Archivio tag: negozi

Negozi di dischi: “Incredibile ma vero, i giovani si riavvicinano”

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/04/07/news/record_store_day_la_riscossa_dei_negozi_che_resistono-82791527/

Record Store Day, la festa nei negozi: “Incredibile ma vero, i giovani si riavvicinano”

Vinile, tu resusciti un disco morto. O almeno, a questo mira il Record Store Day, che sabato 19 riporterà nei negozi di musica ancora superstiti i 33 giri: titoli nuovi, e anche qualcuno vecchio, stampati su microsolco per l’occasione. Servirà a resuscitare un mercato assassinato da Internet e dalla tecnologia in generale? Ci sperano quelli che sul nuovo che avanza si pongono in direzione ostinata e contraria, come Mario Buscemi, fondatore (nel 1969) e gestore dell’omonimo negozio milanese, uno dei pochissimi ancora in attività.

Mario Buscemi, fondatore di Buscemi Dischi a MIlano, che da corso Magenta si è trasferito in via Terraggio.

Cosa può fare un’iniziativa come questa?
“Noi crediamo, anche più di prima. Certo, il vinile interessa anzitutto i collezionisti, ma c’è anche qualche ragazzo che si avvicina curioso e che resta conquistato. Tutto quello che fa interessare all’esistenza di un oggetto chiamato disco può aiutarci, ridotti come siamo”.

La crisi quindi non si è ancora arrestata?
“Le fornisco solo una cifra: una decina d’anni fa un disco di successo vendeva 300mila copie, adesso arriva a 20mila. E no, non si è ancora toccato il fondo. Pensi che adesso vanno maluccio anche i megastore che uniscono dischi, libri e film, che sembravano la formula vincente”.

Come riuscite a resistere?
“Beh, un anno fa abbiamo dovuto traslocare. Di pochi metri, per fortuna: da corso Magenta ci siamo spostati in via Terraggio, nel locale sotterraneo dove prima tenevamo i dischi di classica. In sé lo spazio non è drasticamente diminuito, diciamo che da 150 metri quadrati siamo scesi a 100, ma è chiaro che abbiamo dovuto fare delle rinunce. Tagliando la classica, anzitutto”.

Spending review a parte?
“Abbiamo puntato su quello che già prima era la nostra caratteristica: la specializzazione. Un appassionato sa che se viene da noi può trovare anche il disco più strano e raro, o che se non c’è glielo facciamo arrivare. Basta che sia in catalogo in una qualsiasi parte del mondo. E molto aiuta l’e-commerce. Per fortuna una città come Milano è abbastanza grande da avere un pubblico di gente che non rinuncia al disco, che sia in cd o in vinile. Anche se è chiaro che l’età media è sui 50-60 anni, gente che non rinuncia all’oggetto con cui è cresciuta”.

Quindi, Record Store Day a parte, i vinili li vendete ancora?
“Sì, adesso stiamo puntando su quelli usati”, spiega Mario Buscemi.

“È il terzo anno che partecipiamo attivamente al RSD”, racconta Vito Causarano, il titolare del Centro Musica di Bari. “Ci siamo assicurati un po’ di vinili che arriveranno prima del 19 aprile e poi organizzeremo qualche concerto. Il Record Store Day è un vantaggio, per noi negozianti, ci fa sentire uniti nella stessa lotta per far sopravvivere il disco…”. Meglio il disco fisico del digitale: “Neil Young ha svelato un aneddoto. Lui era molto amico di Steve Jobs, che quando andava a trovarlo a casa sua, ascoltava solo la musica riprodotta in vinile!”INTERVISTA DI ANNA PURICELLI

A contrastare l’avanzata dei megastore fisici e digitali restano in campo l’ottimismo della volontà, la fierezza e la competenza di tanti commercianti appassionati che, da nord a sud, continuano a combattere per una causa nobile, la sopravvivenza stessa del disco, asserragliati nei loro negozi come fossero fortini, da difendere con le unghie e con i denti, insieme a clienti non meno appassionati di loro. E nella giornata del Record Store Day si ritrovano tutti quanti idealmente riuniti sotto la stessa bandiera. Ai titolari di Disco Club (Genova) ed Elastic Rock (Roma), due tra i più agguerriti resistenti, rivolgiamo le stesse domande.

