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Anche in Italia prosegue la cavalcata di streaming e vinile

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Anche in Italia prosegue la cavalcata di streaming e vinile

In occasione della fiera Medimex di Bari, Fimi ha pubblicato i numeri dell’industria musicale nazionale relativi ai primi nove mesi del 2014. Sono dati che tracciano un panorama in fondo abbastanza positivo, dove l’impennata di streaming e vinile riesce a contrastare il tracollo dei download e il calo (abbastanza contenuto) dei cd. Vediamoli nel dettaglio.

Il dato complessivo. Da settembre 2013 a settembre 2014, il fatturato generale è cresciuto del 5%, da 71,8 a 75,4 milioni di euro.

Chi sale. Il trend globale viene confermato in Italia: streaming e vinili sono i grandi protagonisti di questa prima metà degli anni ’10. Rispetto allo stesso periodo del 2013 le entrate provenienti dallo streaming sono cresciute dell’ 89% passando da 10,3 a 19,4 milioni di euro. Vanno bene sia gli abbonamenti a pagamento (come Storify e Deezer, +109%) che i servizi gratuiti con entrate pubblicitarie (come YouTube, +74%).

Anche per il vinile si sta per chiudere una nuova annata d’oro: +66% rispetto al 2013, passando da 1,2 a 2,0 milioni di euro.

Chi scende. Come accade ormai regolarmente da più o meno quindici anni, i cd proseguono nella loro caduta. Il mercato fisico nel complesso ha perso il 5%, da 43,3 a 41,3 milioni di euro, ma dalla tabella Fimi si intuisce che questi dati comprendono anche i vinili. Se togliamo la loro parte, la flessione è un po’ più pesante: -6,7%, da 42,0 a 39,2 milioni di euro. Comunque un po’ meglio rispetto ai tonfi a doppia cifra registrati spesso negli anni scorsi.

Un tonfo a doppia cifra è invece quello del download, che fa segnare l’indice percentuale peggiore del mercato: -20%, da 18,2 a 14,6 milioni di euro. Anche questa è una tendenza che rispecchia quanto avviene in tutto il mondo, con la differenza che in Italia il mercato dei download (i brani acquistati e scaricati su Internet) non era decollato con la stessa rapidità di altri paesi. Quindi anche la sua frenata incide meno sul conto complessivo.

Un po’ di rapporti. Tirando le somme, da un punto di vista del consumo musicale (almeno da quello che genera entrate) il nostro paese non è ancora a maggioranza digitale. Ma lo sta diventando. Il settore fisico è passato dal 60% al 55% del fatturato, quello web dal 40% al 45%. In valore economico, la distanza tra i due comparti si è dimezzata: da 14,8 a 7,2 milioni di euro. Negli ultimi tre mesi del 2014 probabilmente il divario verrà ulteriormente limato e nel 2015 potrebbe esserci il sorpasso (già avvenuto in altri paesi come gli Stati Uniti).

Dove i rapporti si sono già radicalmente rovesciati è all’interno del comparto digitale. Il download ha ceduto lo scettro allo streaming, che oggi vale il 57% del mercato web (dodici mesi fa era ancora al 36%). È difficile scattare una fotografia precisa della musica su Internet: per esempio, in statistiche come quella compilata da Deloitte per Fimi probabilmente non rientrano tutte quelle voci di vendita legate ai siti ufficiali degli artisti o a realtà alternative come il crowdfunding. Il panorama è molto sfaccettato e in continua evoluzione. Ma l’impressione è che nel giro di un paio d’anni – con buona pace delle pop star che ancora lo guardano con diffidenza – il consumo musicale via Internet potrebbe essere dominato dallo streaming con percentuali bulgare (o quasi), senza quasi più traccia di download a pagamento (con una piccola sacca di resistenza del download non autorizzato via P2P).

Un’ultima curiosità sul vinile. È da almeno cinque anni che il disco nero è tornato a far sentire la sua musica, ma all’inizio la sua robusta crescita percentuale era legata a valori assoluti molto bassi: briciole del mercato. Il vinile ripartiva praticamente da zero. Oggi il suo peso sul mercato è ancora limitato, ma inizia a essere visibile: con i suoi 2 milioni di euro di ricavi, l’lp vale oggi il 2,77% del mercato complessivo e il 5,05% del mercato fisico (a settembre 2013 questi valori erano rispettivamente 1,75% e 2,90%).

