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I negozi di dischi chiudono? Non a New York.

http://www.corriere.it/spettacoli/13_novembre_22/i-negozi-dischi-chiudono-non-new-york-f0a7959a-538b-11e3-91e0-82492dd09bca.shtml

I negozi di dischi chiudono? Non a New York

Il nuovo negozio della Rough Trade (Nyt)
E dagli con il de profundis del disco, con la chiusura in serie degli esercizi dedicati, il cd è morto (il vinile oramai arcisepolto), il download è l’unica soluzione. Come per le videocassette o i tappezzieri, sembrava segnato il destino dei negozi di dischi: sparire per sempre.

CAFFE’ E AREA CONCERTI- Non è vero, ci dicono da New York, precisamente da Williamsburg, Brooklyn, il quartiere che ha visto la rinascita del garage rock durante gli anni Zero (vedi Strokes e compagnia bella): con i vecchi warehouse, i magazzini trasformati in sale prove, nuove comuni e concert house. Lì sorgerà, lunedì prossimo, il primo megastore della RoughTrade, filiale americana del noto indirizzo londinese, tempio della musica indipendente. Millecinquecento metri quadri, uno spazioso caffè e un’area per i live da 300 persone: «Abbiamo un modello che funziona» dice al New York Times Stephen Godfroy, uno dei proprietari del nuovo store: «Questo sarà un posto dove la gente vorrà passare del tempo».

NUOVA CONCEZIONE – Già, l’idea che sta dietro Rough Trade, ma anche in tanti altri punti vendita, più piccoli, sorti tra le macerie postindustriali di Williamsburg, è che, nella nuova concezione, questi diventano luoghi di incontro e di scambio, dove il rapporto tra clienti e commessi è diretto e non quello formale e burocratico delle grandi catene, non a caso scomparse una dopo l’altra (vedi Virgin o Tower) negli Usa come in Europa. Una dimensione che l’imperio del digitale ovviamente non potrà mai restituire. «Se crei un’atmosfera che invoglia a passarci del tempo- continua Godfroy- qui le persone alla fine compreranno un disco, che sia la prima o l’ennesima volta che vengono». Un modello che, ne siamo certi, potrebbe funzionare anche da noi.

Il rilancio di Hmv. Rough Trade: terzo negozio a New York?

http://www.huffingtonpost.it/filippo-mei/il-rilancio-di-hmv_b_4100842.html

Il rilancio di Hmv

Dell’inizio di questa storia ho già parlato qualche mese fa: a inizio anno Hmv, la più grande catena di negozi di dischi del Regno Unito, è andata in amministrazione controllata. La compagnia è stata rilevata da Hilco, un’organizzazione che è specializzata nel ristrutturare business sull’orlo del fallimento e risollevare le loro sorti.

Questa settimana, a partire da lunedì 14 ottobre, dopo oltre 2000 negozi chiusi (nei mesi scorsi, faceva impressione passare davanti a edifici dove sapevi che c’era stato un Hmv e vedere da un giorno all’altro un negozio di souvenir al suo posto) e molti licenziamenti, il rilancio è cominciato. A dir la verità, qualche negozio di Hmv ha sempre continuato a funzionare, anche se con molti limiti di stock da parte dei fornitori.

Comunque, da lunedì ha riaperto il “flagship shop” al numero 363 di Oxford Street. L’espressione “flagship shop” indica il primo negozio, quello più importante simbolicamente, lo store con cui viene identificata l’intera catena. Il primo Hmv aveva aperto nello stesso palazzo nel 1921, quasi un secolo fa, salvo poi cambiare location, ma non via, nel 1986: era però rimasta una targa su quell’edifico a ricordare quello storico negozio, come accade sempre a Londra nelle case dove hanno vissuto personaggi famosi.

Per l’occasione, il management di Hmv ha dato sfogo alla sua fantasia nel campo del marketing, e ha creato una serie di promozioni speciali solo per questa settimana.

Ogni giorno, con un criterio diverso, verranno regalate copie speciali di prodotti musicali: per esempio, lunedì 14 ottobre, i primi trecento clienti hanno ricevuto in omaggio una copia del vinile dei Beatles “Live on Air – Volume 2″, il nuovo disco che uscirà nei prossimi giorni e che raccoglie una serie di registrazioni dei Fab Four alla Bbc.

