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Viaggio a 33 giri in un mondo fatto di vinile

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Viaggio a 33 giri in un mondo fatto di vinile

MAROGGIA – La crisi finanziaria che attanaglia l’intero pianeta non lo ha fermato. Aveva fatto la sua scelta dieci anni fa, nel momento in cui, uscito vivo da un terribile incidente, ha deciso di cambiare vita, iniziando a porre le prime basi in grado di garantirgli un introito mensile “essenziale”, vendendo, comprando e scambiando dischi. Tant’è che lo scorso mese di gennaio, ai margini della strada cantonale di Maroggia, ha dato vita a Tondo Music, un negozio di dischi, o meglio, un piccolo paradiso del vinile.

Un negozio, il suo, che in magazzino conta la bellezza di 55mila 33 giri, 15mila sette pollici e 4mila cd: “In esposizione e nelle pagine del catalogo online, per ora, ne figurano soltanto un migliaio…”. Inevitabilmente, l’obiettivo è però quello di riuscire a inventariare l’intero “patrimonio”: “Viaggio a una media di 80 pezzi al giorno… Ci vorrà ancora un bel po’ di tempo…”.

Scrutando qua e là, mi imbatto in qualsiasi genere: jazz, rock, blues, classica, rap, pop… Insomma, musica per ogni palato a prezzi del tutto contenuti… Un esempio? La prima edizione inglese dell’album “Aladdin Sane” (Rca, 1973) di David Bowie, Alessandro la vende a 35 franchi… Con copertina e vinile in ottime condizioni, per di più… In magazzino, intanto, ci rivela di avere altri gioielli, come “The Beatles In Italy”, pubblicato solo in Italia, nella sua prima edizione datata 1965… Qui, ovviamente, il prezzo lievita, e raggiungiamo i 370 franchi…

Alessandro, una scelta rischiosa la tua, in controtendenza col mercato della musica odierno…

“Il mondo è pieno di collezionisti, di appassionati… Forse non tutti se ne rendono conto… In negozio ne arrivano tanti, soprattutto al sabato… Devo confessarti che lavoro molto bene anche in rete, con l’online shop…”

Possiamo parlare di cifre effettive?

“Perché no… Complessivamente in luglio ho venduto 474 33 giri, a una media di 18,40 franchi l’uno…”

Dedotti costi e spese riesci a vivere bene?

“Nel momento in cui ho fatto questa scelta, ho deciso di vivere con l’essenziale…”

Eppure, nel Regno Unito, la patria europea del collezionismo, negli ultimi tempi hanno chiuso i battenti quasi 2mila negozi di dischi…

“Qui immagino possa entrare in gioco il tenore di vita del singolo… Non puoi pretendere di navigare nell’oro… Inoltre, credo sia importante riuscire a garantire dei prezzi accessibili a tutti, senza esagerare nemmeno con le rarità, mantenendosi perfettamente in linea con le quotazioni di mercato…”

Perché scegliere il vinile?

“Perché la qualità del suono è nettamente superiore a quella di qualsiasi altro supporto sonoro… Soprattutto se parliamo della prima edizione di un album…”

Cosa mi dici, per esempio, delle ristampe dei capolavori del rock pubblicate in tempi recenti?

“Sono eccellenti, certo, ma l’originale rappresenta sempre ciò che l’artista al momento dell’incisione voleva restituire all’ascoltatore…”

Il tuo catalogo raccoglie comunque solo ed esclusivamente pezzi di seconda mano…

“Sì, è così, ma su richiesta posso ordinare anche le ristampe appena citate e le nuove produzioni pubblicate anche in vinile…”

Dove hai recuperato i 55mila 33 giri?

“Compro, vendo e scambio dischi da una vita… Inoltre, sgombero scantinati, solai… C’è qualcuno che mi lascia scatole piene di lp davanti al negozio… La gente vuole disfarsene… Certo, magari su 200 lp in negozio ne finiscono 20, ma fa parte del gioco…”

Tra le mura di Tondo Music troviamo comunque anche qualche cd…

“La qualità del suono non è straordinaria, ma è comodo, non c’è dubbio…”

Cosa c’è nella tua collezione personale?

