Archivio tag: jazz

Il 25 aprile e il jazz in Italia. Ecco la storia dei V disc

http://www.huffingtonpost.it/paolo-romano/25-aprile-v-disc_b_5204352.html?utm_hp_ref=italia-culture

Il 25 aprile e il jazz in Italia. Ecco la storia dei V disc

Il 25 aprile del 1945 e il jazz. Tutti gli avvenimenti che portarono alla liberazione sono stati scanditi dalle sincopi della musica afroamericana, tonnellate di brani inediti che il governo degli Stati Uniti inviava alle truppe impegnate in ogni angolo del mondo a combattere il nazismo e i suoi alleati. Il 25 aprile finisce, così, per essere anche da noi la piccola festa dei V disc, i dischi della vittoria.

È una storia che merita di essere ricordata, perché se oggi il jazz e i jazzisti italiani sono considerati a livello internazionale all’avanguardia di questa musica nata, in fondo, lontanissima dalle coste del Mare Nostrum, lo si deve proprio alla (in)volontaria contaminazione prodotta dagli eventi bellici e dalla diffusione dei primi 78 giri della storia.

Proprio per far sentire i soldati a “casa” nacque l’etichetta Victory, che, con cospicui finanziamenti del Ministero della Guerra a stelle e strisce, pagò i più importanti protagonisti dell’era dello swing per incidere brani da inviare al fronte; venivano impacchettati a decine, centinaia e inviati agli avamposti militari, insieme alla cioccolata e alle lettere d’amore delle fidanzate. Si contano oltre 2800 brani incisi, tre per ogni disco.

Qualche nome coinvolto? Louis Armstrong, Duke Ellington, Count Basie, Lester Young, Art Tatum, Dizzy Gillespie, Ella Fitzgerald registrarono per la Victory. I soldati ascoltarono e fecero ascoltare la loro musica nelle strade, nelle piazze e nelle case italiane, spesso dimenticandosi o regalando i preziosi “gadget”, che oggi, per i collezionisti, hanno un valore inestimabile e sono, per lo più, introvabili.

I V disc, tutti registrati fino alla fine del 1944, portarono, in più, un’altra piccola liberazione tecnologica: quella dalla gommalacca, materiale decisamente poco adatto al trasporto e fin allora utilizzato per le incisioni e le riproduzioni musicali. Ed ecco che fece la comparsa sulla scena il vinile, che aveva il pregio di non arrivare frantumato in mille pezzi come capitava al suo antenato in cera.

I racconti dei nostri musicisti degli anni ’40, ’50 e ’60 sono pieni di testimonianze di gratitudine verso i V disc e non c’è uno che neghi il contributo essenziale che essi portarono alla conoscenza di quella musica.

In assenza di sistemi economici di registrazione, infatti, ascoltare i brani via radio impediva un ascolto ripetuto e capace di trascrivere perfettamente quella musica tanto strana e improvvisata che veniva di là dall’oceano.

Grazie alle trascrizioni dello swing abbiamo acquistato una coscienza diffusa e popolare delle del jazz e delle sue potenzialità, musica osteggiata anche dal nostro regime perché colpevole di “negritudine”, e fummo tra i primi a comprendere la rivoluzione che da lì a qualche anno sarebbe arrivata con il be bop di Charlie Parker.

Il meglio di Blue Note

http://www.ilpost.it/2014/03/31/blue-note-copertine-dischi/

Il meglio di Blue Note

Blue Note, che è probabilmente la più illustre e famosa delle storiche case discografiche di jazz, compie 75 anni nel 2014. Fu fondata nel 1939 da Alfred Lion e Max Margulis, un appassionato di musica nato a Berlino ed emigrato a New York e uno scrittore e musicista americano di idee comuniste che contribuì soprattutto finanziariamente. Il primo disco fu inciso tutto in un solo giorno il 9 gennaio 1939 e si chiamò “The first day“. Lion coinvolse un suo amico berlinese, il fotografo Francis Wolff, nell’impresa, e i due insieme la guidarono fino agli anni Sessanta. Poi Blue Note passò attraverso una serie di acquisizioni e fasi alterne, e oggi fa parte del gruppo Universal.

