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Musicland Catania, non solo un negozio di dischi «Vendevamo più Rem del resto d’Italia»

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Musicland Catania, non solo un negozio di dischi «Vendevamo più Rem del resto d’Italia»

«Siamo andati avanti perché siamo stati pazzi. Il fatto è che non avevamo il negozio perché ci sentivamo dei commercianti: lo avevamo perché eravamo appassionati di musica, musica in quanto cultura, e volevamo diffonderla a Catania. Ma poi ci siamo dovuti arrendere alla realtà». Via Gradisca 35, pochi metri da via Monfalcone. È il 1978, Nico Libra ha poco più di vent’anni, ha vissuto per quattro anni a Londra, è tornato in Italia per fare il servizio militare e dopo, a Catania, si è messo a parlare di musica a Radio Cta, fm 104, una radio indipendente «con ottimi notiziari e bellissimi programmi di approfondimento: io mi occupavo delle scalette», ricorda Nico. A Radio Cta lavora con Ignazio Bandieramonte, suo coetaneo e amico: lui fa i turni di notte, da mezzanotte alle quattro va in diretta e mette i brani. «Ogni tanto – dice Ignazio – dovevamo partire, andare a nord di Roma a cercare gli lp che in città non si trovavano e che noi volevamo passare». In breve tempo la radio viene acquistata e, a poco a poco, dismessa. «Stavo pensando di tornare a Londra – racconta Nico – Poi è successo che due persone che conoscevo e che avevano un negozio di dischi a Carlentini volessero aprire una succursale a Siracusa, in viale Teracati: mi hanno chiesto di dar loro una mano e così è iniziata la mia avventura di bottegaio». E così è iniziata anche l’avventura di Musicland.

Uno dei due ragazzi di Carlentini aveva i genitori negli Stati Uniti e importava la musica direttamente da lì. «Avevano bei dischi e stavano iniziando a puntare sugli impianti di riproduzione». Per un anno, Nico Libra gestisce il Musicland siracusano, poi propone: «E se aprissimo a Catania?». Nel giugno 1979 Libra trova la bottega, a settembre si alza la saracinesca sul Musicland etneo. E quella saracinesca, nello stesso posto, rimarrà alzata per 34 anni. «In quel momento a Catania aprivano tutti, si stava riscoprendo il centro storico, cominciava, timidamente, a esserci vita». Il logo del negozio era una dichiarazione d’intenti: riproduceva parte della copertina di Born to run, il disco del 1975 di Bruce Springsteen. Secondo la rivista Rolling Stone, uno dei cento migliori album rock di sempre. «Io ho seguito il negozio sin dall’inizio, ma sono entrato ufficialmente in società solo nell’80 – interviene Bandieramonte – Nel 1983, finalmente, il Comune di Catania ci ha concesso la licenza, così abbiamo potuto legalmente staccarci dai ragazzi di Carlentini e abbiamo cominciato ad andare, ufficialmente, sulle nostre gambe».

Da subito Musicland diventa più di un negozio dove acquistare dischi. C’era un angolo in cui comprare biglietti per i concerti, e soprattutto c’era «la gente, che veniva a parlare di musica: volevano quasi essere presi per mano nella scelta dei loro ascolti, e noi li accompagnavamo. Poi c’erano i buoni consigli con i capolavori che non potevamo non invitare ad ascoltare: London Calling dei Clash o il primo di Tracy Chapman, erano cose che sono diventate dei classici praticamente subito». I catanesi andavano in via Gradisca a chiedere la musica che avevano sentito in radio, proprio a Cta, o quella che avevano ascoltato ai pomeriggi del Mcintosh, la discoteca in cui a scegliere i pezzi da mettere in scaletta era il giovane Francesco Virlinzi, il produttore discografico talent scout di Carmen Consoli e Mario Venuti, per dirne due, ma anche l’uomo al quale si deve il celeberrimo concerto dei Rem allo stadio Cibali, il 6 agosto 1995.