“Di tutto, ma solo in vinile e nelle prime edizioni americane… Led Zeppelin, Rolling Stones, Beatles, Miles Davis… Potrei continuare all’infinito…”

Quanti pezzi sono in tutto?

“Circa 8mila…”

Sembra che le edizioni giapponesi siano le migliori, però…

“La restituzione del suono è buona, ma il risultato ottenuto nella trasposizione dal master (matrice di stampa) al vinile nelle prime edizioni americane, quando esistono, o nelle prime edizioni del paese d’origine dell’artista, è pressoché imbattibile… Per una formazione inglese come i Led Zeppelin, per esempio, il master e la sua prima copia venivano utilizzate per le edizioni britanniche e americane, mentre negli altri paesi, come in Italia o in Giappone, si lavorava con le copie successive… Il suono cambia… ”

Quando hai comprato il tuo primo disco?

“A Londra, nel 1974. Era un 45 giri della Steve Miller Band, “The Joker””.

Da chi hai eredito la passione per la musica, per il vinile?

“Da mio padre, è un grande collezionista di musica jazz…”

Suoni uno strumento?

“Sono diplomato in flauto traverso…”

Non hai mai pensato a una carriera da musicista professionista?

“Certo, ma la vita mi ha portato su un’altra strada…”

Nato a Milano nel 1964 e cresciuto nell’azienda agricola di famiglia a pochi chilometri da Lodi, Alessandro Bassanini (soprannominato Tondo fin da bambino) a soli 18 anni si è trasferito negli Stati Uniti: “Oltre a coltivare una frenetica passione per la musica, giocavo a calcio, ero un discreto difensore… – mi racconta ancora prima di concludere – Un giorno, durante una partita all’interno della base Nato di Aviano (Pordenone), un osservatore mi ha notato e mi ha voluto portare con sé dall’altra parte dell’oceano…”. Alessandro ha vissuto a quelle latitudini per 30 anni, girando l’America in un lungo e in largo, fino a cambiare casa – ci confessa – ben 27 volte. Appena arrivato in territorio a stelle e strisce, torna anche sui banchi di scuola, laureandosi, poco dopo la metà degli anni Ottanta, in economia aziendale. Una laurea, questa, che nel corso degli anni lo ha portato a ricoprire cariche dirigenziali con salari da capogiro, ma quel giorno, il giorno dell’incidente, dentro di lui qualcosa è cambiato: “Il lusso, paradossalmente, mi aveva nauseato… Dovevo e volevo cambiare, riprendendo in mano le redini della mia esistenza e la mia vera passione, la musica, il vinile… E nel 2013, dal caos di Philadelphia, ho scelto la tranquillità del Lago di Lugano… Ho sempre amato il Ticino… Venivo qui da bambino, mio nonno paterno viveva a Pregassona…”.

Londra, Sister Ray apre un negozio di solo vinile a Shoreditch

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Londra, Sister Ray apre un negozio di solo vinile a Shoreditch

La rinascita dei negozi di dischi e del vinile, in Inghilterra, trova segni tangibili nell’apertura di nuovi punti vendita: sono passate solo poche ore da quando Rough Trade ha annunciato l’inaugurazione, a giugno, di un nuovo negozio a Nottingham e ora è Sister Ray Records, baluardo del Record Store Day e della “via della musica” londinese Berwick Street, a far sapere che aprirà un nuovo spaccio di soli vinili presso l’Ace Hotel nel quartiere di Shoreditch.

Il nuovo negozio londinese, che proporrà un assortimento di vinili nuovi e usati e disporrà di postazioni di ascolto, aprirà il 29 luglio con un party di lancio in cui si esibiranno artisti e dj fino a tarda sera. Al gestore e proprietario Phil Barton, intanto, si è associato un nome di prestigio dell’industria discografica come Tony Wadsworth, ex numero uno della EMI e attuale presidente dell’assocazione dei discografici BPI. “Lo conosco da quando lavoravamo insieme alla Parlophone e da allora le nostre strade si sono incrociate tante volte”, ha raccontato Barton al sito Record of the Day. “Gli è sempre piaciuto il nostro negozio e l’opportunità del nuovo punto vendita è sembrata il momento giusto per coinvolgerlo nella mia attività. Sister Ray può essere più di un ottimo negozio e Tony è la persona che può far accadere le cose”. “Il vinile è diventato il formato preferito dei veri appassionati di musica e questo è il momento giusto, per una guida fidata come Sister Ray, per aprire un secondo punto vendita dedicato al più amato dei supporti musicali”, ha commentato lo stesso Wadsworth.