Il vostro negozio era e resta in prima linea. Per voi il RSD sarà una giornata come tutte le altre o avete preparato qualche sorpresa per gli appassionati?
“Partecipiamo al RSD dalla seconda edizione, quella del 2009″, racconta Giancarlo Balduzzi, Disco Club, “e sempre abbiamo organizzato qualcosa. Quest’anno ci limitiamo a fare una trasmissione in diretta dal negozio per la webradio di Arciliguria, Radio Gazzarra, dalle 15.30 alle 17.30, condotta da vecchi e nuovi clienti”.
“Il 19 aprile, per festeggiare degnamente il Record Store Day, saremo concreti. Praticheremo il 10% di sconto su tutti i vinili”, dice Maurizio Burini, Elastic Rock.

Cosa può fare un’iniziativa come il Record Store Day?
Balduzzi: “L’idea di partenza era buona, favorire la musica indipendente e i piccoli negozi di dischi non aderenti a catene. Ma, come al solito, questa idea è stata fagogitata da chi ha il potere (soprattutto dei soldi) e così le major, le catene e addirittura Amazon si sono infilate nell’iniziativa. Così le uscite esclusive si sono moltiplicate, ora è impossibile stare dietro alle innumerevoli liste che ci arrivano, anche perché, per fare questo, ci vorrebbe un investimento esagerato, si ritorna quindi al discorso del potere economico: chi può permettersi un simile investimento? Non certo i piccoli negozi”.
Burini: “Il Record Store Day può incentivare le vendite: in questa occasione escono infatti parecchie edizioni limitate di vinili che spingono il collezionista all’acquisto di LP. Vero è che la discesa in campo delle major e delle grandi catene di distribuzione ha un po’ snaturato l’idea di partenza del RSD, ma è vero anche che ha ampliato, e di molto, il raggio di offerte, di cui poi possono beneficiare tutti, venditori e acquirenti”.

La crisi del disco, dal suo osservatorio, può dirsi finalmente arrestata?
Balduzzi: “Si dice sempre che quando si tocca il fondo si può solo risalire, questo può valere anche per la crisi del disco. Del resto, prendiamo come esempio la nostra città: a Genova all’inizio del Duemila potevi trovare 45 negozi di dischi, ora sono solo otto (di cui quattro aperture postume al 2000). Peggio di così non può proprio andare”.
Burini: “Probabilmente quella del vinile è arrestata, mentre quella del cd negli ultimi tempi si è ancor più acuita”

Come riuscite a resistere all’imperversare del digitale e alla concorrenza dell’e commerce, Amazon in testa?
Balduzzi: “Tenendo in vita i vecchi clienti. Oh, intendo proprio tenere in vita, perché ormai ho una sfilza di pensionati che continuano a comprare i dischi che già avevano dagli anni 70 in vinile, poi in cd dagli anni 80, poi in deluxe edition e ora in cofanetti, magari con pezzi scartati all’epoca, perché ritenuti scadenti. Devo quindi badare alla loro salute, non per niente mi circondo di una notevole schiera di medici, tra loro anche qualche psicanalista (di cui uno infantile, invecchiando spesso si ritorna bambini) e uno psichiatra”.
Burini: “Riusciamo a resistere soprattutto grazie all’acquisizione di vinili d’occasione che acquistiamo all’estero, attraverso selezioni mirate, che mettiamo poi a disposizione dei nostri clienti. E alla vendita di cd, soprattutto usati, un mercato che tira quando, come nel nostro caso, è costantemente alimentato dai nostri stessi clienti”.