La copertina di Born to run, di Bruce Springsteen (1975)
«Da Milano si stupivano, non capivano perché a Catania si vendessero più copie dei dischi dei Rem che lì», sorride Libra. E Bandieramonte aggiunge: «Ci diedero pure un premio perché in un solo mese Musicland riuscì a vendere più copie di Out of time di quante, nello stesso lasso di tempo, se ne fossero vendute in tutt’Italia». Nei primi anni Novanta, nel negozio c’erano 20mila pezzi, nel Natale del ’92 la fila fuori dalla vetrina era talmente lunga che fu necessario che qualcuno scaglionasse gli ingressi per evitare la calca. «Il declino cominciò nel 1995, quando arrivò la notizia che la produzione di vinili sarebbe stata drasticamente ridotta – prosegue Ignazio Bandieramonte – Credo che l’errore delle case discografiche sia stato tutto lì: guardare più all’avanzamento del digitale che al mantenimento della qualità. Non fare più i vinili fu il colpo di grazia a un mercato che già stava iniziando a barcollare». I cd non avevano lo stesso appeal dei vinili, potevano essere replicati facilmente, il loro contenuto poteva essere scaricato nei sempre più numerosi computer in giro, e poi c’era internet. Da lì a poco sarebbe nato Napster, il programma di file sharing che, nel 2000, avrebbe scatenato le ire di Lars Ulrich, batterista e fondatore dei Metallica, divenuto in seguito simbolo della repressione.

«Il mercato imponeva che fossero dei computer a stabilire, in base alle vendite, quali fossero i cd che andavano fuori catalogo e quali, invece, potevano continuare a essere stampati: rimanevano le cose commerciali e si perdevano i pezzi di cultura. Vendeva di più Sanremo, no?». Per un periodo, racconta Nico Libra, «fu difficile trovare Creuza De Mä, di Fabrizio De André, che pure è considerato uno dei dischi più importanti della world-music». «Nel 2000 sono tornati in auge i vinili, ma la gente non aveva più i soldi per comprarli, tra il 2005 e il 2007 vendere musica era drammatico. Già nel 2008 io e Ignazio abbiamo pensato di chiudere, ma abbiamo resistito e abbiamo osservato quello che stava succedendo: Catania si stava svuotando, l’abbiamo vista spegnersi, le persone andavano nei centri commerciali, non c’erano locali dove suonare dal vivo, non c’erano concerti da organizzare, mancava la vivacità culturale e sono mancati i cervelli che facessero funzionare l’ambiente». «C’erano giornate in cui chiudevamo il registratore di cassa senza aver battuto neanche uno scontrino, ma noi non eravamo il classico negozio di musica, eravamo un punto d’aggregazione sociale e, anche, politico. Quando è finito tutto, siamo finiti anche noi».

Il 31 dicembre 2013, dopo 34 anni di attività, la saracinesca di via Gradisca 35 si è abbassata. Ma Musicland è rimasto online: «Avevamo aperto il sito nel 2005 e oggi rimane attivo, con lo stesso spirito di divulgazione musicale che ci ha animati quando avevamo il negozio», dice Bandieramonte. «Non c’è un magazzino, ma ci sono i dischi delle nostre collezioni private e di quelle degli amici che ce le mettono a disposizione – conclude l’uomo – Molti mi chiedono informazioni o pezzi difficili da trovare, sono collezionisti, che in breve diventano amici». E Nico Libra rilancia: «Non è più lo stesso, è triste. Ma le cose cambiano, e non sempre in meglio».

Norwich, chiude il negozio di dischi Blossom Records. Ma rinasce on the road

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Norwich, chiude il negozio di dischi Blossom Records. Ma rinasce on the road

Simbolicamente, e in seguito al rifiuto delle banche di concedere un fido per finanziare il trasloco in un ambiente più spazioso, il negozio di dischi Blossom Records di Norwich, Regno Unito, chiuderà i battenti il prossimo 19 aprile, giorno in cui si celebra il Record Store Day 2014. Però i titolari Blossom Bloyce, 26 anni, e Adi Walder, 44, non si sono dati per vinti e hanno avuto un’idea che un po’ ricalca quella che Jack White, oltre oceano, ha messo in atto (sia pure saltuariamente) per la sua Third Man Records: un negozio ambulante allestito in un bus e in grado di ospitare un assortimento di circa 500 vinili, la specialità della casa.