Curiosamente, regalano un vinile e non un cd: questo perché ormai il nuovo trend è quello di comprare i vecchi “modelli” di album, in un momento storico di revival degli antenati dei Cd, dovuto sia a fattori tecnici (il suono è più particolare) che emotivi e nostalgici.

Ma l’apice si raggiungerà venerdì pomeriggio: dalle tre infatti sarà presente Paul McCartney, a firmare autografi. Ci sarà però bisogno di biglietti per entrare: alcuni si possono prendere direttamente al negozio, ma la maggior parte saranno distribuiti tramite un concorso dal sito e dalla pagina twitter di Macca.

Certo, per alcuni versi quella di Paul McCartney è una furbata: andare ad un negozio così importante, anche a livello simbolico e storico, a firmare autografi dicendo di supportare Hmv, mentre ovviamente ci sarà un ritorno sia economico, in termini di vendite, che di immagine, visto che promuoverà il suo ultimo lavoro “New”, uscito anch’esso in questa settimana. È quella che gli inglesi chiamano una “win-win situation”: va bene ad entrambi, sia l’artista che il negozio in qualche modo ci guadagnano.

Ora, il dibattito principale nei siti e blog che si occupano di musica è: che direzione deve imboccare la nuova gestione di Hmv? Deve riprendere le attività come prima, puntando sulla grandezza della compagnia e sul proprio nome?

La maggior parte delle persone, probabilmente a ragione, pensa di no. Un interessantissimo articolo del Guardian spiega che, adesso che si sta rilanciando, Hmv deve seguire la strada dei negozi di dischi indipendenti, citando Rough Trade, una ditta con due negozi (uno a Notting Hill, l’altro a Brick Lane) che sta avendo un tale successo da essere prossima all’apertura di un nuovo store addirittura a New York.

Questo articolo sostiene che, in un mercato musicale come quello di oggi, dove internet sta prendendo il sopravvento e i consumatori vanno sui siti a botta sicura sapendo già quello che vogliono comprare, la strada è la seguente: bisogna creare un ambiente più familiare e ricercato, dove chi entra per comprare i CD ha modo e spazio di girare nel negozio, anche di perdersi tra i vari generi, di poter spulciare qua e là, senza vedersi sbattute in faccia all’ingresso tutte le offerte.

Deve essere un posto dove si respira musica da ogni angolo: per esempio l’atmosfera particolare a Rough Trade a Brick Lane è dovuta anche ad un baretto all’interno del negozio, dove ci si possono scambiare opinioni a proposito degli album più recenti, e dal fatto che occasionalmente vengono organizzati dei veri e propri concerti anche di band importanti (tipo i Queens of the Stone Age o i Beady Eye) su un palco dietro gli scaffali dei CD.

Sicuramente la riapertura e il rilancio di Hmv sono una buona cosa, ma per avere un effetto benefico a lungo termine sui consumi relativi alla musica qualcosa dovrà cambiare rispetto al passato. Altrimenti si rischia di avere una di quelle che nel mondo degli eventi sportivi sono chiamate “cattedrali del deserto”. La palla adesso l’ha in mano Hilco. Speriamo bene.

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Il vinile non è per nostalgici. Lo dicono le vendite in costante crescita.

http://www.tempi.it/blog/il-vinile-non-e-per-nostalgici-lo-dicono-le-vendite-in-costante-crescita#.UbbY6IwaySM

