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Il vinile si vende sempre più, mai così tanti in UK dal 1996

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Il vinile si vende sempre più, mai così tanti in UK dal 1996

(CG) Chi vi scrive ricorda che quando era ancora teenager il CD venne lanciato in dosi massicce sul mercato, con l’assicurazione di essere una tecnologia molto più pratica del vinile: per via delle dimensioni, per essere decisamente più resistente all’usura, oltre che garante di un ascolto di qualità molto maggiore. Per questo, se un disco in vinile costava allora (parliamo dei primi anni ’90) circa 20.000 lire (come la cara antica musicassetta), per quello in formato CD bisognava pagarne circa 30.000.

La proporzione 3/2 oggi si è ribaltata, eppure il mercato del vinile, quasi inesistente a fine anni ’90 / primi ’00, si rivela in continua crescita. Forza della moda, tanto che oggi molti insistono nell’affermare come ciò che veniva sbandierato più di 20 anni fa fosse falso, e che il miglior ascolto lo si ottenga indiscutibilmente con i 33 giri.

Ad ogni modo, è di ieri la notizia che nel Regno Unito le vendite di vinili dall’inizio del 2014 hanno raggiunto il milione di unità, evento che non accadeva dal 1996. L’Official Chart Company britannica stima che a fine anno potranno toccare 1,2 milioni, e in ogni caso rispetto a soli cinque anni fa il mercato è cresciuto di 3 milioni di sterline, raggiungendo la non irrisoria cifra di 20 milioni di pound di fatturato. Non dissimile la situazione in Nord America: nel 2014 le unità vendute nei primi sei mesi dell’anno hanno raggiunto i 4 milioni, il 40% in più rispetto al 2013.

Per quanto riguarda l’Italia, asserisce un rapporto della FIMI dello scorso aprile: “Nel 2013 si è registrato un aumento delle vendite del 6% rispetto all’anno precedente. Mentre già nel 1° trimestre 2014 si registra un +14% di vendite rispetto allo stesso periodo del 2013 (Dati Deloitte per FIMI).” Una rilevazione ancora più recente, riguardante i primi 9 mesi del 2014, aggiunge che “Il trend di crescita del vinile prosegue la recente traiettoria in controtendenza con il comparto del fisico e, pur rappresentando solo una piccola nicchia sull’intero mercato, registra un +66%”, un vero e proprio boom dunque.

A calare invece, rivela il sito canadese ‘Exclaim.ca’, le vendite di album ‘digitali’: l’anno scorso è stato il primo a registrare una decrescita, soprattutto ‘per colpa’ dei servizi di streaming come Spotify e Deezer. Analogamente accade anche da noi: se il digitale ormai è il 45% del mercato discografico totale (in crescita nel complesso del 5%), il 57% di esso è costituito da streaming in abbonamento o pubblicità, con il primo che rispetto al 2013 è cresciuto di più del doppio. Perde il 19% il download, mentre il CD cala del 6,7%.

Vinili, è record di vendite in UK (dopo 18 anni)

http://www.wired.it/play/musica/2014/11/27/vinili-record-vendite/

Vinili, è record di vendite in UK (dopo 18 anni)

La Official Chart Company inglese testimonia di un mercato di nicchia in salita vertiginosa. Oggi si festeggia dopo quasi un ventennio, grazie ai Pink Floyd e David Bowie

Era dal 1996 che non venivano venduti così tanti vinili in Inghilterra: l’ultimo album che aveva aiutato a toccare il milione di copie era stato What’s The Story, Morning Glory? degli Oasis. Oggi è il turno di The Endless River, il nuovo lavoro dei Pink Floyd (volato dagli scaffali più velocemente dal 1997 e raggiunge le 6.000 copie) e di Nothing Has Changed di David Bowie.

La Official Chart Company inglese presto divulgherà una classifica degli LP: è una notizia di una certa portata se si considera che si tratta pur sempre di un mercato di nicchia, che solo cinque anni fa si aggirava attorno ai 3 milioni di sterline. Adesso si parla di 20 milioni.

Il vinile non godeva di salute così buona da 18 anni. Secondo La Official Chart Company: “Merito dei 2000 e di alcune rock band – i Killers, gli Arctic Monkeys – che hanno reso il formato nuovamente cool”.

Secondo la Fimi, in Italia le vendite del vinile sono aumentate del 26% nel 2013. E, rispetto a questa cifra, di un ulteriore 14% nel primo trimestre del 2014.