Vendete cd e LP, sia nuovi che usati. Che mercato hanno, in percentuale? È vero che il vinile è in continua risalita rispetto al cd?
Balduzzi: “Se facciamo il confronto con l’alba degli anni Zero, è chiaro che la percentuale d’aumento dei vinili è esagerata, anche perché si è partiti da un livello di quasi zero. A livello d’incasso assoluto però si rimane ancora a un 90% dei cd, con progressivo miglioramento dei vinili, anche perché negli ultimi tempi hanno scoperto il fascino del vinile anche parecchi giovani e, a sorpresa, tra loro parecchie ragazze, genere quasi sconosciuto in negozio fino a pochi anni fa”.
Burini: “La nostra percentuale di vendita è indicativamente del 60% per i cd e del 40% per gli LP. Vendiamo più l’usato che il nuovo, diciamo un 60% di usato (sia per il vinile che per il cd) e un 40% di prodotti nuovi. La nostra esperienza diretta dice che il vinile è effettivamente in continua risalita: siamo passati da percentuali di vendita parecchio basse a un 40 % di aumento del fatturato negli ultimi due anni”.

Musica e dischi: con questi prezzi, senza di me

http://italians.corriere.it/2014/02/09/musica-e-dischi-con-questi-prezzi-senza-di-me/

Musica e dischi: con questi prezzi, senza di me

“Mi dica pure”, sussurra il commesso di un vecchio negozio di dischi. Gli spiego che sono rimasto stregato da un tango in versione dance che ho sentito alla radio, ma non ho la più pallida idea del titolo o dell’autore e, quel che è peggio, non riesco neppure a riprodurre la melodia. Mentre parlo, mi rendo conto che sono un caso disperato e che il ricordo di quel brano misterioso è destinato ad assillarmi per il resto dei miei giorni. L’addetto abbassa brevemente gli occhi e quando li rialza, dice: “Un tango remixato…non possono che essere i Gotan Project”. Si gira verso lo scaffale e, nel giro di qualche secondo, la sua mano sapiente estrae un cd dalla copertina raffinata. Quindi lo inserisce nel lettore e fa suonare la prima traccia: bastano un paio di note e capisco che, contro ogni pronostico, il commesso ha fatto centro. Lui mi fissa, in attesa del mio responso. Per un attimo penso: ok, gli dico “non è questo, mi spiace”, e quando arrivo a casa lo scarico gratis dalla rete. Poi rifletto. Di fronte a me ho una persona gentile e preparata: una specie a rischio estinzione, nel malandato ecosistema Italia. E il suo futuro dipende anche da me. Sorrido e domando: “Quanto le devo?” – “Sono 22 Euro”. Pago e saluto. Anche se mi sa che d’ora in poi, con questi prezzi, l’Italia dovrà cavarsela senza di me.

Carlo Mantovani, jonny.pixel@libero.it

I negozi di dischi chiudono? Non a New York.

http://www.corriere.it/spettacoli/13_novembre_22/i-negozi-dischi-chiudono-non-new-york-f0a7959a-538b-11e3-91e0-82492dd09bca.shtml

I negozi di dischi chiudono? Non a New York

Il nuovo negozio della Rough Trade (Nyt)
E dagli con il de profundis del disco, con la chiusura in serie degli esercizi dedicati, il cd è morto (il vinile oramai arcisepolto), il download è l’unica soluzione. Come per le videocassette o i tappezzieri, sembrava segnato il destino dei negozi di dischi: sparire per sempre.

CAFFE’ E AREA CONCERTI- Non è vero, ci dicono da New York, precisamente da Williamsburg, Brooklyn, il quartiere che ha visto la rinascita del garage rock durante gli anni Zero (vedi Strokes e compagnia bella): con i vecchi warehouse, i magazzini trasformati in sale prove, nuove comuni e concert house. Lì sorgerà, lunedì prossimo, il primo megastore della RoughTrade, filiale americana del noto indirizzo londinese, tempio della musica indipendente. Millecinquecento metri quadri, uno spazioso caffè e un’area per i live da 300 persone: «Abbiamo un modello che funziona» dice al New York Times Stephen Godfroy, uno dei proprietari del nuovo store: «Questo sarà un posto dove la gente vorrà passare del tempo».

