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Londra, Sister Ray apre un negozio di solo vinile a Shoreditch

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Londra, Sister Ray apre un negozio di solo vinile a Shoreditch

La rinascita dei negozi di dischi e del vinile, in Inghilterra, trova segni tangibili nell’apertura di nuovi punti vendita: sono passate solo poche ore da quando Rough Trade ha annunciato l’inaugurazione, a giugno, di un nuovo negozio a Nottingham e ora è Sister Ray Records, baluardo del Record Store Day e della “via della musica” londinese Berwick Street, a far sapere che aprirà un nuovo spaccio di soli vinili presso l’Ace Hotel nel quartiere di Shoreditch.

Il nuovo negozio londinese, che proporrà un assortimento di vinili nuovi e usati e disporrà di postazioni di ascolto, aprirà il 29 luglio con un party di lancio in cui si esibiranno artisti e dj fino a tarda sera. Al gestore e proprietario Phil Barton, intanto, si è associato un nome di prestigio dell’industria discografica come Tony Wadsworth, ex numero uno della EMI e attuale presidente dell’assocazione dei discografici BPI. “Lo conosco da quando lavoravamo insieme alla Parlophone e da allora le nostre strade si sono incrociate tante volte”, ha raccontato Barton al sito Record of the Day. “Gli è sempre piaciuto il nostro negozio e l’opportunità del nuovo punto vendita è sembrata il momento giusto per coinvolgerlo nella mia attività. Sister Ray può essere più di un ottimo negozio e Tony è la persona che può far accadere le cose”. “Il vinile è diventato il formato preferito dei veri appassionati di musica e questo è il momento giusto, per una guida fidata come Sister Ray, per aprire un secondo punto vendita dedicato al più amato dei supporti musicali”, ha commentato lo stesso Wadsworth.

Sister Ray esiste dal 1984, quando Barton allestì una bancarella sotto questa sigla (ovvio il riferimento al classico dei Velvet Underground) al mercato di Camden. Conquistata in breve tempo una solida reputazione, si trasferì nel 1989 in Berwick Street, dove da allora è rimasto pur cambiando nel tempo tre indirizzi (da quest’anno è ubicato al civico 34).

Londra: Record Store Day

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Record Store Day, un giornata di festa live a Londra e in tutto il Regno Unito

LONDRA – La primavera è arrivata, il countdown è iniziato: come ogni anno Londra aspetta con trepidazione il Record Store Day, la giornata dedicata ai negozi di dischi. Sabato 19 sarà un giorno di festa nella capitale inglese e in tutto il Regno Unito: si vedranno nuovamente centinaia di persone fare la fila per accaparrarsi l’amato oggetto del desiderio, un disco in vinile in edizione limitata (sono tante le uscite previste per il RSD), ma anche per guadagnarsi un posto quanto più vicino possibile ai palchi su cui si terranno i concerti all’interno dei negozi.

Un giorno di festa e di gioiosa resistenza: perché se è vero che negli ultimi vent’anni la Gran Bretagna ha visto sparire migliaia di negozi di dischi, indipendenti e non (hanno chiuso anche le catene Virgin e Tower, mentre HMV resiste a fatica), è altrettanto vero che i “record shop” che restano aperti lo fanno puntando tutto sulla qualità e su un rapporto di fiducia con la propria clientela.

In ogni angolo del Regno Unito ci saranno negozi di dischi piccoli e grandi che in occasione della settima edizione del Record Store Day proveranno a rivivere i fasti dei tempi che furono con eventi, concerti in-store, DJ set ed altre iniziative.

A Edimburgo Coda Music offrirà il tradizionale “bacon roll” ai primi cinquanta clienti e, a partire dalle 12.30, ospiterà i live di alcune band locali come il quintetto folk-blues King Eider e la nuova formazione punk-blues Fin Ray. Nella minuscola Letchworth, a cinquanta chilometri da Londra, David’s Music ha in programma un’intera giornata di eventi tra DJ set e concerti di artisti più o meno noti come Lisa Redford, Martin Stephenson e Gemma Ray. Milque & Muhle Records a Birmingham offrirà torte e birra a tutti, mentre i Seeland (band composta da ex membri dei Broadcast) si esibiranno dal vivo. Saranno invece i Wedding Present, gruppo di culto della scena indie anni Ottanta, gli ospiti principali di Spillers Records a Cardiff.