UK, la rinascita dei negozi di dischi: anche HMV torna a fare profitto

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UK, la rinascita dei negozi di dischi: anche HMV torna a fare profitto

La rinascita – almeno in Inghilterra, e sia pure parziale – dei negozi di dischi non è testimoniata solo da marchi indipendenti come Rough Trade e Sister Ray, prossimi all’apertura di nuovi punti vendita, ma anche da una grossa catena fino a poco tempo fa in piena crisi quale HMV, nel gennaio del 2013 sottoposta a regime di amministrazione controllata e poi rilevata in parte dalla società di investimenti Hilco. Il titolare di quest’ultima, Paul McGowan, ha dichiarato al quotidiano inglese Telegraph che oggi i suoi 144 negozi sono “molto redditizi” e che nessuno di essi risulta essere in perdita.

I risultati del secondo trimestre 2014 parlano chiaro: senza contare le aperture e chiusure avvenute nel periodo, il fatturato è cresciuto del 10,9 % nel settore audio e del 5 % in quello video (+ 9,2 % in totale); gli album scaricati in digitale dal sito della società hanno subito una flessione del 17 %, ma la domanda di supporti fisici è cresciuta del 12 %. “Il digitale combatte contro se stesso”, sostiene McGowan, “mentre la nostra guerra è contro Amazon e i supermercati”.

Di qui l’idea di differenziarsi dalla concorrenza organizzando esibizioni, showcase e incontri con artisti all’interno dei punti vendita a cominciare da quello storico al civico 363 di Oxford Street a Londra. “Possiamo portare un gruppo dal numero cinque al numero uno in classifica organizzando un evento in negozio”, ha spiegato McGowan a Graham Ruddick del Telegraph mentre un’orda di giovani fan scatenate assediava i 5 Seconds of Summer arrivati in negozio per incontrare il pubblico. Hilco, anticipa, ha già ricevuto un paio di offerte di acquisto per HMV ma almeno per qualche anno ancora intende completare l’opera di risanamento della catena: intanto sono in programma aperture di quattro nuovi negozi nel Regno Unito e un ritorno sul mercato irlandese con otto punti vendita gestiti direttamente e 46 esercizi commerciali in licenza.

UK, è allarme falsificazione per i vinili da collezione

http://www.rockol.it/news-549808/uk-allarme-falsificazione-vinili-collezione

UK, è allarme falsificazione per i vinili da collezione

Le autorità britanniche hanno diramato ieri un avviso ufficiale per mettere in guardia i collezionisti di vinili da possibili truffe: la nota è stata diffusa dopo il sequestro, da parte di Scotland Yard, di diverse centinaia di esemplari contraffatti di classici di – tra gli altri – David Bowie, Led Zeppelin e Clash. Gli album, che – se veri – sarebbero quotati sul mercato fino a ventimila sterline, sono stati sequestrati nel corso di diverse perquisizioni: tra i falsari più attivi è stato segnalato un cittadino di Borehamwood, Hertfordshire, nell’abitazione del quale sono stati trovati oltre 1500 falsi.

I truffatori, secondo i rapporti stilati dalla polizia, si sono concentrati sul un preciso target: il profilo tipico della vittima sarebbe un collezionista in cerca di singoli e vinili prodotti almeno vent’anni fa. Sembra tuttavia che anche le opere degli artisti contemporanei possano essere considerate a rischio: a Birmingham sono stati poste sotto sequestro oltre 4000 copie falsificate di album di – tra gli altri – Eminem, Michael Jackson e Madonna, tutte con un valore di mercato (se reali) stimabile in circa cento sterline.

“Esiste un importante mercato di vinili da collezione”, ha spiegato un portavoce della camera di commercio dell’Hertfordshire: “E’ un bene che può generare guadagni notevoli, ed è proprio questa ragione a farlo diventare oggetto di contraffazione”.

Vendite di vinile in UK: + 100%. Grazie anche ai Daft Punk

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Vendite di vinile in UK: + 100%. Grazie anche ai Daft Punk

18 ott 2013 In Gran Bretagna le vendite di dischi in vinile quest’anno sono aumentate, si stima, del 100% rispetto al 2012. Merito soprattutto delle più recenti uscite dei Daft Punk, Arctic Monkeys e David Bowie. Alla fine del 2013, riporta “Metro” di Londra, saranno state vendute circa 532.000 copie di dischi in vinile. Si tratta, sempre per quanto riguarda il Regno Unito, del dato migliore degli ultimi dieci anni; per fare un raffronto emblematico, nel 2007 in UK erano state acquistate copie per il valore dello 0.1% del mercato, mentre nel 2013 si è passati all0 0.8%

“L’LP è tornato in voga”, ha affermato Geoff Taylor, direttore della BPI (British Phonographic Industry), “per i vinili stiamo vedendo una sorta di rinascimento. Non sono più una mania retrò, stanno diventando il formato preferito per un numero sempre maggiore di musicofili”.

