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Torino: quegli Lp che piacciono ai ragazzini

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Quegli Lp che piacciono ai ragazzini

Anche i nativi digitali ne sono affascinati. Non è infatti raro vedere oggi ventenni o poco più che cercano l’ultima novità in vinile nei piccoli negozi indipendenti di dischi. A Torino c’è un mondo sotterraneo dove si spaccia musica nei vecchi formati, quelli che non tramonteranno mai, come i 33 giri e i singoli su 45 giri. Tanti negozi, dal Rubber Soul Dischi di via Carrera fino al Vinyl Wood di corso Regina e al Rrriot Shop di via Berthollet (dove si vendono vestiti e dischi in vinile di band indipendenti), sopravvissuti alla tempesta perfetta del digitale. La specificità analogica del vinile, unitamente al suo pregio estetico, tattile e visivo, ne stanno decretando un nuovo inatteso successo anche fra i più giovani che crescono con l’iPod e altri lettori mp3 sempre in tasca.

“Siamo aperti a tutto e a tutti – racconta Maurizio Blatto dal suo negozio ormai storico di via Pinelli, “Backdoor”, che è anche al centro di un suo romanzo molto bello, “L’ultimo disco dei Mohicani” – ci rivolgiamo a quel variopinto circo di clienti, più o meno occasionali, più o meno appassionati, più o meno folli, che transitano da anni nel nostro negozio. Qui ci siamo specializzati nei vinili e viviamo l’amore per la musica dall’altra parte della barricata”. Anche se i compact disc continuano a popolare gli scaffali di questi negozi resistenti, il vinile è oggi la nuova ossessione di chi ama la musica e soprattutto il folk, l’indie e l’elettronica. Lo conferma Matteo Triggiani, che con il socio Marco Storai gestisce l’”alternative records store” Les Yper Sound in via Rossini, un vero covo di “maniaci”. “Evidentemente c’è un ritorno di fiamma per i vinili – spiega il negoziante, mentre con la prezzatrice marchia i nuovi album appena consegnati – ci sono i fedelissimi che non hanno mai smesso di collezionare dischi su vinile, ma anche tantissimi giovani attratti da questo formato”.

Eppure sono molti, ancora, quelli che non conoscono il vero valore di un vinile oggi. “Per gradi si sta iniziando a capire che un album in vinile offre molto di più di un cd o di un formato digitale – continua Triggiani – Per esempio all’interno della confezione le case discografiche inseriscono anche una copia su cd o il codice per scaricare la versione digitale, più altri vari extra che possono essere poster o cartoline”. Un esempio curioso è quello di “Wakin On A Pretty Daze” di Kurt Vile, il musicista rock di Philadelphia che ha pubblicato per la Matador records un disco tra i più venduti nel 2013 anche da Les Yper Sound: “Beh, in questo caso la versione in vinile si può definire veramente un oggetto di culto. All’interno della busta hanno allegato una confezione di adesivi su cui compaiono diversi disegni e scritte coloratissime che, volendo, si possono attaccare sulle facciate interne della copertina, creando le immagini e gli sfondi che si desiderano”.

Per le feste di Natale un 45 giri targato Soulful

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Per le feste di Natale un 45 giri targato Soulful

Che cosa c’è di più natalizio di un disco a 45 giri su vinile che rotea vertiginosamente su un piatto, facendo vibrare la notte del 25 dicembre con un mix di soul, r’n’b, jazz, latin, ska, popcorn e funk? Lo sanno bene Luis e Jimmy, i due animatori non solo della one-night itinerante più calda e stilosa, per segno musicale, della scena clubbing del nord Italia, ma anche di un’etichetta discografica che è stata ribattezzata Soulful Torino (distribuita dalla milanese RecordKicks) e che ha all’attivo diverse uscite su vinile singolo a 45 giri, fra cui il best-seller di culto firmato da Hector Rivera con il titolo “I Want a Chance For Romance”.

Un’avventura in cui i due dj torinesi si sono imbarcati seguendo la loro passione per i vinili d’annata meglio ancora quando sono rarità assolute da collezione. Fra queste una l’hanno non solo trovata ma anche pubblicata con la loro label autogestita. Un altro 45 giri che vi presentiamo in questa sezione in occasione del live set che Luis e Jimmy terranno proprio la sera del 25 dicembre a Spazio 211 prima e dopo il concerto dei Bluebeaters nella formazione originaria senza Giuliano Palma: il lato A sprizza funk e groove da ogni solco, con una straordinaria “Say Yeah Yeah” di Yvonne Fair, pubblicata per la prima volta nel 1963 e prodotta dal padrino del soul James Brown. Il lato B invece mette in mostra le doti canore di Little Denice che interpreta “Check Me Out” prodotta da Jimmy McCracklin. Un regalo niente male da farsi se non per le feste natalizie almeno per il nuovo anno che può iniziare al meglio con i suoni più cool del passato.