Prima di prendere la decisione la Bloyce aveva scritto una lettera per chiedere un suggerimento a uno che di negozi di dischi se ne intende, sir Richard Branson. E lui, il fondatore del gruppo Virgin il cui primo mattone fu proprio un’attività di vendita di dischi per corrispondenza, le ha risposto incoraggiandola. “In un’epoca in cui i negozi di dischi stanno scomparendo dai centri cittadini e le vendite di musica si assottigliano è rinfrancante vedere Blossom Records scavarsi la sua nicchia di mercato”, ha commentato il magnate inglese. “I titolari hanno personalità, si distinguono dagli altri, conoscono il loro mercato e, cosa più importante di tutte, hanno il desiderio di fare tutto il possibile”.

Per realizzare il loro sogno e acquistare il veicolo prescelto, un vecchio furgone Bedford di quelli che si usano per trasportare i cavalli, Bloyce e Walder hanno aperto una sottoscrizione sul sito Crowdfunder.co.uk con l’obiettivo di raccogliere 15 mila sterline (in cambio di donazioni, la Bloyce offre alcuni suoi dipinti). L’interno, hanno spiegato, verrà decorato con colori brillanti e immagini di musicisti famosi, mentre l’intenzione è di convertire il bus in un mezzo di locomozione alimentato a bio-diesel e dotato di pannelli solari. “Sarà come entrare in una specie di giostra, una macchina del tempo”, ha spiegato ai giornali la Bloyce. La prima tappa sarà proprio a Norwich, dove Blossom Records si era guadagnato un seguito di clienti considerevole: e se l’iniziativa avrà successo, i due contano di aprire una piccola catena e di dare lavoro anche ad altre persone.

Sub Pop apre un negozio nell’aeroporto di Seattle

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Sub Pop apre un negozio nell’aeroporto di Seattle

Non è proprio dietro l’angolo, ma i fan della Sub Pop e delle sue band ora avranno di sicuro un motivo in più per concedersi un viaggetto a Seattle e zone limitrofe. La mitica label (che dal 1995 è entrata nelle pertinenze della Warner), infatti, ha annunciato la prossima apertura di un negozio di dischi nientemeno che all’interno dell’aeroporto della città, ossia il Seattle-Tacoma International Airport.

Non sono ancora stati resi noti tutti i dettagli, ma la notizia è confermata e sembra che il negozio venderà esclusivamente dischi dell’etichetta – ristampe e nuove uscite, ovviamente – oltre al merchandising legato alla label. L’apertura è fissata per la primavera del 2014 (quindi imminente) e, essendo situato nel terminal, il negozio sarà aperto 365 giorni all’anno, dalle 6 del mattino alle 10 di sera, per servire al meglio i passeggeri che si imbarcano.

Ma non è tutto… perché la Sub Pop ha pubblicato un annuncio specifico per la ricerca di candidati per la figura di store manager di questo negozio. Per cui, se qualcuno volesse tentare l’avventura, può proporsi mandando il proprio curriculum. Alcuni di requisiti fondamentali che Sub Pop predilige sono: la conoscenza del catalogo dell’etichetta, la conoscenza della musica dell’area del nord-ovest, conoscenza della città e della scena musicale di Seattle, residenza nell’area di Seattle.

Ticinonline – Quando la musica non è liquida

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Ticinonline – Quando la musica non è liquida

BELLINZONA – “Pinguis è nato nel 1975, trentanove anni fa”, ci dice Claudio, fiero del traguardo raggiunto. Una passione per la musica, la sua, che è passata indenne nel mezzo di ogni cambiamento tecnologico.

“A metà degli anni Ottanta – continua – nel momento in cui il compact disc ha preso il sopravvento sul disco in vinile, la metamorfosi, se così vogliamo chiamarla, è avvenuta molto gradualmente, senza causare particolari problemi…”. “La clientela è diminuita notevolmente sei-sette anni fa, quando dal cd si è passati alla musica liquida…”, sottolinea. Ma anche in questo caso Claudio, forse un po’ più a denti stretti, come negli anni Novanta con l’ “intrusione” delle grandi catene, ha resistito.