Sister Ray esiste dal 1984, quando Barton allestì una bancarella sotto questa sigla (ovvio il riferimento al classico dei Velvet Underground) al mercato di Camden. Conquistata in breve tempo una solida reputazione, si trasferì nel 1989 in Berwick Street, dove da allora è rimasto pur cambiando nel tempo tre indirizzi (da quest’anno è ubicato al civico 34).

Record Run: dai creatori di Rock Band una corsa musicale gratis per iOS

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Record Run: dai creatori di Rock Band una corsa musicale gratis per iOS

Record Run, titolo sviluppato da Harmonix, creatori di Rock Band e Dance Central, propone al giocatore una corsa musicale in cui raccogliere quanti più vinile possibile, evitando ostacoli che si muovono a ritmo di musica. E’ gratis per iPhone e iPad e si scarica direttamente da qui.

Da Harmonix, creatore di Rock Band e Dance Central, titolo musicali di successo per console, arriva in App Store Record Run, un runner game musicale davvero particolare, intriso di ritmo, nel quale il giocatore guiderà uno street punk verso la corsa al negozio di vinili. Da un lato il titolo riprende le meccaniche tipiche del genere, ma da un altro verso aggiunge il background sonoro e la possibilità di giocare svariati livelli basati su altrettanti canzoni, con possibilità di riprodurre anche brani salvati sul proprio rullino. Insomma, non chiamatelo il solito runner.
Tradizionali sono i controlli di gioco, grazie ai quali l’utente potrà indirizzare i movimenti del punk, che corre automaticamente a schermo. Si può decidere di saltare o abbassarsi per schivare gli ostacoli, ma anche di cambiare corsia. L’azione di gioco, infatti, che per lo più si svolge sui marciapiedi cittadini, permette di districarsi tra due dimensioni, formate da due diverse corsie, con diversi gradi di profondità. Si corre a ritmo di musica, atteso che ogni ostacolo è posto in corrispondenza di un determinato suono, così che la corsa acrobatica verrà completamente assorbita all’interno di un vasto sottofondo musicale. Insomma, tutti i movimenti del punk saranno in armonia con il jingle di sottofondo.

Le corse d questo Record Run viene ripresa da un’originale inquadratura posta alle spalle del protagonista. Il risultato è particolarmente gradevole, offrendo all’utente una visuale di gioco molto precisa e permettendo anche di godere di un ottimo panorama. Tutti gli oggetti scenici presenti all’interno della schermata si muovono. Tutto balla a ritmo di musica:lampioni, fermate degli autobus, tombini, personaggi secondari. A differenza dei classici runner endless, dove lo scopo di gioco è quello di resistere il più possibile, in Record Run la corsa non sarà infinita, ma durerà giusto il tempo della canzono di sottofondo.

Il giocatore ha più vite a disposizione durante la corsa, ragion per la quale non raggiungerà la schermata di game over con un solo impatto.Dopo aver perso una vità sarà anche possibile recuperarla durante la corsa, raccogliendo i cuori sparsi per i marciapiedi. L’utente dovrà anche preoccuparsi di raccogliere quanti più dischi possibile per raggiungere il punteggio di 5 stelle. A fine corsa, infatti, verrà assegnato un punteggio, in base alla propria performance, così da poter ripetere più volte un livello per tentare di superare i propri precedenti record.