Ma la festa, quella vera, sarà a Londra. Sin da mezzogiorno Berwick Street, la celebre strada dei negozi di dischi immortalata dagli Oasis sulla copertina di “(What’s The Story) Morning Glory” verrà chiusa al traffico: di fronte al famoso negozio Sister Ray sarà allestito un palco per una sorta di minifestival che dalle 12 si protrarrà sino alle sette di sera. L’anno scorso gruppo di punta della giornata erano stati i Wire, leggenda del post-punk inglese. Quest’anno, invece, sarà la volta di The Soho Hobo, Edwyn Collins, September Girls, del redivivo Adam Ant, del DJ Andy Smith, con la chiusura affidata alla storica formazione punk-reggae Ruts D. C.. Più giù lungo la stessa via saranno presi d’assalto anche Reckless Records e Music & Video Exchange, che ospiterà DJ set per tutto il giorno.

Altro luogo cruciale del Record Store Day a Londra è Rough Trade. O, per meglio dire, i due Rough Trade: quello storico, a Portobello, dove saranno di scena Adam Ant, Sleaford Mods, Eyedress, Slow Club ed Edwyn Collins, mentre nel suo omologo di Brick Lane si alterneranno DJ set e performance live di Toy, The Rails, East India Youth, Ben Watt & Bernard Butler. Anche i due punti vendita di Flashback, uno a Islington, l’altro nel sobborgo di Crouch End, hanno previsto degli eventi all’interno dei negozi con una serie di DJ che faranno suonare i dischi rigorosamente in vinile per tutta la giornata e un paio di live di artisti locali. Mentre il piccolo ma fornitissimo Casbah Records ha preparato spillette e t-shirt esclusive, ospiterà il live del cantautore David Woodcock e metterà in palio una serie di premi per i clienti che si recheranno fino a Greenwich a comprare i loro dischi. Insomma, Londra si prepara a una grande giornata di festa, dischi e musica: il Record Store Day 2014.

Vi presentiamo la Vinyl Factory. Dove arte e musica sono letteralmente fuse.

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Vi presentiamo la Vinyl Factory. Dove arte e musica sono letteralmente fuse

Uno sguardo al famoso progetto discografico e multi-spazio londinese. Un laboratorio dove si lavora per sviluppare il lato iconico della musica contemporanea, il cosiddetto vinile d’artista. Che sta assumendo sempre più importanza nell’era del digitale.

Il vinile come rinascimento, nell’era del citazionismo, chiama sempre più spesso in causa l’aura del recording. È la sfida, oltre lo spazio-tempo, di performance multimediali che si convertono in edizioni analogiche a tiratura limitata. Nel magma delle etichette discografiche inglesi che hanno sperimentato la fusione tra arti visive e musica contemporanea, alcune idee di qualità artistica e manifatturiera hanno assunto le sembianze di un’eclettica factory.

In un laboratorio londinese chiamato The Vinyl Factory si lavora per trovare sempre nuovi motivi per parlare di Led Zeppelin, Duran Duran o John Cage, come se non fosse già stato detto abbastanza. Gli spazi della factory ospitano live-performance e producono eccentriche compilation: dai dischi del duo Maurizio Cattelan & Pierpaolo Ferrari, firmati Toilet Paper, passando per gli album incisi in occasione di sodalizi, come quello tra il pittore John Currin e lo stilista Marc Jacobs, fino all’elettronica più sperimentale di Dinos Chapman e Anna Meredith.

Ma The Vinyl Factory è molto più che un’etichetta. Si tratta di un progetto che, dal 2001, porta avanti uno studio di produzione, due gallerie d’arte contemporanea, un negozio di dischi, un negozio online e, dulcis in fundo, anche due note riviste musicali: The Vinylfactory e FACT magazine. Il decennale laboratorio collabora, ormai stabilmente, con un certo numero di artisti impegnati a traghettare la produzione artistica oltre la musica, e viceversa, verso il terreno della produzione musicale. In prima linea c’è Christian Marclay, Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2011, che ha manipolato in tutti i modi dischi e giradischi fin dai primi Anni Ottanta. Sulla scia del successo di The Clock, il collage di frammenti audio-visivi presentato a Venezia da Marclay, The Vinyl Factory ha registrato in esclusiva su vinile Groove, uno dei suoi collage di suoni più esemplare. Hanno subìto il fascino della factory anche alcuni enfant terrible della scena inglese, come i Turner Prize Dinos Chapman e Martin Creed. Mentre il primo collabora con The Vinyl Factory a 360 gradi, attraverso esclusivi live-show, presentati in alcuni musei e incidendo edizioni limitate dall’inconfondibile sapore noir, Creed prepara produzioni congiunte tra la Vinyl Factory e la Hayward Gallery di Londra.