NUOVA CONCEZIONE – Già, l’idea che sta dietro Rough Trade, ma anche in tanti altri punti vendita, più piccoli, sorti tra le macerie postindustriali di Williamsburg, è che, nella nuova concezione, questi diventano luoghi di incontro e di scambio, dove il rapporto tra clienti e commessi è diretto e non quello formale e burocratico delle grandi catene, non a caso scomparse una dopo l’altra (vedi Virgin o Tower) negli Usa come in Europa. Una dimensione che l’imperio del digitale ovviamente non potrà mai restituire. «Se crei un’atmosfera che invoglia a passarci del tempo- continua Godfroy- qui le persone alla fine compreranno un disco, che sia la prima o l’ennesima volta che vengono». Un modello che, ne siamo certi, potrebbe funzionare anche da noi.

Usa, altri dati sul vinile: i negozi ‘indie’ controllano il 67 % del mercato

http://www.rockol.it/news-366374/Usa,-altri-dati-sul-vinile-i-negozi-%27indie%27-controllano-il-67-del-mercato

L’avvicinarsi del Record Store Day continua ad essere scandito dalla produzione di dati e statistiche che riguardano i negozi di dischi indipendenti e il revival dell’LP analogico.
Nielsen SoundScan ha appena diffuso alcune cifre relative al mercato discografico statunitense, rilevando che in un panorama tuttora recessivo (89,836 milioni di album venduti finora nel 2012,  a fronte dei 90,016 dell’anno precedente) gli LP in vinile continuano a essere in controtendenza e a mostrare una crescita  (1 milione e 159 mila pezzi, + 9 per cento).
Non sorprende affatto, poi, che a farla da padrone in questo segmento di mercato siano i negozi indipendenti, sia pure con oscillazioni abbastanza sensibili da un anno all’altro.  Nell’arco degli ultimi tre anni, rileva Nielsen, il mercato americano degli  album in vinile è passato da 2,6 milioni di pezzi venduti (2009) a 2,8 milioni (2010) e poi a 3,9 milioni (2011). Nello stesso intervallo temporale i negozi indipendenti hanno venduto complessivamente 1,6, 2 e 2,6 milioni di pezzi, aggiudicandosi nei tre anni rispettivamente il 64,1 %, il 71, 9 % e il 66,7 % delle vendite totali di vinile negli Usa.
Lo stesso Record Store Day influisce positivamente sulle vendite al dettaglio di album: nel 2011, durante la settimana dedicata all’evento,  i punti vendita “indie” hanno registrato complessivamente un incremento del giro d’affari pari al 39 per cento rispetto ai sette giorni precedenti.

Bagliori lontani: guida ai negozi di dischi di Torino

http://www.outsidersmusica.it/recensione/Torino/bagliori-lontani-guida-ai-negozi-di-dischi-di-torino/

La realtà di desertificazione di negozi specializzati che ha raggiunto la nostra città (e non solo, credo che il processo sia ormai esteso a tutte le piccole e grandi metropoli del paese), ha creato nell’universo musicale una sorta di buco nero, un vuoto incolmabile per chi ama l’arte dei suoni, e che vede ancora nel prodotto fisico un mezzo di trasmissione di emozioni/sensazioni, che, dal punto di vista emotivo, non ha eguali. La crescente offerta di files musicali da scaricare nel web ha messo in crisi non soltanto l’industria discografica, ma, più di tutti, gli esercenti, costretti a serrare le loro botteghe in vista di un futuro poco roseo.
Che cosa è cambiato veramente, web a parte, nel modo di concepire il prodotto musicale, cosa ha portato l’individuo a preferire il lettore mp3 all’impianto stereo, universalmente riconosciuto negli anni passati come l’unica vera stazione musicale?

