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Il vinile si vende sempre più, mai così tanti in UK dal 1996

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Il vinile si vende sempre più, mai così tanti in UK dal 1996

(CG) Chi vi scrive ricorda che quando era ancora teenager il CD venne lanciato in dosi massicce sul mercato, con l’assicurazione di essere una tecnologia molto più pratica del vinile: per via delle dimensioni, per essere decisamente più resistente all’usura, oltre che garante di un ascolto di qualità molto maggiore. Per questo, se un disco in vinile costava allora (parliamo dei primi anni ’90) circa 20.000 lire (come la cara antica musicassetta), per quello in formato CD bisognava pagarne circa 30.000.

La proporzione 3/2 oggi si è ribaltata, eppure il mercato del vinile, quasi inesistente a fine anni ’90 / primi ’00, si rivela in continua crescita. Forza della moda, tanto che oggi molti insistono nell’affermare come ciò che veniva sbandierato più di 20 anni fa fosse falso, e che il miglior ascolto lo si ottenga indiscutibilmente con i 33 giri.

Ad ogni modo, è di ieri la notizia che nel Regno Unito le vendite di vinili dall’inizio del 2014 hanno raggiunto il milione di unità, evento che non accadeva dal 1996. L’Official Chart Company britannica stima che a fine anno potranno toccare 1,2 milioni, e in ogni caso rispetto a soli cinque anni fa il mercato è cresciuto di 3 milioni di sterline, raggiungendo la non irrisoria cifra di 20 milioni di pound di fatturato. Non dissimile la situazione in Nord America: nel 2014 le unità vendute nei primi sei mesi dell’anno hanno raggiunto i 4 milioni, il 40% in più rispetto al 2013.

Per quanto riguarda l’Italia, asserisce un rapporto della FIMI dello scorso aprile: “Nel 2013 si è registrato un aumento delle vendite del 6% rispetto all’anno precedente. Mentre già nel 1° trimestre 2014 si registra un +14% di vendite rispetto allo stesso periodo del 2013 (Dati Deloitte per FIMI).” Una rilevazione ancora più recente, riguardante i primi 9 mesi del 2014, aggiunge che “Il trend di crescita del vinile prosegue la recente traiettoria in controtendenza con il comparto del fisico e, pur rappresentando solo una piccola nicchia sull’intero mercato, registra un +66%”, un vero e proprio boom dunque.

A calare invece, rivela il sito canadese ‘Exclaim.ca’, le vendite di album ‘digitali’: l’anno scorso è stato il primo a registrare una decrescita, soprattutto ‘per colpa’ dei servizi di streaming come Spotify e Deezer. Analogamente accade anche da noi: se il digitale ormai è il 45% del mercato discografico totale (in crescita nel complesso del 5%), il 57% di esso è costituito da streaming in abbonamento o pubblicità, con il primo che rispetto al 2013 è cresciuto di più del doppio. Perde il 19% il download, mentre il CD cala del 6,7%.

Anche in Italia prosegue la cavalcata di streaming e vinile

http://www.lastampa.it/2014/10/31/blogs/digita-musica/anche-in-italia-prosegue-la-cavalcata-di-streaming-e-vinile-ODRFWu2Z0AmSka0gWpclZN/pagina.html

Anche in Italia prosegue la cavalcata di streaming e vinile

In occasione della fiera Medimex di Bari, Fimi ha pubblicato i numeri dell’industria musicale nazionale relativi ai primi nove mesi del 2014. Sono dati che tracciano un panorama in fondo abbastanza positivo, dove l’impennata di streaming e vinile riesce a contrastare il tracollo dei download e il calo (abbastanza contenuto) dei cd. Vediamoli nel dettaglio.

Il dato complessivo. Da settembre 2013 a settembre 2014, il fatturato generale è cresciuto del 5%, da 71,8 a 75,4 milioni di euro.

Chi sale. Il trend globale viene confermato in Italia: streaming e vinili sono i grandi protagonisti di questa prima metà degli anni ’10. Rispetto allo stesso periodo del 2013 le entrate provenienti dallo streaming sono cresciute dell’ 89% passando da 10,3 a 19,4 milioni di euro. Vanno bene sia gli abbonamenti a pagamento (come Storify e Deezer, +109%) che i servizi gratuiti con entrate pubblicitarie (come YouTube, +74%).

Anche per il vinile si sta per chiudere una nuova annata d’oro: +66% rispetto al 2013, passando da 1,2 a 2,0 milioni di euro.

Chi scende. Come accade ormai regolarmente da più o meno quindici anni, i cd proseguono nella loro caduta. Il mercato fisico nel complesso ha perso il 5%, da 43,3 a 41,3 milioni di euro, ma dalla tabella Fimi si intuisce che questi dati comprendono anche i vinili. Se togliamo la loro parte, la flessione è un po’ più pesante: -6,7%, da 42,0 a 39,2 milioni di euro. Comunque un po’ meglio rispetto ai tonfi a doppia cifra registrati spesso negli anni scorsi.

Un tonfo a doppia cifra è invece quello del download, che fa segnare l’indice percentuale peggiore del mercato: -20%, da 18,2 a 14,6 milioni di euro. Anche questa è una tendenza che rispecchia quanto avviene in tutto il mondo, con la differenza che in Italia il mercato dei download (i brani acquistati e scaricati su Internet) non era decollato con la stessa rapidità di altri paesi. Quindi anche la sua frenata incide meno sul conto complessivo.