Le foto del nuovo negozio Sub Pop all’aeroporto di Seattle

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Le foto del nuovo negozio Sub Pop all’aeroporto di Seattle

“Quando ho alzato la saracinesca alle sei del mattino, la gente ha iniziato ad applaudire”
Così ha commentato Mark Pickerel, nuovo assistant manager del negozio Sub Pop all’aereoporto di Seattle, nonché batterista degli Screaming Trees.
Il negozio è aperto, come tutti quelli dell’aeroporto, dalle 6 di mattina alle 10 di sera, e oltre ai dischi e ai dvd ci si può trovare davvero di tutto: dai cuscini e lenzuola da viaggio, alle valigie, caffè, cioccolata, vassoi… tutto marchiato Sub Pop. Jeff Kleinsmith e Sasha Barr, due dei grafici storici dell’etichetta, raccontano infatti che per questa nuova apertura volevano proporre ai fan qualcosa di diverso, che funzionasse anche da souvenir di Seattle e che fosse in esclusiva per l’aeroporto.
I disci sono sistemati in fondo al negozio a mo’ di mosaico, mentre al centro del locale ci sono delle panche di legno con degli iPod collegati a delle cuffie, per ascoltare la musica prima di prendere l’aereo.
I primi souvenir venduti nel negozio di quasi 600 metri quadrati sono stati un cappellino da baseball con il marchio Sub Pop, un disco di Father John Misty e Bleach dei Nirvana.

Negozi di dischi, chiuso dopo 45 anni a New York lo storico Bleecker Bob’s

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A una settimana esatta dalle celebrazioni del Record Store Day, sabato scorso (13 aprile) ha chiuso definitivamente i battenti, all’angolo tra la 118 West e la 3rd Street nel Village newyorkese, uno dei (pochi) negozi di dischi storici rimasti nella metropoli, Bleecker Bob’s Records. Il punto vendita era stato aperto da “Bleecker” Bob Plotnik e dall’amico “Broadway Al” nell’ultimo scorcio del 1967 con l’insegna di Village Oldies Records. Dopo la separazione dei due soci e alcuni cambi di sede Plotnik aveva proseguito l’attività fino al 2001, quando un aneurisma lo aveva costretto ad abbandonare l’attività (oggi risiede in una casa di riposo); da allora la gestione era passata nelle mani della sua compagna JK Kitzer, di Chris Wiedner, di John DeSalvo e di alcuni altri collaboratori. Agli ultimi giorni di Bleecker Bob’s, una vera istituzione newyorkese, è stato dedicato un documentario visibile su YouTube

Un articolo di commiato pubblicato su Billboard.biz ricorda che il negozio visse il suo momento di massima gloria a fine anni ’70, dopo la rivoluzione punk, vendendo dischi, bootleg, biglietti per concerti, poster, t-shirt e memorabilia 365 giorni all’anno: gli affari andavano talmente bene, allora, che il proprietario aprì una succursale a Los Angeles e una a Londra (come ancora ricordava l’insegna dell’emporio sito nel Village). Il giorno successivo alla chiusura, racconta Mitch Myers su Billboard.biz, il negozio accoglieva ancora i suoi clienti affezionati regalando i pochi vinili e Cd rimasti in stock come attestato di gratitudine.

La chiusura del negozio, che a partire da giugno sarà rimpiazzato da una rivendita della catena alimentare di Chicago Forever Yogurt, è da attribuire principalmente all’impossibilità di pagare l’affitto richiesto dal proprietario dell’immobile. “Voleva che realizzassimo di più, ma non c’era altro che potessimo fare”, ha spiegato al sito di notizie locali Dnainfo.com la Kitzer, compagna di Plotnik. “L’album dei Dead Boys si vende sempre a 15 dollari. Non a 100 dollari, come fosse un prodotto griffato Louis Vuitton”.