Fondo musicale Venegoni regalo a Torino

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2013/06/21/Fondo-musicale-Venegoni-regalo-Torino_8909034.html

(ANSA) – TORINO, 21 GIU – Nella Giornata Internazionale della Musica il sindaco Piero Fassino ha incontrato la giornalista Marinella Venegoni, firma del quotidiano La Stampa, per ringraziarla di aver donato la sua collezione di vinili e memorabilia musicali alla Citta’. Si tratta di 20.000 pezzi che la giornalista ha consegnato stamattina simbolicamente nelle mani del sindaco. Dischi, cd, e molto altro, raccolti in una vita dedicata a seguire artisti dagli anni ’70 ad oggi, da De Andre’ a Sprinsteen.

Vinile, valvole e puntine… L’analogico emoziona ancora?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/10/vinile-puntine-valvole-analogico/621700/

di Luca Morino

Mi sono rituffato nella nicchia e l’emozione è stata grande.

Quale nicchia?

Quella del vinile, delle valvole, delle puntine, dell’analogico.

Fiera del disco a Torino. Arrivo allungando il passo e dopo un attimo mi ritrovo nel vortice ansiogeno del consumatore addicted. Quello, per intenderci, che entrava una volta nei negozi di dischi che non conosceva e “sfogliava” i vinili per capire se era un posto di rispetto o avevano solo la “solita roba commerciale”.

Di tutti i vinili che avevo ne ho fatti fuori una buona metà (con sommo rammarico ora, ovviamente) ma aggirandomi tra le bancarelle ritrovo un’emozione che non avevo mai più vissuto in anni e capitali di lire/euro/dollari/sterline/marchi ecc. ecc. spesi in cd. La copertina quadrata di cartone è un mondo parallelo, una connessione tra il compratore e l’artista che il cd non è mai riuscito ad attivare. Le rete e YouTube ci riescono nuovamente, a volte anche meglio, ma il cd no. Ho letto un sacco di stupidaggini qua e là, gente che dice che la musica è la stessa a prescindere dal supporto, che non ha senso spendere soldi per un oggetto scomodo e ingombrante che, tra l’altro, ti obbliga a stare continuamente attaccato al giradischi per mettere il lato B.

Balle. Non c’è conflitto, solo possibilità di scelta.

Il vinile ti fa entrare in un immaginario sonoro (e visuale) che implica SEMPRE una scelta: le compagnie telefoniche per esempio ti regalano giga di musica da ascoltare sul tuo nuovo smartphone. La musica non la scegli, te la danno loro pescando dai cataloghi digitali recuperati a costo quasi zero dalle case discografiche in liquidazione. Avvilente. Il mercato 2.0 ci ha convinti che è giusto spendere centinaia di euro per il contenitore (tablet, smartphone, lettore di mp3) ma non per il contenuto: la musica che ci metti dentro deve essere gratuita, come se pensarla, registrarla e produrla non avesse il benché minimo valore. Così ti ritrovi una giungla di cartelle di mp3 e finisci per non sapere nulla di chi, come e perché sia stata fatta quella musica. Ti limiti, quando va bene, a sapere “che numero è” la canzone che ti piace.

Non sono un nostalgico perché oltre ai download ho ripreso anche a comprare vinili di artisti attuali (l’ultimo di un duo elettronico americano/indonesiano, i Filastine) e sto pure producendo il mio primo “nuovo” vinile con la stessa euforia con cui pubblicai Soma la macia, il primo EP dei Mau Mau datato 1992.

Tornando alla fiera dell’usato: ho trovato molti “pezzi” italiani interessanti, come i primi 45 giri di Celentano, la Callas alla Scala in una registrazione del ’57 e un 16 giri del mitico Fred Buscaglione.

Musicisti, lavoriamo per i collezionisti del futuro!

QUE VIVA LA MUSICA.

Bagliori lontani: guida ai negozi di dischi di Torino

http://www.outsidersmusica.it/recensione/Torino/bagliori-lontani-guida-ai-negozi-di-dischi-di-torino/

La realtà di desertificazione di negozi specializzati che ha raggiunto la nostra città (e non solo, credo che il processo sia ormai esteso a tutte le piccole e grandi metropoli del paese), ha creato nell’universo musicale una sorta di buco nero, un vuoto incolmabile per chi ama l’arte dei suoni, e che vede ancora nel prodotto fisico un mezzo di trasmissione di emozioni/sensazioni, che, dal punto di vista emotivo, non ha eguali. La crescente offerta di files musicali da scaricare nel web ha messo in crisi non soltanto l’industria discografica, ma, più di tutti, gli esercenti, costretti a serrare le loro botteghe in vista di un futuro poco roseo.
Che cosa è cambiato veramente, web a parte, nel modo di concepire il prodotto musicale, cosa ha portato l’individuo a preferire il lettore mp3 all’impianto stereo, universalmente riconosciuto negli anni passati come l’unica vera stazione musicale?