Nonostante la crisi che attanaglia l’intero pianeta, “i periodi peggiori sono passati”, puntualizza. “Un esempio è legato alle ultime festività natalizie: il cd si vende sempre, per fortuna c’è chi non si accontenta di un anonimo file archiviato all’interno del proprio pc… Devo aggiungere, inoltre, che da qualche tempo c’è anche una grande riscoperta del vinile, e non soltanto da parte dei quaranta-cinquantenni… Vengono a trovarmi i figli o addirittura i nipoti dei miei primi clienti, ragazzi di venti-venticinque anni quindi, intenti nel ritrovare quel suono più caldo che soltanto il vinile è in grado di fornire…”, aggiunge Claudio. “Magari hanno ascoltato un paio di volte il 33 giri di “Whish You Were Here” dei Pink Floyd appartenuto ai genitori e hanno capito che la differenza tra l’mp3 e il vinile è abissale… Così, mi chiedono le ristampe dei capolavori del rock e io, ben contento, faccio del mio meglio per soddisfarli…”.

La passione di Claudio per le sette note arriva da lontano, da lontano nel tempo, s’intende: “Quali sono i primi dischi che ho comprato? “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (Parlophone, 1967) dei Beatles, “The Chicago Transit Authority” (Columbia 1969), l’omonimo album di esordio di coloro che poi divennero i Chicago, e “Déjà Vu” (Atlantic Records, 1970) di Crosby, Stills, Nash & Young”. Questi i suoi primi album, ma Claudio ha vissuto anche tanta musica dal vivo, in particolare alcuni istanti impressi, oramai, nella memoria collettiva: “Quel giorno mi è andata bene – dice con un sospiro di sollievo – Ero al Casinò di Montreux il 3 dicembre 1971, quando il palcoscenico che ospitava la performance di Frank Zappa prese fuoco…”. Momenti, quelli, che i Deep Purple, anche loro a Montreux ad assistere al concerto, riportarono riportarono all’interno dei versi di “Smoke On The Water”, brano storico della band, pubblicato nel 1972 tra i solchi di “Machine Head” (Emi).

Nonostante la sua grande passione, Claudio non è un collezionista di dischi: “A casa ne ho veramente pochi, d’altra parte li vivo qui, tutti i giorni, tra le mura del mio negozio… Ho un’altra collezione, però… Una collezione di pinguini in miniatura, che porto avanti da 50 anni (quest’anno Claudio ne compirà 62, ndr)… Ne ho circa quattromila… In plastica, cioccolato, biscotto…”.

E da qui il nome del negozio? “No, non proprio… Pinguis era il mio soprannome da bambino…”.

Vasto: sessant’anni di musica e dischi con Angelo, Iole e Sergio Barone

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Sessant’anni di musica e dischi con Angelo, Iole e Sergio Barone

Non si può raccontare la storia di una città senza parlare della sua cultura. E la musica, in ogni sua forma, è una componente fondamentale della vita culturale di una città e dei suoi cittadini. Se un ruolo fondamentale ce l’ha chi la musica la compone e la esegue, altrettanto importante è chi la musica la diffonde. Qualche settimana fa l’amico architetto Francescopaolo D’Adamo, con cui c’è sempre un fitto scambio di idee e di opinioni quando si tratta di parlare di questa città, in un post sul suo blog si chiedeva: “Se non ci fosse stato Casa del Disco quale sarebbe stata la cultura musicale del posto?”. Casa del Disco, in piazza Diomede, o “Barone”, come lo chiamano quasi tutti, dal nome del suo fondatore Angelo, è uno di quei negozi che ti sembra abbiano fissato la loro immagine nel tempo, immutati nel mutamento, una di quelle vetrine che per chi passeggia lungo il corso “c’è sempre stata”.