UK, mancano i negozi di dischi: Frankie & The Heartstrings ne aprono uno

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Trovare negozi di dischi in cui distribuire i propri dischi in formato vinile e cd diventa sempre più difficile? Una soluzione possibile consiste nell’aprirsene uno da sé, ed è quello che il quintetto inglese Frankie & The Heartstrings ha deciso di fare nella sua città natale, Sunderland (177 mila abitanti circa, nel Nord Est del Paese). Il negozio, battezzato Pop Recs Ltd, aprirà i battenti il 1° giugno nell’ex ufficio del turismo cittadino grazie all’intervento dell’amministrazione locale che lo ha concesso in locazione. Nei suoi scaffali, riporta Music Week, si troveranno pubblicazioni discografiche recenti, con un’attenzione particolare a gruppi e artisti del Nord Est inglese, mentre il locale adibito alla vendita includerà anche una “gallery” dedicata ad allestimenti temporanei e opere artistiche (tra cui quelle del fotografo Keith Pattison, che ha illustrato la copertina del primo album dei Frankie & The Heartstrings “No redemption”) e un bar la cui dotazione includerà un assortimento limitato di birre chiare Maxim Brewery prodotte per conto della stessa band. Completa l’offerta un palco dedicato alle esibizioni dal vivo, che nelle prime due settimane ospiterà dj set e performance di artisti come Futureheads, Paul Smith (Maximo Park), Field Music, Bernard Butler, Martin Stephenson, Badly Drawn Boy e Edwyn Collins, oltre agli stessi Frankie & The Heartstrings.

“Amo i dischi, e poter diventare parte della comunità di persone che li vendono nel Regno Unito è eccitante e in un certo senso anche un onore”, ha spiegato il frontman del gruppo Frankie Francis. “Il negozio di dischi britannico è un’istituzione con un’eredità storica a cui in qualche modo anche noi possiamo dare un piccolo contributo. Siamo stati fortemente incoraggiati dal grande sostegno ricevuto dal consiglio comunale di Sunderland. Come gruppo siamo orgogliosi di chi siamo e del luogo da cui proveniamo”.

Prato, la città senza negozi di dischi. Un addetto ai lavori lancia qualche idea per rimediare

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Accettereste mai che nella vostra città non esistessero più le librerie, i teatri, i cinema? Sembra un’ipotesi assurda, la cultura è indispensabile come i luoghi dove fruirne, e visto che anche la Musica non è un Arte minore, e Prato ha una realtà musicale di spessore, non vedo come mai oggi abbiamo il triste risultato che non esiste più in città un luogo espressamente preposto ad essere negozio di dischi.
Qualcuno potrà dire che era inevitabile, che la famigerata crisi è anche questo, o che l’avvento della musica “liquida” e del download ha ucciso l’acquisto di dischi, o che i cd costano troppo. Costano senz’altro meno di un paio di scarpe firmate dico io, e dico ciò senza malizia e senza allusioni a trasformazioni attuali di luoghi… ma è chiaro che il ricordo corre subito al negozio Niccoli, che per decenni è stato punto di riferimento per la città, nel cuore del centro.
Non voglio analizzare dunque scelte e conseguenze di come è stato (non) trattato l’argomento nell’indifferenza generale di una città che sembra interessata oramai solo agli aperitivi, ma chiedo con forza che le realtà cittadine preposte alla Cultura, compresi addetti ai lavori quali musicisti e quanti hanno a che vedere con la realtà sopracitata, possano riunirsi e discutere di come ricreare un luogo dove fruire di musica in questo modo.
Se davvero vogliamo trovarci l’alibi che il negozio di dischi, di per sé, non “tira”, pensiamo allora a come rendere accattivante un luogo del genere, ed in tal senso ho qualche idea. Visto che in città ci sono validi fermenti che creano nuovi luoghi di ritrovo, penso che la commistione tra generi diversi sia la soluzione.
Perché dove si ascoltano e comprano dischi, non inserire anche attività di ristorazione o intrattenimento? Perché visto che sta tornando l’idea del supporto fisico della musica, del vinile, non pensare a favorire un luogo dove affiancare i dischi ai libri, ma con un taglio più umano della grande distribuzione?
E ancora. Perchè non creare una trasmissione radio all’interno di uno spazio polivalente, appoggiandosi alle realtà locali? Si potrebbero trasmettere i dischi che si vendono, ma anche ospitare musicisti e addetti ai lavori, creando una piccola rivoluzione culturale per far tornare a vivere la musica anche così.
E’ un appello a tutti coloro che abbiano voglia di investire in qualcosa di finalmente inedito e utile per la rinascita culturale del centro storico.