Alla Vinyl Factory l’incisione di un nuovo disco, quasi come la presentazione di un totem, si trasforma in una mostra e in uno show, per sperimentare nuovi percorsi e per fruire della musica più attuale. È in quest’ottica trasversale che tante esposizioni della factory hanno visto protagonisti giovani e consacrati artisti della scena inglese, dallo scultore Haroon Mirza al poliedrico Jeremy Deller. L’installazione English Magic che Deller ha presentato alla scorsa Biennale di Venezia, poi trasformata nell’esclusivo English Magic EP, prodotto dalla Vinyl Factory, è protagonista di un tour in Inghilterra proprio in questi mesi.
Se dopo la mania del vinile, è l’ossessione per il cofanetto e per la copertina a farla da padrone, The Vinyl Factory non si fa mancare anche qualche esaustiva monografia, come l’ultima dei Massive Attack. Per il gruppo di Bristol, lo stesso Robert del Naja ne ha curato una intitolata 3D and the art of Massive Attack.

The Vinyl Factory è figlia di quel boom dell’industria del vinile, nuovo e di seconda mano, che è tornato a farsi sentire negli ultimi dieci anni. A tal proposito, a fine anno, uscirà l’atteso libro Vinyl: The Analogue Record in the Digital Age, un viaggio a cura di due sociologi, Ian Woodward e Dominik Bartmanski, che va oltre la nostalgia del disco nell’era della tecnologia. Spazio dunque alle più svariate declinazioni del feticismo del vinile, in veste d’icona della musica contemporanea.

www.thevinylfactory.com

Londra, anche quest’anno ‘strada dei vinili’ per il Record Store Day

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Londra, anche quest’anno ‘strada dei vinili’ per il Record Store Day

20 gen 2014
Come lo scorso anno, per il Record Store Day una strada di Londra si mobilita. E’ Berwick Street, a Soho, il quartiere che fu un bastione delle luci rosse ma delle quali oggigiorno conserva solo qualche avanzo. Molti londinesi conoscono Berwick Street più che altro per il suo non imponente ma vivace mercato di frutta e verdura, più qualche genere domestico, che si svolge per tutto il giorno da lunedì a sabato. Ma in realtà la strada di Soho, dove qualche commerciante ancora attira l’attenzione con accento cockney, è anche l’ultimo bastione del vinile del Regno Unito, e questo i londinesi specializzati lo sanno benissimo; al punto che la strada, nei dintorni della quale rimane qualche ormai rara finestra illuminata con la scritta “model” che in realtà cela ben altro, viene definita la “golden mile of vinyl”. In effetti la concentrazione di spacci di pezzi di plastica col buco in mezzo è fantastica: Reckless Records, Sister Ray e The Music and Video Exchange sulla via, con dietro l’angolo Sounds Of The Universe in Broadwick Street, Black Market Soho in D’Arblay Street e Phonica in Poland Street. Tutte botteghe di vinile che hanno aderito alla manifestazione che quest’anno si svolgerà sabato 19 aprile.

Il programma dettagliato non è ancora disponibile, ma si sa già che ci sarà musica live in strada con gruppi e DJ-set. Lo scorso anno l’”ambasciatore” della manifestazione fu Jack White, quest’anno l’artista non è ancora stato designato.

In vendita su eBay un intero negozio di dischi

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In vendita su eBay un intero negozio di dischi

Si sa che su eBay è in vendita di tutto. Parafrasando il vecchio motto di Harrods, “dallo spillo all’elefante”. Dunque perché non un intero negozio di dischi? E infatti il signor Tim Derbyshire del negozio On The Beat ha postato l’annuncio col quale intende cedere l’attività. Si tratta di uno store in Hanway Street, aperto nel 1979 tra la zona londinese di Soho e Tottenham Court Road. Derbyshire, specializzato in vinile, afferma: “Vivete il sogno, entrate nello stile di vita rock’n'roll, questa è la vostra opportunità di gestire un negozio di dischi. Nel corso di tutti questi anni ho dato anima e corpo, ma ora per me è giunta l’ora di ritirarmi e di lasciare la conduzione ad un altro appassionato di musica. Se siete giunti al punto della vostra vita in cui non siete più preoccupati di fare soldi, ma preferite condurre uno stile di vita bohémien, incontrando ogni giorno delle persone interessanti e ogni tanto anche delle rockstar, questa è la vostra chance di rilevare il negozio di dischi più vecchio che ci sia nel centro della Swinging London”. Mister Derbyshire aggiunge che, se non troverà un acquirente, abbasserà per sempre la serranda. L’asta si chiude il prossimo 25 novembre. Il negozio è letteralmente a due passi dal teatro Dominion, dove “We will rock you” su musiche dei Queen si replica tutti i giorni dal maggio 2002. Il prezzo è adeguato per il centro di Londra: il negozio costa 300.000 sterline, circa 357.000 euro.

