, rispetto all’edizione 2013, la Fiera durerà un giorno in più. “A Catania hotrovato un pubblico attento, appassionato e competente, che ha letteralmente preso d’assalto gli stand – spiega Massari – e questo ci ha spinto a riproporre la manifestazione, dedicandole un giorno in più”. Non solo. La seconda edizione della “Fiera Internazionale del Disco, cd e vinile” è caratterizzata, anche, da un più ampio respiro internazionale: accanto agli espositori locali, infatti, saranno presenti numerosi stand da ogni parte d’Europa, che proporranno assolute rarità.

“Dalla prima edizione di dicembre – prosegue Massari – si è sparsa la voce dell’interesse dei catanesi per tutto ciò che è musica e storia della musica, e decine di colleghi mi hanno chiesto di partecipare. Abbiamo selezionato i migliori – aggiunge – e quelli che possiedono i dischi più rari”.

Accanto ai vinili, dischi e cd conosciuti, infatti, sarà possibile infatti trovare autentiche rarità, come i primi album dei Beatles, un’edizione giapponese di The dark side of the moon o intere collezioni di rock e hardcore. “La Fiera – continua Massari – vuole essere punto di ritrovo di esperti e appassionati, ma anche di semplici curiosi che vogliono tuffarsi nel mondo della musica, acquistare dischi rari o significativi per le proprie vite o scambiarli con altri”. La manifestazione rappresenta, infatti, non solo il luogo ideale per gli affamati di musica di ogni età, ma anche il trionfo delle emozioni, che solo una puntina che scorre sul solco di un vinile riesce a far vivere, riportando a galla ricordi e sensazioni e dando loro nuova vita.

Altra importante novità dell’edizione 2014, pensata principalmente per agevolare espositori e utenti, sarà il “buono” per ogni visitatore che, con il contributo di 1 euro, ne riceverà 2 da spendere per un acquisto (il cui valore sia di minimo 10 euro) presso uno qualsiasi degli stand presenti in fiera.

Inoltre, quest’anno, dato il successo dell’edizione 2013, la manifestazione raddoppia e arriva a Palermo, dove si terrà il 7 e l’8 giugno.

A Catania, la Fiera si terrà presso l’NH Hotel Bellini, Piazza Trento 13, dal 31 maggio al 2 giugno e sarà aperta dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 21.

Record Run: dai creatori di Rock Band una corsa musicale gratis per iOS

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Record Run: dai creatori di Rock Band una corsa musicale gratis per iOS

Record Run, titolo sviluppato da Harmonix, creatori di Rock Band e Dance Central, propone al giocatore una corsa musicale in cui raccogliere quanti più vinile possibile, evitando ostacoli che si muovono a ritmo di musica. E’ gratis per iPhone e iPad e si scarica direttamente da qui.

Da Harmonix, creatore di Rock Band e Dance Central, titolo musicali di successo per console, arriva in App Store Record Run, un runner game musicale davvero particolare, intriso di ritmo, nel quale il giocatore guiderà uno street punk verso la corsa al negozio di vinili. Da un lato il titolo riprende le meccaniche tipiche del genere, ma da un altro verso aggiunge il background sonoro e la possibilità di giocare svariati livelli basati su altrettanti canzoni, con possibilità di riprodurre anche brani salvati sul proprio rullino. Insomma, non chiamatelo il solito runner.
Tradizionali sono i controlli di gioco, grazie ai quali l’utente potrà indirizzare i movimenti del punk, che corre automaticamente a schermo. Si può decidere di saltare o abbassarsi per schivare gli ostacoli, ma anche di cambiare corsia. L’azione di gioco, infatti, che per lo più si svolge sui marciapiedi cittadini, permette di districarsi tra due dimensioni, formate da due diverse corsie, con diversi gradi di profondità. Si corre a ritmo di musica, atteso che ogni ostacolo è posto in corrispondenza di un determinato suono, così che la corsa acrobatica verrà completamente assorbita all’interno di un vasto sottofondo musicale. Insomma, tutti i movimenti del punk saranno in armonia con il jingle di sottofondo.