Uno sguardo alle foto d’epoca
Li ho avvisati della nostra visita, in un pomeriggio invernale in cui di gente che gira per la piazza ce n’è poca, e, avvicinandoci, io e Costanzo vediamo Angelo e la signora Iole che ci scrutano da dietro la porta del loro negozio. Entriamo nella Casa del Disco e ci fanno trovare sul bancone una serie di fotografie d’epoca. Dalle prime parole ho subito la percezione di quella che sarà la nostra chiacchierata che è un po’ lo specchio dei loro tanti anni di vita e di lavoro insieme. Iole è quella che tiene le fila del discorso, Angelo sempre pronto ad intervenire con la sua memoria storica e un fine umorismo. Con loro c’è anche il figlio Sergio, nato e cresciuto tra montagne di dischi, che ha raccolto l’eredità dei genitori che pur non fanno mancare mai la loro presenza e competenza. Sapendo del nostro arrivo ci hanno portato qualche foto storica. La storia parte però dall’Argentina, dove Angelo, classe 1930, è stato dal 1949 al 1954, prima di fare rientro a Vasto, dove decise di mettere su un negozio di radio e tv. “Era il 1955 e il primo negozio lo aprii nei pressi della chiesa del Carmine”. La Rai aveva iniziato la trasmissioni appena un anno prima e gli apparecchi iniziavano a diffondersi in tutte le case. Così anche in una Vasto allora ancora piccola, aprirono diversi negozi che vendevano e poi riparavano questi apparecchi. Vendendo radio e giradischi per Angelo Barone fu naturale iniziare ad avere in negozio i dischi. “All’inizio erano i 45 giri. Poi arrivarono i 33, poi anche le cassette”.

Lo storico camioncino
Dalla prima sede arrivò poi il passaggio in piazza Diomede. Lo stabile è lo stesso dove si trova il negozio oggi, il locale è qualche metro più in giù, verso San Giuseppe. Lo si vede bene nelle foto, dove c’è anche il camioncino di servizio, a cui è legato anche un simpatico aneddoto. “Era un mezzo molto spazioso, una volta ci abbiamo portato dentro 12 persone!”. L’accento della signora Iole tradisce però origini lontane. “Io sono veneta”, ci dice fugando i nostri dubbi. “Ci siamo conosciuti ad un matrimonio qui a Vasto e da allora siamo insieme”. Una coppia nella vita e anche sul lavoro, con le diverse attitudini che ben si sono integrate per portare avanti questa attività. Il racconto è accompagnato dall’apertura degli innumerevoli cassetti presenti nel negozio. Tra cd, vinili e musicassette qui c’è raccolta tutta la storia della musica, da quella classica alle ultime hit. Tutto è catalogato con precisione. “Con l’esperienza abbiamo imparato come sistemare tutto. Oggi se qualcuno viene e ci chiede un disco sappiamo esattamente da quale cassetto prenderlo”, afferma con soddisfazione Iole. Che di cognome fa Ligabue. “Dovevo fare proprio questo mestiere!”, ci dice con un sorriso. La nostra attenzione, e come potrebbe essere altrimenti, è catturata dai vinili. Ce ne sono molti recenti, poichè negli ultimi anni sta tornando l’uso di pubblicare i nuovi dischi anche su 33 giri, ma tanti appaiono subito “datati”. “Sono tutti originali – ci dice serio Angelo – e dell’anno in cui sono usciti. Quelli che non hanno il cellophane è perchè all’origine erano così o perchè qualche cliente nel tirarli fuori dallo scaffale lo ha rovinato”. Un disco tira l’altro, inizia a venir fuori di tutto. Da un “Dedicato a Marilyn”, con un ammiccante ritratto della Monroe in copertina, a una Donna Summer seduta sulla mezzaluna, passando per i 24mila baci di Adriano Celentano. E, provare per credere, Angelo e Iole sanno tutto di ogni disco che è passato tra le loro mani, perfino i più sconosciuti.

