Archivio tag: mangiadischi

Che musica con i 45 giri! Ricordi e passioni di chi è nato nel vinile

http://www.targatocn.it/2013/06/15/leggi-notizia/articolo/che-musica-con-i-45-giri-ricordi-e-passioni-di-chi-e-nato-nel-vinile.html#.Ub2Fy4waySM

“Ramaya” di Afric Simone è stato il primo. Chi lo conosce ricorda perfettamente quel ritmo e quel suo ritornello “cuccuccu Ramaya” che ti abbaglia di allegria. Il mio primo 45 giri! Con quello mi ero giocato il regalo di compleanno più la paghetta di una settimana. Lo facevo suonare di continuo. Solo qualche tempo prima in casa era arrivato il giradischi, che si chiudeva e diventava una valigia in pelle nera. Quella trasformazione mi sembrava geniale. La novità del giradischi era che, spostando una levetta e togliendo il supporto centrale, potevi ascoltare anche i 33 giri. Azionarlo richiedeva un po’ di attenzione; per prima cosa bisognava sollevare il braccio e spostarlo leggermente verso l’esterno. Il piatto iniziava a ruotare, con il motorino di sottofondo a fare da preludio. L’operazione più delicata era la fase di appoggio della testina sul solco iniziale del vinile… troppo slancio oppure mano malferma significavano scratch da pelle d’oca! Ogni tanto infatti la testina era da cambiare, dalle botte che prendeva.

Su alcuni modelli, un po’ più da battaglia, il braccio non aveva la giusta pressione di appoggio sul disco e quindi “saltava” spesso e volentieri. Il rimedio più utilizzato era il trucchetto della moneta da 50 lire, fissata con un elastico sull’asta a equilibrare i pesi. Altro momento delicato e indimenticabile era quando il giradischi si “incantava”, ripetendo all’infinito la stessa frase. Le vie d’uscita erano due: sollevare il braccio e spostarlo più avanti, oppure – da cinghiali – dare una leggera pacca sulla valigia, come si faceva per il flipper. Nella seconda opzione solchi e testina si abbracciavano increduli in un angosciato lamento.

Giovanni, il mio amico, invece aveva il mangiadischi, che ogni tanto portava in cortile. Comodissimo, color verde pisello, ci faceva compagnia per interi pomeriggi, finchè le batterie reggevano la nostra resistenza. Bastava prendere il disco e infilarlo nella fessura, senza dover pensare a testine che si rompono oppure a solchi che si graffiano. Unico difetto, funzionava solo per i 45 giri. Una sua zia gli aveva regalato l’ellepi “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato, che custodiva gelosamente in casa in attesa del Natale, dove aveva già opzionato anche lui un giradischi. Mi ricordo quando il momento è arrivato. A casa sua, io, lui e Luigi con le chitarre a suonare sopra a “Il gatto e la volpe”, cercando di inseguire il ritmo giusto, cavalcando il giro di do. Con buona pace dei vicini di casa.

Valter Castellino