Mi è dato pensare che, fra i diversi motivi, ci sia innanzitutto il poco valore attribuito al prodotto, a causa della velocizzazione con cui i dati si sovrascrivono, passando alla prossima proposta. La pirateria ha permesso ai più di accumulare hard disk stracolmi di materiale a costo zero, il più delle volte destinato ad essere dimenticato, oppure relegato ad una superficiale attenzione, a differenza di quanto accadeva in passato, quando l’ascolto di un disco richiedeva tempo per essere assimilato e gustato, giustificando l’investimento del consumatore, obbligato a scegliere accuratamente fra i molteplici (allora come oggi) suggerimenti del mercato.
Questo non riguarda solo i giovani, ma anche gli adulti, e non credo dipenda dal solo fattore economico (in passato eravamo certo più poveri, e personalmente potevo permettermi pochi dischi l’anno), piuttosto dal concetto “tutto e subito”, ormai noto a chi brucia la candela da entrambe le parti. La magia di entrare in un negozio o avvicinarsi alla bancarella di un mercatino e trovare il 33 giri o il cd a lungo ricercato non ha prezzo. Oltretutto è completamente smarrita l’idea di passare un pomeriggio, generalmente il sabato, a chiacchierare o discutere animatamente di musica nel tuo negozio di fiducia, ritrovo non solo di ascoltatori ma anche di musicisti.
Questo accadeva molto tempo fa, a Torino possiamo ricordare negozi come Rock’n’Folk e Maschio. E oggi?
Rock’n’Folk è ancora attivo, ma non è più lo stesso negozio di allora, Maschio ha chiuso da molto tempo, ed anche una grande impresa commerciale come Fnac, mentre sto scrivendo, chiude i battenti. L’acquisto online ha, probabilmente, inferto il colpo finale, di fatto il colosso Amazon non è esente da colpe con le sue incredibili e variegate offerte. Che cosa rimane, quindi, all’acquirente ancora legato al supporto, sia cd o vinile, nella nostra sopita città?

LYS 02

Les Yper Sound

Come anticipa il titolo di quest’articolo, s’intravvedono ancora dei bagliori lontani, la fiamma non si è completamente spenta: è il caso di attività come Les Yper Sound (via Gioachino Rossini 14) di Matteo e Marco. Nel loro locale si respira tuttora la stessa fragranza musicale, il medesimo spirito che un tempo animava venditori e compratori, affinché il tempo e il denaro fossero ben spesi. La gentilezza e la professionalità di questi due ragazzi fa sì che chi decide di entrare si trovi subito a proprio agio, anche se il locale, diviso a metà fra cd e vinile, non ha grandi dimensioni. È subito intuibile che si possono trovare interessanti novità e altresì cose meno recenti, inoltre quello che manca è facilmente reperibile in breve tempo presso i loro fornitori, i prezzi sono buonissimi e possono competere con poca differenza con quelli online (Amazon in primis) e fanno sempre lo sconto ai clienti abituali. Non mi è mai capitato di essere spinto ad acquistare qualcosa che non volevo, perché i loro consigli sono sempre guidati dai gusti e dalle necessità altrui. Aggiungo che, LYS, conserva quella freschezza d’animo che contraddistingue quegli individui dotati dalla passione per il proprio lavoro, non facendo rimpiangere i tempi passati. La clientela, a detta di Matteo e Marco, è composta da fasce di tutte le età, il vinile è un supporto che vende molto bene a differenza di chi lo pensava un articolo sorpassato. In attivo dal 1997, LYS, è ancora una fiamma viva, capace di essere altresì ritrovo culturale per più generazioni, le stesse che, pur vivendo l’era di internet, desiderano ancora ritrovarsi e condividere le proprie passioniche sono poi quelle che rendono attraente la vita.

MR 01

Materiale Resistente

Un altra rivendita da segnalare, questa volta dell’usato, è quella di Materiale Resistente (via Po 25). Il locale, sito sotto i portici di via Po, si avvale di una posizione strategica di passaggio, c’è molto ricambio di materiale, e si possono trovare rarità a prezzi più che buoni. La gentilezza e la cortesia di Marco e Daniele, anche in questo caso, regnano sovrane, i ragazzi sono sempre disponibili e seguono la clientela senza per questo essere invasivi. Fra gli abituali frequentatori vi sono ragazzi che hanno ricominciato ad acquistare il vinile preferendo, quindi, un impianto sonoro tradizionale, abbinato verosimilmente all’indiscutibile comodità del portatile mp3.
Materiale Resistente è presente sul mercato dal 1995 e, pur non avendo la storicità di Backdoor di via Pinelli o Disco Revival di via Galliari, ha saputo conquistare il suo spazio nel corso del tempo, manifestando un entusiasmo non ancora estinto.