La Top 10 dei vinili più venduti in UK nel 2013:

1 “Random access memories” – Daft Punk
2 “AM” – Arctic Monkeys
3 “The next day” – David Bowie
4 “Tomorrow’s harvest” – Boards Of Canada
5 “Like clockwork” – Queens Of The Stone Age
6 “Amok” – Atoms For Peace
7 “Modern vampires of the city” – Vampire Weekend
8 “Trouble will find me” – National
9 “Push the sky away” – Nick Cave and the Bad Seeds
10 “13″ – Black Sabbath.

Film inglese sui negozi di dischi: ‘La morte del vinile fu voluta dalle major’

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La tesi avanzata in “Last shop standing”, un film documentario inglese di 50 minuti dedicato “all’ascesa, al crollo e alla rinascita dei negozi di dischi indipendenti”  che sarà proiettato in cinematografi, negozi e gallerie d’arte e messo in vendita in forma di dvd a partire da lunedì 10 settembre,  è suggestiva: negli anni ’80 le case discografiche avrebbero volontariamente abbassato la qualità dei dischi in vinile per favorire e accelerare la crescita del nuovo formato digitale, il cd.

Il primo a sostenerlo, scrive il settimanale inglese Music Week, è l’ autore dell’omonimo libro Graham Jones, che per il docufilm (qui la pagina Internet e il trailer) ha intervistato anche artisti come Paul Weller, Billy Bragg, Johnny Marr, Norman Cook (alias Fatboy Slim) e Richard Hawley : “Negli anni ’80″, ricorda Jones, “il vinile era tutto riciclato, e dunque la qualità delle registrazioni aveva cominciato a diminuire. I dischi erano più sottili e più fragili. Tutto era stato ideato per convincerci a convertire la nostra collezione di musica su cd”. Dello stesso parere il gestore di Truck Store, Gary Smith: “Quando ho cominciato, negli anni ’80, c’era gente che veniva in negozio a restituire cinque o sei copie dello stesso album perché difettose. I vinili dei ’70 sembravano buoni, e certamente lo erano quelli dei ’60. Quelli degli ’80 erano sottilissimi e non di buona qualità”. “I cd”, aggiunge, “vanno benissimo per la maneggevolezza e tutto il resto, ma tutta quella pubblicità che poneva l’accento sulla superiore qualità del suono non diceva la verità”.

L’ex negoziante di dischi e attuale presidente dell’Entertainment Retailers Association (ERA) Paul Quirk ricorda che “ci sono voluti un po’ di anni, ma poi il vinile scomparì e nessuno ne voleva più parlare. Avevamo il negozio pieno di dischi e quel che ci spaventava era chi, come Woolworth’s, invitava la gente a portare il vinile in negozio e a gettarlo nel cestino della spazzatura. Lo svalutavano completamente, facendosi guidare dalle case discografiche”. Tesi rigettata dal presidente della British Phonographic Industry (BPI) ed ex boss EMI Tony Wadsworth, che ha assistito a un’anteprima della pellicola: “Uno dei temi toccati dal film è che siano state le etichette discografiche a mettere fuori mercato il vinile. Francamente, è un’assurdità”, ha dichiarato a Music Week. “In tutte le case discografiche per cui ho lavorato, ogni volta che per un prodotto nasceva una domanda si trattava di soddisfarlo: non si smette di produrre una cosa per cui c’è ancora richiesta. La verità è che il cd era un formato molto popolare e che il vinile non aveva più un mercato di massa. Esiste tuttavia tuttora una appassionata nicchia di mercato che deve essere soddisfatta”.
Per questo motivo Wadsworth vede comunque di buon occhio un film come “Last shop standing”, che registra la rinascita di un settore che dagli anni 80 ad oggi, nel Regno Unito, ha visto ridursi i negozi specializzati da più di 2.200 ad appena 269. “E’ vero,  oggi esiste un’opportunità per chi commercia in dischi”, sostiene il presidente della BPI. “I negozi che con vario grado di abilità sono riusciti a restare sul mercato  si trovano ora nella posizione ideale per goderne i frutti, e sembrano esserci molte idee creative in giro su come fare a restare nel business”.