Il periodo di maggior successo e splendore di Blue Note – e anche per una fase della storia del jazz – fu quello dalla metà degli anni Cinquanta agli anni Sessanta, durante il quale pubblicò dischi di molti dei più grandi musicisti di sempre. Oltre che nella musica, la creatività di Blue Note di quegli anni si mostrò nella tuttora leggendaria qualità grafica delle copertine dei dischi, quasi sempre opera del grafico Reid Miles, che rese famoso il suo uso di foto in bianco e nero e stile modernista e inventivo di caratteri tipografici non graziati, che Blue Note riprese anche dopo che Reid ebbe lasciato, anche lui alla fine degli anni Sessanta.

Per celebrare i suoi 75 anni Blue Note ha appena presentato – insieme a un lavoro già iniziato da tempo di rimasterizzazione del suo catalogo – un progetto di ristampa in vinile di cento suoi grandi dischi risalenti a tutto questo periodo, ma soprattutto naturalmente agli anni Cinquanta e Sessanta, alcuni dei quali difficili da trovare in qualunque formato. I primi cinque dischi sono usciti il 25 marzo, e ne verranno pubblicati cinque alla volta ogni mese per un anno e mezzo. La scelta ha già generato discussioni su cosa c’è e cosa manca, come prevedibile. E anche tra le famose copertine, la lista ne comprende molte meravigliose, ne esclude altre – per ragioni musicali, intuibilmente – e per le stesse ragioni scende a patti con alcune grafiche degli anni Novanta non proprio all’altezza: ma sono cinque, su cento.

Fabrizio Bosso & Marco Moreggia, se la dancefloor suona jazz

http://www.dazebaonews.it/cultura/item/24692-fabrizio-bosso–marco-moreggia-se-la-dancefloor-suona-jazz

Fabrizio Bosso & Marco Moreggia, se la dancefloor suona jazz

ROMA – Un duo sui generis: Fabrizio Bosso live alla tromba e Marco Morreggia in consolle. Da una parte il jazz più caldo del trombettista piemontese, dall’altra beat electro e sonorità dance sui vinili selezionati da Moreggia.

L’incontro tra due personalità artistiche ha dato origine a una sinergia musicale che gode dell’impeccabile groove del musicista, capace di fondere la magia della tradizione e la forza del be-bop e dell’hard-bop Anni ’60, elaborando un sound innovativo e personale, fatto di nitida freschezza, lirismo e tensione interpretativa. E i set di Marco Moreggia che spaziano dal jazzy al soul, al classic e alla deep house. Se la sintassi ritmico-melodica di Bosso non è mai prevedibile, il senso dello swing è spesso spinto agli eccessi e la creatività delle sue riletture è fuori da ogni canone. L’apporto performativo del dj producer Marco Moreggia integra e amalgama i suoni in un caleidoscopio ritmico, rendendo queste jam uniche. Live music e vinili che girano in consolle nel segno della creazione estemporanea e di un interplay basato sulla voglia di conoscere, sperimentare e miscelare tradizioni e ascendenze sonore apparentemente distanti, che qui si sposano in un set davvero impeccabile.

Qualcosa a metà tra un concerto e una serata club: un evento sperimentale nel vero senso del termine, musica ricercata per far ballare e divertisti. Il live-dance è basato sull’improvvisazione. Dischi e fiati s’incontrano, mescolandosi senza alcuna scaletta predefinita, dove i loop più elettronici si uniscono al concetto jazz dell’improvvisazione.

Durante la serata organizzata dalla crew di Any Given Monday per la prima volta i migliori studi di tatuaggi di Roma e non daranno prova delle loro abilità artistiche all’interno di un club. Sarà inoltre installato un set fotografico professionale a tema tattoo ed i migliori soggetti fotografici vinceranno la possibilità di poter avere sul proprio corpo un tatuaggio gratuito presso gli studi presenti all’evento.

In apertura Barby Dj, a seguire Discount, Mokai e Malibù Stacey direttamente da Any Given Monday.

Sabato 15 marzo

Ore 22.30

Rising Love

Via delle Conce, 14 – Roma

Ingresso Euro 10

Infoline 3394270672