Angelo Barone e le musicassette
Casa e bottega (anzi casa e Casa, visto il nome che hanno dato al negozio) anche per i loro figli. Antonella la vediamo in braccio alla mamma in una delle foto in bianco e nero. “Sin da quando ero piccola la portavo con me, con il passeggino e stava in negozio. Ora però lei ha un altro lavoro ma è rimasta comunque molto legata alla musica”. E qui viene fuori il cuore dei nonni che ci mostrano il manifesto della ginnastica ritmica, in cui sono impegnate le nipoti. Sergio, invece, è rimasto legato al negozio. “Sono sempre venuto qui, anche quando andavo a scuola. Prima che un lavoro quella per la musica è una grande passione”. Nel corso degli anni i negozi di dischi presenti in città hanno chiuso. Evoluzione tecnologica e pirateria, inutile dirlo, hanno dato un duro colpo al settore. “Noi cerchiamo di andare avanti facendo quel che si può anche se è dura”. Uno dei supporti scomparsi dalla distribuzione sono le musicassette. Ma in negozio, nascoste in una sorta di “armadio magico”, ci sono ancora. Angelo Barone apre l’anta dove ci sono i dvd ed ecco che appaiono decine di musicassette. “E’ un supporto che da un momento all’altro non è stato più utilizzato”, spiega Sergio, mentre suo padre mi mostra come per adattare il negozio al passare degli anni, dai dischi alle cassette, poi ai cd e ai dvd, si sia dovuto ingegnare di volta in volta. Guardare la vetrina con le cassette è come fare un salto indietro di 10 anni. Ci sono Pavarotti, una giovane Laura Pausini, un irriconoscibile Zarrillo. Mentre stiamo chiacchierando entra un giovane cliente per comprare un cd di musica credo etnica. Lo sento fare richieste per me incomprensibili, mentre Sergio e Iole rispondono alle sue domande con una precisione assoluta. Del resto, in tanti anni di attività, ormai è tutto conosciuto. I Barone hanno imparato a conoscere e prevedere le mode musicali del momento.

Le copertine dei dischi
Anche se qualche volta è capitato di trovarsi con qualche decina di copie dello stesso disco invendute. “Non ne parliamo!” dice scherzando Iole, ripensando certamente alle pile di dischi rimaste invendute”. Qualche nome viene fuori. “I Police, con Zenyatta Mondatta, o Celentano, uno di Baglioni… In generale era il terzo album di un artista quello critico – spiega Sergio”. Interessante anche il rapporto con le case di distribuzione. “Una volta veniva il rappresentante con la sua valigetta e il catalogo. E lì si aprivano le trattative, perchè se volevi quel tale disco dovevi magari prendere un tot di copie di un altro disco che diceva lui”. Oggi di case discografiche ce ne sono solo tre, attorno a cui ruota tutto il mercato. Loro cercano di resistere, rappresentando un punto di riferimento nel territorio compreso tra Termoli e Lanciano. Un momento importante è quello dell’uscita dei dischi. “C’è ancora tanta gente che aspetta il giorno di uscita del disco dell’artista preferito e viene proprio quel giorno. C’è chi viene alle 8 di mattina per avere il disco atteso”. Negli ultimi tempi ad andare forte sono stati Ligabue e la Pausini. “C’è ancora chi, nonostante il digitale, vuole avere ancora il disco”. I racconti sono accompagnati sempre da uno sguardo ai dischi. “Facciamo a gara a chi si ricorda di più”, dice Iole. Ma loro, con tutta questa offerta musicale, cosa ascoltano? “A me ogni tanto piace ascoltare il tango, quella musica lì, perchè mi ricorda degli anni trascorsi in Argentina”, dice Angelo. “Io sono amante dei Queen. Dalla prima canzone che sentii mi piacquero molto”. Come darle torto? Le varie fasi della musica vedono primeggiare nelle vendite i Pink Floyd. “Sono andati sempre tanto”. Poi i Beatles, i Muse. Io continuo a guardare i vinili, che sono sempre affascinanti, e non resisto alla tentazione di farmi fotografare con un un Jovanotti d’annata. Da Barone c’è un patrimonio di dischi originali, tra quelli in negozio e quelli ancora in magazzino, davvero non da poco. E basta pronunciare il nome di un gruppo o uno stile musicale per veder tirare fuori il cassetto apposito, tutto a memoria. A voler fare un viaggio nella storia della musica ce ne sarebbe da stare qui per ore, guardando ed ascoltando i racconti di Iole, Angelo e Sergio.