Londra, per il Record Store Day scende in campo ‘la strada dei vinili’

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Molti londinesi conoscono Berwick Street più che altro per il suo non imponente ma vivace mercato di frutta e verdura, più qualche genere domestico, che si svolge per tutto il giorno da lunedì a sabato. Ma in realtà la strada di Soho, dove qualche commerciante ancora attira l’attenzione con accento cockney, è anche l’ultimo bastione del vinile del Regno Unito, e questo i londinesi specializzati lo sanno benissimo; al punto che la strada, nei dintorni della quale rimane qualche ormai rara finestra illuminata con la scritta “model” che in realtà cela ben altro, viene definita la “golden mile of vinyl”. In effetti la concentrazione di spacci di pezzi di plastica col buco in mezzo è fantastica: Reckless Records, Sister Ray e The Music and Video Exchange sulla via, con dietro l’angolo Sounds Of The Universe in Broadwick Street, Black Market Soho in D’Arblay Street e Phonica in Poland Street. Tutti negozi che hanno aderito al Record Store Day 2013, del quale quest’anno è stato nominato “ambasciatore” Jack White. L’investitura è arrivata da parte di Michael Kurtz, co-fondatore della manifestazione fondata nel 2007 e che da allora rende omaggio “agli oltre 700 negozi di dischi indipendenti negli USA, assieme alle centinaia di migliaia di negozi musicali indipendenti in tutto il globo”. Per sabato 20 aprile, appunto il Record Store Day, i negozi della via stanno organizzando vari eventi da mezzogiorno alle 19. Il programma è ancora in definizione, ma si sa che ci sarà un bel carico di musica live con solisti, gruppi e DJ mentre gli altri negozi dell’area, come anche i ristoranti e i pub, “entreranno nello spirito”. Il mercato, tra una banana e un mazzo di carciofi, entrerà anch’esso nello spirito e ospiterà due iniziative a sfondo musicale. E non è finita. In Berwick Street, dove peraltro lavorò un giovane Marc Bolan, ci sarà anche una “speciale apparizione” da parte di “una cult rock band”. La strada, che figura sulla copertina di ‘(What’s the story) Morning glory’ degli Oasis, vedrà anche l’arrivo di un ancora misterioso “cantautore punk/folk”.

Ricerca inglese conferma: sono gli under 25 i nuovi fan del vinile

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Una considerazione basata sull’osservazione empirica trova ora conferma in un serio studio di mercato: attraverso un sondaggio online che ha coinvolto 2.030 consumatori nel Regno Unito, l’ente di ricerche ICM conferma che sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni a guidare il revival del vinile sul mercato discografico.

Il 5 per cento dei soggetti intervistati ha dichiarato di avere acquistato vinili nuovi, ristampe o usati nel corso dell’ultimo mese: ma mentre la quota è in media con il dato nazionale nella fascia di età 35-44 anni e quasi doppia (9 per cento) in quella 25-34 anni, è proprio tra il pubblico under 25 – normalmente identificato come “nativo digitale” – che si registra la percentuale maggiore, 14 per cento del campione. Interessanti anche le risposte “qualitative” al sondaggio: i giovani inglesi dichiarano di preferire gli Lp ai Cd e ai prodotti digitali per la “crudezza” del suono, per la grafica di copertina, per la collezionabilità del prodotto e per la soddisfazione tattile offerta dal vinile. Ovvio che il luogo preferito per effettuare gli acquisti sia il negozio di dischi indipendente (85 per cento di coloro che comprano dischi): il 10 per cento dei 18-24 enni intervistati li frequenta almeno una volta al mese, e il 78 per cento spende fino a 15 sterline in occasione di ciascuna visita. Circa il 27 per cento del campione spiega però di non mettere mai sul giradischi i vinili che possiede, preferendo acquistare e ascoltare – per non rovinarli – una versione in cd (molti LP di nuova emissione, d’altronde, vengono oggi venduti con un codice per scaricare la corrispondente versione in download).

Secondo Maurice Fyles, direttore ricerche di ICM Research, “lo studio dimostra che i negozi di dischi indipendenti stimolano e soddisfano una domanda crescente di musica in formato vinile, dalle nuove emissioni in edizione limitata agli articoli da collezione di seconda mano. Con la chiusura di molte filiali di HMV, qualcuno si potrebbe aspettare che la richiesta di negozi di musica e di formati fisici sia in declino: la nostra ricerca, però, confuta questa tesi. Piuttosto, con così tanta disponibilità di musica da acquistare o scaricare online, le esigenze del pubblico nei confronti dei negozi dei centri urbani sono cambiate. I punti vendita indipendenti offrono una gamma di prodotti musicali diversi, rari e interessanti, e questa sembra essere la chiave della loro sopravvivenza. E’ un segno concreto che i negozi del tessuto urbano si stanno evolvendo per rispondere ai nuovi bisogni del consumatore, e che altri commercianti locali e indipendenti possono ricavare incoraggiamento da questa storia”.

La ricerca di ICM sottolinea tuttavia che i negozi di dischi indipendenti rimasti in attività nel Regno Unito sono meno di 300, a fronte dei circa 2.200 esistenti negli anni ’80.