Il vinile non salverà l’industria musicale. Però quanto piace!

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Il vinile non salverà l’industria musicale. Però quanto piace!

La nostalgia, si sa, fa vendere. Nel campo musicale questa regola vale probabilmente ancora di più e così alla parola vinile viene sempre un po’ di pelle d’oca, anche a chi, come me, non ha vissuto quell’epoca. In quegli anni, a cavallo tra gli ’80 e i ’90, la musica era principalmente la cassetta, che ormai aveva preso piede a discapito proprio del vinile, e il walkman la rivoluzione portatile del momento. Oggi, nonostante il Cassette Music Day, il mercato delle musicassette è ormai insignificante, relegato a uno zero virgola pochissimo del mercato musicale mondiale. Ciò non toglie che siano ancora molti i fan dell’oggetto cassetta, che in memoria delle compilation registrate anche dalla radio o dalla tv (alzi la mano chi non ha mai premuto il tasto rec del registratore per fermare su nastro una canzone di cui passava il video in tv o il brano in radio), ancora le conservano e collezionano.

Ma il Cassette Store Day esiste anche (soprattutto?) grazie all’intuizione di Chris Brown che a partire dal 2007 ha deciso di celebrare i negozi indipendenti di musica degli Stati Uniti creando quello che, negli anni, è diventato un vero e proprio evento, portando tantissimi artisti ad abbracciarne la causa, creando inediti o ristampando cd e vinili per l’occasione. Un’occasione che in questo 2013 è coincisa anche con la vendita massima di vinili nel penultimo weekend di aprile: 244.000.

Se date un occhio a questa Gif qua sotto, pubblicata qualche mese fa da Digital Music News, vi renderete conto del percorso dell’industria musicale negli ultimi 40 anni e in particolare il saliscendi del vinile che dal 2012 al 2012 è passato dallo 0.2% al 2.3% con un incremento impressionante (guardate anche la fine dei cd):

L’incremento delle vendite dei vinili è enorme e ogni anno cresce sempre di più. Quello previsto per questo 2013, rispetto all’anno scorso, è del 30% passando dalle 4.6 milioni di unità vendute ai 5.6 previsti quest’anno (stando a DMN che cita i dati di Nielsen Sound Scan). Un incremento che chi è nell’ambiente sente nell’aria, ma che, ovviamente, non sposta di molto il valore totale dell’industria musicale che non sarà salvata certo dall’incremento annuale dei vinili (ma sui numeri dell’industria musicale e sulla presunta caduta libera torneremo a breve), quanto piuttosto dal digitale che anno dopo anno consolida la propria crescita.

Intanto un altro dato, uscito ieri, però, dà il mood che si respira. La BPI (British Recorded Music Industry) ha rilasciato uno studio in cui dichiara che la vendita di LP in Uk ha raggiunto il picco massimo da un decennio a questa parte. Ma se una volta erano i Beatles e i Pink Floyd a dominare le classifiche, dall’anno scorso sono i contemporanei ad aver cominciato ad accaparrarsi la testa della classifica. Il 2012, stando sempre alla classifica Nielsen, è stato dominato da Jack White (non a caso testimonial, quest’anno, del Record Store Day), col suo “Blunderbuss” che aveva scalzato dalla cima del podio, dopo 3 anni di dominio incontrastato, quel capolavoro di “Abbey Road”, piazzatosi secondo. Al terzo posto e al quinto posto i Mumford and Sons rispettivamente con “Babel” e “Sigh No More”, col quarto posto appannaggio dei Black Keys di “El Camino”. Questo 2013 è ancora più sorprendente per il mercato inglese che vede tra i dischi più venduti quelli dei Daft Punk, Arctic Monkeys e David Bowie che hanno dato una mano sia alle vendite che al brand “vinile”. Ovviamente se “Random Access Memories” è leader delle vendite nell’anno, la storia inglese dice che sono gli Oasis il gruppo ad aver venduto più LP da quando esiste la classifica.

Secondo il sondaggio della BPI fatto tra coloro che acquistano LP, sette su dieci comprano almeno un vinile al mese, che diventano uno su cinque se dal mese passiamo alla settimana. Addirittura nove su dieci dichiarano che è il loro supporto preferito. Giusto per curiosità, la cover più bella rimane quella di “The Dark Side of The Moon” dei Pink Floyd assieme a “London Calling” dei Clash e “ Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles.