Corso De Parma
Senza voler entrare in una fase necessariamente malinconica del racconto, osservare lo scarso passaggio di persone lungo corso De Parma in un venerdì neanche troppo freddo lascia spazio alla riflessione su un centro storico molto cambiato nel corso degli anni. “Prima c’era molta più gente. Oggi si vedono in giro tante persone solo il sabato sera”. Sono i tempi che cambiano, un po’ come è cambiata la musica ed è cambiata la sua fruizione, oggi sempre più legata al digitale. L’ultima battuta, prima di salutarci è sul Festival di Sanremo. “Prima si aspettava il Festival perchè dopo si vendevano i dischi dei protagonisti. Oggi non è più così, è solo uno spettacolo televisivo”. Ma la Casa del Disco fino a quando sarà aperta? Angelo mette le mani avanti. “Io compirò 84 anni e ho fatto il mio. Ora tocca a loro”. Citando gli amati Queen della signora Iole (con buona pace del suo “omonimo” Ligabue), per loro “The show must go on”.

Testo di Giuseppe Ritucci
Immagini di Costanzo D’Angelo

Il primo bancomat europeo per Bitcoin in un negozio di dischi a Helsinki

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-17/il-primo-bancomat-bitcoin-un-negozio-dischi-helsinki-122300.shtml?uuid=ABDHdak

Il primo bancomat europeo per Bitcoin in un negozio di dischi a Helsinki

Installato in Europa il primo bancomat per i bitcoin, esattamente nella stazione centrale di Helsinki, in Finlandia, dove quotidianamente passano circa 200 mila persone, uno dei posti più affollati della capitale. Mentre in Canada esiste già da oltre un mese , la comparsa di sportelli automatici servirà ad alimentare l’interesse pubblico nei confronti della nuova moneta virtuale.

Ad annunciarlo è stato il sito internet della società finlandese Bittiraha: l’installazione permanente della prima macchina Atm per bitcoin è avvenuta in uno dei punti più trafficati di Helsinki. È la prima città europea dove da lunedì scorso è possibile acquistare la moneta virtuale tramite un distributore automatico, posizionato all’interno di un negozio di dischi interno alla stazione: nella macchina si possono introdurre banconote e il dispositivo invia la quantità corrispondente di bitcoin al portafoglio virtuale dell’utente.

Al momento con un bitcoin è possibile fare acquisti per circa 630 euro, ma appena sei mesi fa il prezzo era di circa 70 euro. In Finlandia finora esistono solo una manciata di negozi dove si può pagare tramite bitcoin. Il negozio di dischi Äxän che oggi si è dotato del bancomat per bitcoin ha iniziato proprio lunedì ad accettare la valuta.

Nel frattampo BitPay Inc, il corrispondente di Paypal per i bitcoin, ha diramato alcune cifre entusiasmanti sulle potenzialità della cosiddetta “cripto-moneta”, parlando di una triplicazione delle transazioni dal mese di ottobre, schizzate a 100 milioni di dollari e con il numero dei dealers cresciuto del 50% a 15.500 unità in 200 paesi. Facile capire come le banche centrali inizino a temere i rischi derivanti dalla perdita del controllo su flussi crescenti di capitali.

Il bancomat installato a ottobre a Vancouver, invece, all’entrata del Waves Coffee, una bar al centro della città, è stato il primo sportello per la valuta digitale del pianeta e converte i bitcoin in dollari canadesi. Gli artefici della prima installazione, in questo caso, sono tre soci che hanno sborsato circa 90mila dollari per comprare cinque sportelli automatici costruiti da Robocoin, un’azienda del Nevada. In Canada i regolamenti sono più snelli rispetto a quelli negli Usa, dove le procedure sarebbero state molto più complesse. Il distributore controlla l’identità di chi vuole prelevare con uno scanner che riconosce il palmo della mano. Questo, per impedire che si possa prelevare più denaro rispetto al limite di 3000 dollari canadesi al giorno, pari al limite previsto dalla legge anti-riciclaggio del Canada.

Solo nel primo giorno di funzionamento del bancomat a Vancouver sono state effettuate 81 transazioni per uno scambio di oltre 10mila dollari. L’Atm canadese può essere utilizzato anche da chi non possiede ancora un conto e decide di creare un account per scambiare denaro con la moneta virtuale.