Roberto Cortese è un artista e musicista di Torino, attivo da anni nel circuito musicale sabaudo. È autore, tra gli altri, de “Il Canto Del Cigno” (vedi link).

Ok Dischi: un sogno in vinile

Un sogno da realizzare: il ritorno del vinile. O meglio, il reinserimento del disco in vinile tra i supporti più acquistati. Un invito a tornare ad amare un lavoro discografico, più che un tentativo di ripristinare un business che non c’è più. La musica nuovamente apprezzata e valorizzata dal suo supporto di sempre. Con l’aiuto di artisti, etichette, giornalisti, appassionati, imprenditori, si può ridare alla musica una dignità perduta e nuovi anni di culto. Vogliamo che parta un vero e proprio movimento culturale intorno al disco in vinile, e oggi, grazie al web, alla velocità delle idee, alla sempre più forte voglia di passato a causa del triste presente e dell’incerto futuro, è possibile. Le attuali generazioni sono incredibilmente affascinate dal disco, dal meccanismo dello scorrere delle puntine e da quei suoni così avvolgenti, così piacevolmente irregolari ed analogici: si chiedono come mai oggi esistano solo cd e freddi files mp3. Il nostro non è un intento folle, non si vuole annullare il cd o tantomeno ignorare il mercato digitale: l’idea è quella di ampliare ciò che attualmente è solo una piccola nicchia di mercato. Negli ultimi anni ci sono stati segnali molto incoraggianti: aumento delle vendite delle versioni in vinile di album e singoli, aumento della vendita di giradischi presso i megastores, interesse diffuso verso l’oggetto disco in vinile dalle nuove generazioni. Si vuole rilanciare il valore culturale ed emotivo di un disco, di una copertina come forma d’arte e comunicazione, di una superficie maneggiabile e leggibile, di una necessaria passione e cura per la sua stessa conservazione e salvaguardia. Si vuole raccontare cos’era, cosa ha rappresentato e per chi, e cosa significa per il mondo della musica. Non cose esclusivamente riservate a collezionisti, non capricci da dj vinilmaniaci, ma intenti più concreti e precisi. Un esempio? Porgiamo questa prima idea: se la maggior parte dei grandi artisti nel mondo, ma anche solo in Italia, decidesse univocamente di pubblicare i propri nuovi album inizialmente solo in vinile, magari per la prima settimana di uscita, quanto sarebbe invogliato il pubblico a munirsi di giradischi? E quanto il vinile contribuirebbe a contrastare lo scambio illegale di files ed il falso? Con il ritorno del vinile ci sarebbero solo aspetti positivi per la musica e per tutto il suo indotto. Questa pagina è dedicata a chi ama ancora il disco e vuole scommettere sul suo nuovo futuro. E’ un sogno che vuole ridare luce a chi ha dedicato una vita alla musica, investendo in negozi, etichette, produzioni, e che in pochi anni si è visto distruggere quello che era comunque un amore verso le emozioni stampate su vinile, da qualcuno che follemente da molto in alto, decise che era tempo di modernizzare il mercato. Complimenti per lo storico risultato. Che gli artisti comincino a smettere di pensare che ormai il disco non rappresenta più un introito e che serve solo a trainare i concerti. Che facciano loro il primo passo in questa direzione. Ma anche i produttori, le etichette, i gruppi emergenti, i giornalisti, le radio, le tv. Ognuno un cenno, una pedina, una buona parola. Il sogno di chi scrive è di riaprire presto il negozio di dischi in cui è nato e cresciuto: si chiamava “Ok Dischi”. Allora? Chi segue questo folle? “Stay hungry, stay foolish… (Steve Jobs)”.

Gigio Rosa