Come per tutto, però, anche qui i numeri possono essere interpretati. Insomma se da un lato c’è una evidente crescita della vendita dei vinili e dell’entusiasmo che circola attorno a questo supporto, dall’altro c’è anche chi fa tornare tutti coi piedi per terra: BusinessWeek, infatti, in un pezzo dal titolo “La rinascita dei vinili difficilmente smuove l’ago delle vendite” sottolinea che benché la crescita dei vinili sia netta e sostanziale, notando come “negli ultimi sette anni questo formato vecchio di 65 anni si sia ripreso del 338%”, è anche vero, per contro, che nelle vendite totali rappresenterebbero solo l’1.4% di quelle complessive, raffreddando gli entusiasmi.

Ad ogni modo il vinile resta una moda, di nicchia, certo, che però prende sempre più piede, sia tra chi semplicemente acquista musica che tra gli addetti ai lavori, come James Murphy (Lcd Soundsystem) che di mollarlo non ci pensa proprio.

Apre a Londra la Vinyl Library, la biblioteca di vinili

http://www.dailybest.it/2013/07/02/apre-a-londra-la-vinyl-library-la-biblioteca-di-vinili-video/

Sophie Austin e Elly Rendall sono due dj-londinesi amanti della musica oltre che praticanti del mestiere. Un bel giorno, convinti della necessità di ampliare la loro collezione di vinili, hanno avuto un’illuminazione: perché non coinvolgere tutti gli amanti della musica come noi nella realizzazione di una mega collezione di dischi?

Detto fatto: si sono inventati una sorta di biblioteca dei vinili ribattezzata “Vinyl Library” (qui la pagina Facebook), che ha sede a Stoke Newington (distretto a nord di Londra) e che mira a coprire un vasto orizzonte temporale (dal 1970 fino alla techno contemporanea) delle produzioni musicali. Gli utenti di questa “discoteca” potranno sia prendere in prestito i dischi (fino ad un massimo di 5 pezzi) che incontrarsi in biblioteca per condividere le proprie “esperienze”. L’iscrizione al club per accedere  al materiale di questa atipica biblioteca costerà 1 sterlina, ma a coloro che doneranno i propri vinili viene promessa l’iscrizione gratuita.

L’altro aspetto interessante – sottolinea Sophie Austin – è che le persone potranno far alloggiare i loro dischi alla ”Vinyl Library“, senza doversi preoccupare di trovare del nuovo spazio nelle proprie case. Il problema da affrontare, invece, sarà quando bisognerà rincorrere coloro che non restituiranno quanto preso in prestito; ma Elly Rendall confida che gli utenti saranno virtuosi e sapranno rispettare questo “bene comune” – anche perché con solo 5 album è difficile che possano andare a costruirsi una copiosa collezione di vinili.

HMV, il negozio simbolo di Londra torna nella sua sede storica?

http://www.rockol.it/news-509289/beatles-hmv-londra-oxford-street

17 giu 2013 Secondo le ultime notizie in arrivo dal Regno Unito (e più precisamente dall’Evening Standard), il negozio simbolo della catena HMV a Londra tornerà – previa approvazione del proprietario dell’immobile – ad occupare la sua sede originaria, trasferendosi dal numero 150 di Oxford Street al civico 363 della stessa via, nello stabile ora occupato dalla catena di negozi di scarpe Footlocker. Alla base del trasferimento ci sarebbe la volontà di contenere le spese di affitto, dal momento che la sede attuale occupa uno spazio di circa 5.388 mila metri quadrati e quella originale si estende su una superficie di 1.858 mila metri quadrati. Music Week riporta intanto che da metà maggio la catena, salvata dalla bancarotta dallo specialista in ristrutturazioni Hilco, ha ripreso a incrementato il suo giro d’affari, e che in autunno riaprià il suo sito Internet.

La sede originale di HMV, allora aperta sotto l’insegna His Master’s Voice di proprietà della Gramohone Companye e conosciuta come “il negozio di dischi più grande del mondo”, venne inaugurata nel luglio del 1921 alla presenza del compositore sir Edward Elgar. Lì, nel febbraio del 1962, Brian Epstein fece stampare su un acetato a 78 giri i provini realizzati un mese prima dai Beatles presso gli studi della Decca. Il cambio di sede al civico 150 avvenne nell’aprile del 2000, mentre al numero 363 vennne collocata una targa commemorativa inaugurata dal produttore storico dei Beatles, George Martin.