Musica: download giù dell’11,6%. Crescono solo streaming e vinili

http://www.key4biz.it/News/2014/07/04/Tecnologie/musica_download_streming_vinile_225890.html

Musica: download giù dell’11,6%. Crescono solo streaming e vinili

Internet – Dopo il tracollo dei Cd, anche il download di musica comincia a mostrare i primi segnali di crisi: le vendite di album in formato digitale è infatti scesa dell’11,6% a quota 53,8 milioni nella prima metà dell’anno, rispetto ai 60,8 milioni dello stesso periodo del 2013. Lo dicono i dati di Nielsen SoundScan, secondo cui sono diminuite del 13% anche le vendite di singoli brani, a 593,6 milioni dai 682,2 milioni di un anno fa.

Il primo calo nelle vendite di musica digitale dal lancio di iTunes nel 2003 si è registrato lo scorso anno, sulla scia del crescente successo dei servizi in streaming come Spotify, Rdio e Pandora.

Un trend di crescita che sta proseguendo anche quest’anno: nei primi sei mesi del 2014, i servizi streaming audio e video insieme hanno registrato una crescita del 42% a 70,3 miliardi dai 49,5 miliardi dello scorso anno.

Le vendite totali di album – tra supporti fisici e digitali – sono scese del 14,9% nella prima metà di quest’anno, da 142 a 120,9 milioni, dice sempre Nielsen. Le vendite di Cd sono scese del 19,6% a 62,9 milioni dopo un declino più moderato (del 14,5%) nel 2013.

Chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, come David Bakula di Nielsen Entertainment, sottolinea che la crescita dello streaming e il balzo del 40% nelle vendite di vinili (a 4 milioni di copie ma che rappresentano appena il 3% delle vendite complessive) dimostrano che “l’interesse verso il consumo di musica è ancora molto alto”, ha spiegato.

Ma chi il bicchiere lo vede mezzo vuoto, e cioè l’industria musicale, sa che i ricavi dello streaming sono ancora molto più bassi di quelli generati dai download e dalle vendite di Cd: come faranno, quindi, gli artisti e le case discografiche a mantenersi e a produrre nuova musica?

Una speranza arriva dai numeri di Spotify, Beats (recentemente acquistato da Apple alla cifra record di 3 miliardi di dollari) e simili: gli abbonamenti ai servizi in streaming sono passati da 8 milioni nel 2010 a 28 milioni lo scorso anno, per ricavi da 1,11 miliardi di dollari.

I big di internet si stanno ovviamente tutti fiondando nel business: pochi giorni fa, Google ha comprato Songza per una cifra che si aggirerebbe intorno ai 40 milioni di dollari e il mese scorso, anche Amazon ha lanciato un servizio di musica in streaming.

Musica: crolla il CD, tiene il vinile, esplode lo streaming

http://www.dday.it/redazione/10101/Musica-digitale-crolla-il-CD-sale-il-vinile-esplode-lo-streaming.html

Mentre continua il dibattito sulla sostenibilità della musica in streaming per provider e artisti, i dati confermano che agli utenti ascoltare la musica con servizi come Deezer o Spotify piace e parecchio. Due studi, sul mercato negli Stati Uniti e in Svezia, danno una lettura simile sulla prima parte del 2013: il CD sta diventando sempre più irrilevante, il download digitale tiene solo per gli album, mentre lo streaming sta cannibalizzando il download delle singole tracce.

Negli Stati Uniti i dati di Nielsen e Billboard dicono che gli album in digital download hanno segnato un +6.2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (gennaio – giugno), mentre i download singoli sono scesi del 2.3%. Complessivamente il download vale il 43% di tutte le vendite di musica. In raffronto le vendite di CD sono scese di un altro 14.2% rispetto l’anno precedente. Crisi del supporto fisico? Non del tutto, visto che il vinile continua a vivere una sua seconda giovinezza con vendite in aumento del 33.5%. La crescita maggiore però la mostra appunto lo streaming, che complessivamente ha visto un’impennata del 38%, totalizzando, nei primi sei mesi del 2013, 50 miliardi di stream tra audio e video.

I dati sullo streaming sono però più estremi in Svezia. Nel paese natale di Spotify, infatti, lo streaming vale il 70.3% di tutto il mercato della musica (dati IFPI). La musica digitale vale nel complesso il 75% del mercato svedese dell’industria discografica, con il CD che perde un altro 24% rispetto lo scorso anno. Quello che però stupisce è come il digital download in Svezia valga appena il 6% di tutto il mercato della musica digitale, con una netta predominanza dello streaming. E così, nonostante una crescita complessiva del settore del 33%, il risultato è che i margini per gli artisti si assottigliano sempre di più, considerando il divario che c’è tra diritti per il download e lo streaming. Ma la buona notizia è che l’industria discografica nel suo complesso ha arrestato la sua discesa e per ora un risultato lo streaming lo ha raggiunto, mettere un freno alla pirateria.