Giugno 10, 2013 Elisabetta Longo

Il vinile è tutt’altro che pensionato. C’è una vera e propria resistenza di collezionisti che preferiscono spendere un po’ di più per acquistare un vinile, che ha una qualità d’audio inconfondibile, piuttosto che comprare uno stock di scomodi cd. Gli mp3 li hanno soppiantati, ed è più facile che apra un negozio di dischi, mentre chiudono i negozi di cd, spiega un pezzo del New York Times. Quando i cd erano stati introdotti nel 1980, nessuno più voleva gli ingombranti dischi. Ora avviene il contrario, si preferisce la qualità. E gli artisti stessi si trovano spiazzati dalla quantità di fan che ordinano dischi piuttosto che cd.
DAFT PUNK. Il nuovo album dei Daft Punk era davvero molto atteso, e quando “Random access memories” è uscito a metà maggio si è piazzato subito nei primi posti delle vendite. Il 6 per cento (19 mila su 339 mila ordini) era in formato vinile. Anche altri gruppi un po’ meno famosi stanno percorrendo questa strada. I Vampire weekend hanno venduto 10 mila copie in disco, mentre accresce il numero di album classici che viene stampato anche in vinile. I Beatles, i Rolling Stones e Bob Dylan sono tra i più richiesti e ristampati.
NUMERI IN CRESCITA. Nel Kansas la Pressings High Quality Record, azienda di esclusiva produzione di vinili, ha aperto nel 2001, si occupava di rispondere alle richieste solo di blues, genere che negli Stati Uniti attira molti fan. Ora invece produce lp per tutte le major, che mettono a dura prova le quattro presse dell’azienda. “Non abbiamo mai speso un dollaro in pubblicità, eppure siamo stati impegnati dal primo giorno in cui abbiamo aperto. Quando avevamo una pressa sola, avevamo così tanti ordini che ce ne servivano due. Quando ne avevamo due, ce ne servivano già quattro”. Attualmente producono 900mila dischi l’anno, e il catalogo che servono è completo di tutti i generi.
PER I GIOVANI. Secondo la Nielsen, agenzia di ricerca, rispetto al 2011 c’è un aumento globale del 18 per cento di vendite di dischi, per un totale di 4,6 milioni nel mondo. E si pronostica che quest’anno potrebbero arrivare a 5 milioni. Josh Bizar, direttore vendite di Music direct, sito di ecommerce di vinili e prodotti di alta fedeltà, ha concluso così: “Smettiamola di dire che i vinili sono per nostalgici. Se i Daft Punk, un gruppo che fa elettronica, hanno venduto 19 mila copie su disco, allora non direi che è per nostalgici. Ma anzi, è proprio il contrario”.

I migliori negozi di musica indie a New York

http://www.musicletter.it/indienews/?x=entry:entry130607-161027

Se ami la musica non c’è luogo migliore della città di New York, dove trovi innumerevoli locali che ospitano, tutte le sere, ogni genere di artisti della musica contemporanea. New York, con i suoi 8 milioni di abitanti e le sue 120 lingue parlate, negli ultimi decenni ha incarnato il vero significato di indie, non solo come stile di vita, ma come spirito creativo di un’intera comunità. New York vanta infatti una lunga e solida tradizione di musica indie e ha fornito al mondo le più grandi icone della musica tra cui ricordiamo i Talking Heads, i Blondie, i New York Dolls. Dal 1950 a oggi si sono succedute diverse generazioni di artisti e negli anni settanta ha assistito alla nascita della disco music da parte delle comunità gay, afroamericana e black per contrastare il dominio della musica rock. Tra i quartieri rinomati per la musica ricordiamo l’East Village, dove risiedeva il Max’s Kansas City, uno storico luogo di incontro dove hanno esordito Bruce Springsteen e gli Aerosmith e si sono esibiti musicisti del calibro dei Velvet Underground, Lou Reed e David Bowie. Non meno famoso è il CBGB, considerato la culla della musica punk, dove hanno debuttato Patti Smith, Madonna e i Talking Heads. Anche il quartiere di Williamsburg, situato all’interno di Brooklin e a una sola fermata di metro da Manhattan, è famoso per gli hipster e i creativi, e ha assistito all’ascesa di gruppi come Yeah Yeah Yeahs, Interpol e The Strokes.