Mi è dato pensare che, fra i diversi motivi, ci sia innanzitutto il poco valore attribuito al prodotto, a causa della velocizzazione con cui i dati si sovrascrivono, passando alla prossima proposta. La pirateria ha permesso ai più di accumulare hard disk stracolmi di materiale a costo zero, il più delle volte destinato ad essere dimenticato, oppure relegato ad una superficiale attenzione, a differenza di quanto accadeva in passato, quando l’ascolto di un disco richiedeva tempo per essere assimilato e gustato, giustificando l’investimento del consumatore, obbligato a scegliere accuratamente fra i molteplici (allora come oggi) suggerimenti del mercato.
Questo non riguarda solo i giovani, ma anche gli adulti, e non credo dipenda dal solo fattore economico (in passato eravamo certo più poveri, e personalmente potevo permettermi pochi dischi l’anno), piuttosto dal concetto “tutto e subito”, ormai noto a chi brucia la candela da entrambe le parti. La magia di entrare in un negozio o avvicinarsi alla bancarella di un mercatino e trovare il 33 giri o il cd a lungo ricercato non ha prezzo. Oltretutto è completamente smarrita l’idea di passare un pomeriggio, generalmente il sabato, a chiacchierare o discutere animatamente di musica nel tuo negozio di fiducia, ritrovo non solo di ascoltatori ma anche di musicisti.
Questo accadeva molto tempo fa, a Torino possiamo ricordare negozi come Rock’n’Folk e Maschio. E oggi?
Rock’n’Folk è ancora attivo, ma non è più lo stesso negozio di allora, Maschio ha chiuso da molto tempo, ed anche una grande impresa commerciale come Fnac, mentre sto scrivendo, chiude i battenti. L’acquisto online ha, probabilmente, inferto il colpo finale, di fatto il colosso Amazon non è esente da colpe con le sue incredibili e variegate offerte. Che cosa rimane, quindi, all’acquirente ancora legato al supporto, sia cd o vinile, nella nostra sopita città?

LYS 02

Les Yper Sound

Come anticipa il titolo di quest’articolo, s’intravvedono ancora dei bagliori lontani, la fiamma non si è completamente spenta: è il caso di attività come Les Yper Sound (via Gioachino Rossini 14) di Matteo e Marco. Nel loro locale si respira tuttora la stessa fragranza musicale, il medesimo spirito che un tempo animava venditori e compratori, affinché il tempo e il denaro fossero ben spesi. La gentilezza e la professionalità di questi due ragazzi fa sì che chi decide di entrare si trovi subito a proprio agio, anche se il locale, diviso a metà fra cd e vinile, non ha grandi dimensioni. È subito intuibile che si possono trovare interessanti novità e altresì cose meno recenti, inoltre quello che manca è facilmente reperibile in breve tempo presso i loro fornitori, i prezzi sono buonissimi e possono competere con poca differenza con quelli online (Amazon in primis) e fanno sempre lo sconto ai clienti abituali. Non mi è mai capitato di essere spinto ad acquistare qualcosa che non volevo, perché i loro consigli sono sempre guidati dai gusti e dalle necessità altrui. Aggiungo che, LYS, conserva quella freschezza d’animo che contraddistingue quegli individui dotati dalla passione per il proprio lavoro, non facendo rimpiangere i tempi passati. La clientela, a detta di Matteo e Marco, è composta da fasce di tutte le età, il vinile è un supporto che vende molto bene a differenza di chi lo pensava un articolo sorpassato. In attivo dal 1997, LYS, è ancora una fiamma viva, capace di essere altresì ritrovo culturale per più generazioni, le stesse che, pur vivendo l’era di internet, desiderano ancora ritrovarsi e condividere le proprie passioniche sono poi quelle che rendono attraente la vita.

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Materiale Resistente

Un altra rivendita da segnalare, questa volta dell’usato, è quella di Materiale Resistente (via Po 25). Il locale, sito sotto i portici di via Po, si avvale di una posizione strategica di passaggio, c’è molto ricambio di materiale, e si possono trovare rarità a prezzi più che buoni. La gentilezza e la cortesia di Marco e Daniele, anche in questo caso, regnano sovrane, i ragazzi sono sempre disponibili e seguono la clientela senza per questo essere invasivi. Fra gli abituali frequentatori vi sono ragazzi che hanno ricominciato ad acquistare il vinile preferendo, quindi, un impianto sonoro tradizionale, abbinato verosimilmente all’indiscutibile comodità del portatile mp3.
Materiale Resistente è presente sul mercato dal 1995 e, pur non avendo la storicità di Backdoor di via Pinelli o Disco Revival di via Galliari, ha saputo conquistare il suo spazio nel corso del tempo, manifestando un entusiasmo non ancora estinto.

Roberto Cortese è un artista e musicista di Torino, attivo da anni nel circuito musicale sabaudo. È autore, tra gli altri, de “Il Canto Del Cigno” (vedi link).