Le corse d questo Record Run viene ripresa da un’originale inquadratura posta alle spalle del protagonista. Il risultato è particolarmente gradevole, offrendo all’utente una visuale di gioco molto precisa e permettendo anche di godere di un ottimo panorama. Tutti gli oggetti scenici presenti all’interno della schermata si muovono. Tutto balla a ritmo di musica:lampioni, fermate degli autobus, tombini, personaggi secondari. A differenza dei classici runner endless, dove lo scopo di gioco è quello di resistere il più possibile, in Record Run la corsa non sarà infinita, ma durerà giusto il tempo della canzono di sottofondo.

Il giocatore ha più vite a disposizione durante la corsa, ragion per la quale non raggiungerà la schermata di game over con un solo impatto.Dopo aver perso una vità sarà anche possibile recuperarla durante la corsa, raccogliendo i cuori sparsi per i marciapiedi. L’utente dovrà anche preoccuparsi di raccogliere quanti più dischi possibile per raggiungere il punteggio di 5 stelle. A fine corsa, infatti, verrà assegnato un punteggio, in base alla propria performance, così da poter ripetere più volte un livello per tentare di superare i propri precedenti record.

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In arrivo i vinili di Jurassic Park targati Mondo!

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In arrivo i vinili di Jurassic Park targati Mondo!

A partire dall’11 giugno, in occasione del 21esimo anniversario del cult diretto da Steven Spielberg, la Mondo metterà in commercio la colonna sonora di Jurassic Park su esclusivo supporto in vinile.

Le versioni saranno due e entrambe del valore di 35 dollari: una con l’artwork di JC Richard e una con quello di Dan McCarthy.

Donpasta, un dj in cucina: “Così ho unito fornelli e vinili”

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Donpasta, un dj in cucina: “Così ho unito fornelli e vinili”

C’è chi lo definisce “gastrofilosofo”, chi lo conosce come cuoco, chi lo chiama poeta, chi lo apprezza come deejay. La verità è che il salentino Donpasta, al secolo Daniele De Michele, è un artista difficile da etichettare. Per il New York Times è uno dei più inventivi attivisti del cibo. Sul palco usa vinili e pentole, mixer e minipimer. Da anni residente in Francia, ma in fondo grazie alla rete cittadino del mondo. Per lui i fornelli sono molto creativi. E soprattutto sono molto più di quello che appaiono.

Le sue non sono ricette ma vere e proprie performance culinarie che uniscono musica e cibo. “L’idea è nata per gioco. Faccio il dj sin da quando avevo 15 anni. Da globetrotter quale sempre sono stato, lo facevo spesso fuori dall’Italia. Una volta a Parigi ho unito le due cose e mi sono accorto dell’impatto sorprendente che aveva sulla gente vedere qualcuno unire fornelli e vinili. Nel profondo penso di aver interiorizzato questa capacità tutta salentina di considerare inscindibile il momento della festa da quello del mangiar bene e in compagnia. Ricordo che fu per me fulminante la prima dance-hall dei Sud Sound System che vidi a inizio degli ’90. In quel caso di fianco al Sound System c’erano decine di grandi cocomeri.

Tiella di patate e Beatles, pasta e fagioli e Rolling Stones: cosa ti guida nell’abbinare musica e sapori?
“L’associazione tra cucina e musica resta un gioco. Non c’è ovviamente nessun criterio scientifico se non quello affettivo. Spesso una musica mi porta in memoria un momento importante passato a tavola o ai fornelli. Questo gioco, resta per me uno strumento per poter esplorare gli elementi sociali che ruotano attorno al cibo”.

Sei molto attivo su Facebook, dove posti ricette e poesie, e hai anche un profilo Twitter e un blog. Il tuo rapporto con le nuove tecnologie?
“La rete è appassionante perché ti da la possibilità di creare una comunicazione ultraveloce su temi sostanziali. Attualmente lavoro sull’idea di scrivere un ricettario della cucina popolare italiana a partire dalle testimonianze ricevute dalla rete. E’ interessante vedere quanto le nuove tecnologie possano mettersi al servizio di una discussione interamente improntata sul recupero di qualcosa di apparentemente desueto come la cucina familiare, dandone nuovi significati e nuova linfa”.