A New York trovi la migliore offerta di dischi, in qualità e rarità, nei piccoli record stores dove puoi acquistare edizioni particolari della tua musica preferita. Acquistare online ha indubbiamente vantaggi economici, ma il piacere di esplorare un negozio di dischi non ha prezzo. Sbirciare tra i contenitori, chiacchierare con gli avventori, annusare l’odore che emana dagli scaffali è un’esperienza affascinante. I negozi che ti segnaliamo non hanno la pretesa di essere i migliori in assoluto, ma possono soddisfare le esigenze degli appassionati della vera musica.
Generation Records: situato a Manhattan, è uno dei negozi più forniti di New York. Disposto su due piani, vi puoi ascoltare e acquistare una grande varietà di dischi nuovi e usati. Vi puoi anche trovare un pezzo raro per la tua collezione. Essendo molto ampio, a volte hai bisogno di attraversarlo tutto, ma è proprio questa la cosa più divertente.
Academy Records: si trova a Manhattan e la sua specialità è la musica classica. Ha una discreta raccolta di LP classici, ma anche CD di tutti i generi, tutte le categorie, tutti i periodi di tempo. L’unico difetto è che non esiste una postazione per l’ascolto dei dischi.
Earwax: situato a Brooklyn, nel Williamsburg, offre una proposta molto ricercata di musica e una grande attenzione ai dischi in vinile. È un luogo dedicato agli appassionati soprattutto della musica indie rock e della musica sperimentale.
Other Music: si trova a Manhattan e, come indica il suo nome, propone nuovi artisti agli amanti della musica indie rock, elettronica e jazz sperimentale. Vi si trovano brani di alta qualità tra la vasta selezione di album nuovi e di riedizioni.
Kim’s Video & Music: situato nell’East Village, ha una scelta di dischi davvero incredibile. Puoi trovare dischi nuovi o usati, di tutti i generi, sempre al prezzo giusto. La merce è distribuita ovunque, ma il personale è molto competente e può darti indicazioni preziose.
Visitare New York non costa una fortuna grazie alle offerte di momondo e all’opportunità di soggiornare negli ostelli di Brooklyn o East Village, che poi sono le zone dove potrete maggiormente esplorare la vera scena musicale della grande mela. (Carlo Pandian)

Negozi di dischi, chiuso dopo 45 anni a New York lo storico Bleecker Bob’s

http://www.rockol.it/news-490362/Negozi-di-dischi,-chiuso-dopo-45-anni-a-New-York-lo-storico-Bleecker-Bob%27s

A una settimana esatta dalle celebrazioni del Record Store Day, sabato scorso (13 aprile) ha chiuso definitivamente i battenti, all’angolo tra la 118 West e la 3rd Street nel Village newyorkese, uno dei (pochi) negozi di dischi storici rimasti nella metropoli, Bleecker Bob’s Records. Il punto vendita era stato aperto da “Bleecker” Bob Plotnik e dall’amico “Broadway Al” nell’ultimo scorcio del 1967 con l’insegna di Village Oldies Records. Dopo la separazione dei due soci e alcuni cambi di sede Plotnik aveva proseguito l’attività fino al 2001, quando un aneurisma lo aveva costretto ad abbandonare l’attività (oggi risiede in una casa di riposo); da allora la gestione era passata nelle mani della sua compagna JK Kitzer, di Chris Wiedner, di John DeSalvo e di alcuni altri collaboratori. Agli ultimi giorni di Bleecker Bob’s, una vera istituzione newyorkese, è stato dedicato un documentario visibile su YouTube

Un articolo di commiato pubblicato su Billboard.biz ricorda che il negozio visse il suo momento di massima gloria a fine anni ’70, dopo la rivoluzione punk, vendendo dischi, bootleg, biglietti per concerti, poster, t-shirt e memorabilia 365 giorni all’anno: gli affari andavano talmente bene, allora, che il proprietario aprì una succursale a Los Angeles e una a Londra (come ancora ricordava l’insegna dell’emporio sito nel Village). Il giorno successivo alla chiusura, racconta Mitch Myers su Billboard.biz, il negozio accoglieva ancora i suoi clienti affezionati regalando i pochi vinili e Cd rimasti in stock come attestato di gratitudine.

La chiusura del negozio, che a partire da giugno sarà rimpiazzato da una rivendita della catena alimentare di Chicago Forever Yogurt, è da attribuire principalmente all’impossibilità di pagare l’affitto richiesto dal proprietario dell’immobile. “Voleva che realizzassimo di più, ma non c’era altro che potessimo fare”, ha spiegato al sito di notizie locali Dnainfo.com la Kitzer, compagna di Plotnik. “L’album dei Dead Boys si vende sempre a 15 dollari. Non a 100 dollari, come fosse un prodotto griffato Louis Vuitton”.