In vendita su eBay un intero negozio di dischi

http://www.rockol.it/news-550049/ebay-vendita-negozio-dischi

In vendita su eBay un intero negozio di dischi

Si sa che su eBay è in vendita di tutto. Parafrasando il vecchio motto di Harrods, “dallo spillo all’elefante”. Dunque perché non un intero negozio di dischi? E infatti il signor Tim Derbyshire del negozio On The Beat ha postato l’annuncio col quale intende cedere l’attività. Si tratta di uno store in Hanway Street, aperto nel 1979 tra la zona londinese di Soho e Tottenham Court Road. Derbyshire, specializzato in vinile, afferma: “Vivete il sogno, entrate nello stile di vita rock’n'roll, questa è la vostra opportunità di gestire un negozio di dischi. Nel corso di tutti questi anni ho dato anima e corpo, ma ora per me è giunta l’ora di ritirarmi e di lasciare la conduzione ad un altro appassionato di musica. Se siete giunti al punto della vostra vita in cui non siete più preoccupati di fare soldi, ma preferite condurre uno stile di vita bohémien, incontrando ogni giorno delle persone interessanti e ogni tanto anche delle rockstar, questa è la vostra chance di rilevare il negozio di dischi più vecchio che ci sia nel centro della Swinging London”. Mister Derbyshire aggiunge che, se non troverà un acquirente, abbasserà per sempre la serranda. L’asta si chiude il prossimo 25 novembre. Il negozio è letteralmente a due passi dal teatro Dominion, dove “We will rock you” su musiche dei Queen si replica tutti i giorni dal maggio 2002. Il prezzo è adeguato per il centro di Londra: il negozio costa 300.000 sterline, circa 357.000 euro.

http://www.tviweb.it/saxophone-lultimo-negozio-di-dischi-di-vicenza

Saxophone: l’ultimo mitico negozio di dischi di Vicenza (clicca per vedere il video)

Should i stay or should I go: per ora resta, il Saxophone, l’ultimo mitico negozio di dischi di Vicenza. E mentre I tunes spopola, questo negozio ed il suo titolare restano un punto di riferimento per la musica vicentina!
Pietro Zanella e Pippo Leoni

Willy chiude, festa di musica per l’addio

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/06/13/news/willy-chiude-festa-di-musica-per-l-addio-1.7255397

Ed è arrivato anche per Willy il tempo di chiudere bottega. Dopo quarantacinque anni di attività, lo storico negozio di dischi e cassette di via Piave a Ostiglia, Willy dischi e cassette,…

OSTIGLIA. Ed è arrivato anche per Willy il tempo di chiudere bottega. Dopo quarantacinque anni di attività, lo storico negozio di dischi e cassette di via Piave a Ostiglia, Willy dischi e cassette, abbassa la serranda per sempre. La notizia non è delle più liete per quanti ancora coltivano la passione della musica di ogni tipo comprata in negozio. O anche per chi, pur essendo passato alla musica scaricata da internet, aveva piacere di passare davanti a quelle vetrine che gli ricordavano un pezzo d’infanzia o adolescenza. Ma niente tragedie, bensì una festa: domenica ragazzi e amici hanno deciso che l’addio deve tradursi in un omaggio in musica. Dalle 16 alle 21, con bands locali, dj set e allegria.
Per Willy, perché la storia del negozio è la sua storia. Era il 1968 quando iniziò l’attività. Allora c’era solo la concorrenza di un bazar, che vendeva lavatrici e ogni genere di elettrodomestici, a anche i vinili. In qualche anno Willy è diventato il fulcro della musica da ascoltare e da comprare, a Ostiglia e anche negli altri paesi del Destra Secchia. Da Willy sono passate tre generazioni. All’inizio c’erano solo i quarantacinque giri. Poi arrivarono anche le cassette. E in quanti andavano a chiedere di registrare su cassette vuote mix di musica a piacimento! Un elenco scritto su un foglio di carta era sufficiente. Magia e passione. Poi i cd e sempre al passo con le ultime novità del mercato. Da ultimo Willy noleggiava anche videocassette di film, oggi dvd. A lui si chiedeva anche consiglio, dei clienti conosceva gusti e personalità. Si chiude una vita di lavoro. Ma che festa sia con il Willy’s closing party.

Paola Merighi