Nel tuo libro ‘La parmigiana e la rivoluzione’ scrivi che cucinare è un atto politico: lo è la parmigiana di mia nonna, fatta solo in agosto, periodo delle melanzane di stagione. Può esserlo l’evitare di comprare creme fosforescenti spacciate per pappe per bambini. Cosa rappresenta la cultura del cibo?
“La vedo come una forma di indispensabile resistenza. Posso dire con serenità che abbiamo in Italia, soprattutto al Sud, uno dei più grandi patrimoni mondiali di cultura dell’alimentazione. Ma siamo attaccati ovunque da paradigmi culturali che hanno come conseguenza la cesura violenta con il passato. Le mode culinarie attuali sembra quasi abbiano un disegno di cancellazione di un sapere che per definizione era diffuso, popolare ed accessibile a chiunque. Noi questa cosa non possiamo permettercela perché metterebbe a repentaglio l’intero patrimonio identitario del nostro popolo”.

Cosa eccelle e invece cosa sarebbe da migliorare nella sua terra salentina?
“In Salento è osservabile, forse più di altri luoghi, la riuscita di un modello economico impostato sulla valorizzazione di un patrimonio culturale, musicale e culinario ancestrale. La cosa da migliorare è la capacità di orientare e sostenere la produzione agricola e i prodotti di trasformazione alimentare, che hanno sbocchi mondiali incredibili se solo si riuscisse a fare sistema e innovazione. Sarebbe una chiave di volta importantissima per le nuove generazioni, che potrebbero avere nel comparto alimentare un settore professionale appassionante ed economicamente solido”.

Tu sei un fautore della cucina popolare ‘solidale, ecologista, caciarona, rispettosa della terra e delle stagioni’. Chi e cosa ha cambiato le carte, anzi ‘i piatti in tavola’?
“Il rischio di programmi come Masterchef è quello di privare la gente normale del proprio sapere, della propria identità, dell’orgoglio di essere felici davanti a poche e modeste preparazioni, che a mio avviso sono lezioni grandiose di alta cucina. Penso al nostro purè di fave, le orecchiette e rape, la tiella patate e cozze”.

Un consiglio ai giovanissimi per diventare davvero “nexter”, ovvero innovatori del proprio tempo?
“L’economia attuale è cambiata radicalmente. Si sta in piedi solo se si innova di continuo. Per farlo bisogna avere come metodo e prassi quello di non accontentarsi mai dello stato delle cose, di rovistare e cercare ostinatamente la propria strada. L’Italia è tragicamente lenta nell’accettare e integrare forme innovative di fare economia, comunicazione, arte. Quindi bisogna essere pazienti e testardi. Poi studiare, sicuramente, tanto, avere un bagaglio tecnico ampio, ma soprattutto molta apertura di spirito, che penso si acquisisca soprattutto viaggiando e appassionandosi a tutte le forme di espressione artistica”.

Bodypaint: si dipinge i classici della musica sul volto

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Bodypaint: si dipinge i classici della musica sul volto

In occasione del “Record Store Day” Natalie Sharp, musicista del gruppo Lone Taxidermist, e, a tempo perso, truccatrice, ha voluto rendere omaggio ai classici della musica con questa opera di bodypaint. Si è infatti dipinta la copertina di alcuni album storici sul viso.

Bisogna dire che la giovane donna ha dei gusti particolarmente raffinati, annoverando tra le opere selezionate per il bodypaint gruppi come Grizzly Bear, Kraftwerk, Primal Scream ou encore Joy Division.

L’autrice dell’opera ha raccontato di avere impiegato tra le 3 e le 6 ore per realizzare ciascuna delle opere.

Purtroppo alcuni dei lavori pubblicati su Facebook si sono attirati alcune accuse di razzismo e quindi dopo soli 3 giorni l’artista ha deciso di mettere uno stop alla performance.

Peccato, il risultato, in effetti, non era per niente male!

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