Un po’ di rapporti. Tirando le somme, da un punto di vista del consumo musicale (almeno da quello che genera entrate) il nostro paese non è ancora a maggioranza digitale. Ma lo sta diventando. Il settore fisico è passato dal 60% al 55% del fatturato, quello web dal 40% al 45%. In valore economico, la distanza tra i due comparti si è dimezzata: da 14,8 a 7,2 milioni di euro. Negli ultimi tre mesi del 2014 probabilmente il divario verrà ulteriormente limato e nel 2015 potrebbe esserci il sorpasso (già avvenuto in altri paesi come gli Stati Uniti).

Dove i rapporti si sono già radicalmente rovesciati è all’interno del comparto digitale. Il download ha ceduto lo scettro allo streaming, che oggi vale il 57% del mercato web (dodici mesi fa era ancora al 36%). È difficile scattare una fotografia precisa della musica su Internet: per esempio, in statistiche come quella compilata da Deloitte per Fimi probabilmente non rientrano tutte quelle voci di vendita legate ai siti ufficiali degli artisti o a realtà alternative come il crowdfunding. Il panorama è molto sfaccettato e in continua evoluzione. Ma l’impressione è che nel giro di un paio d’anni – con buona pace delle pop star che ancora lo guardano con diffidenza – il consumo musicale via Internet potrebbe essere dominato dallo streaming con percentuali bulgare (o quasi), senza quasi più traccia di download a pagamento (con una piccola sacca di resistenza del download non autorizzato via P2P).

Un’ultima curiosità sul vinile. È da almeno cinque anni che il disco nero è tornato a far sentire la sua musica, ma all’inizio la sua robusta crescita percentuale era legata a valori assoluti molto bassi: briciole del mercato. Il vinile ripartiva praticamente da zero. Oggi il suo peso sul mercato è ancora limitato, ma inizia a essere visibile: con i suoi 2 milioni di euro di ricavi, l’lp vale oggi il 2,77% del mercato complessivo e il 5,05% del mercato fisico (a settembre 2013 questi valori erano rispettivamente 1,75% e 2,90%).

Qual è la musica ‘vecchia’ che si ascolta più in Italia?

http://www.rockit.it/classifica-amazon-dischi-vintage-piu-venduti-online

Qual è la musica ‘vecchia’ che si ascolta più in Italia?

Attraverso l’analisi dei dischi vintage più acquistati nel suo negozio online, Amazon.it traccia la nuova geografia di quello che resterà non solo degli anni ’80, ma anche degli anni ’60, ’70, ’90 e 2000: in occasione dell’avvio della sezione Pietre Miliari della Musica, il sito di acquisti online ha analizzato le abitudini dei propri utenti per scoprire quali sono annate e band storiche che gli italiani preferiscono ascoltare.

La prima sorpresa arriva dagli anni ’60: niente twist o beat, ma Miles Davis e Led Zeppelin, mentre per gli anni ’70 trionfa la psichedelia dei Pink Floyd, negli ’80 vanno forte Bruce Springsteen e Clash, nei ’90 Nirvana e Pearl Jam, e infine per la decade del 2000 Amy Winehouse, Radiohead ed Eminem.

I dati relativi ai dischi più acquistati sul sito mostrano come la decade degli anni Novanta sia attualmente quella preferita dagli utenti italiani: il 22,7% degli acquisti riguardano dischi di questo periodo. Seguono gli anni ’60, con il 22,6% degli acquisti e gli anni ’70 con il 21,5. Chiudono con un netto distacco gli anni ’80, fermi al 16,8% e gli anni 2000, che si attestano al 16,3%. Andando poi ad analizzare le preferenze nelle principali città italiane, scopriamo che ci sono città con un spiccata predilezione per una particolare decade. Il Centro Italia sembra amare particolarmente gli anni ’60, con cinque delle 10 città presenti in classifica che provengono da queste zone. Gli anni ’70 e ’80 piacciono soprattutto al Nord, mentre gli anni ’90 che spopolano nel Sud Italia con Brindisi, Pomezia, Barletta, Reggio Calabria e Taranto nella top 10.

Record Store Day, da “Mirror to the Soul” all’eterna sfida Beatles vs Stones: è festa

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/04/14/news/record_store_day_tante_iniziative_speciali-83548815/

Record Store Day, da “Mirror to the Soul” all’eterna sfida Beatles vs Stones: è festa

Sprint in tutta Italia (come nel resto del mondo) per il Record Store Day, la festa della musica che celebra la settima edizione sabato 19, alla vigilia di Pasqua. Anche quest’anno, oltre alle numerose pubblicazioni discografiche e alle iniziative spontanee nei negozi di dischi, non mancano mostre, proiezioni di film, presentazioni di libri, concerti e molto altro ancora.

Da Santeria a Milano, dopo il consueto matinée del sabato a pranzo, ci sarà la proiezione di Mirror To The Soul, un film documentario nato dalla collaborazione tra la Soul Jazz Records e la British Pathé, composto interamente da cinegiornali girati nel periodo 1920-1970 con scene di cultura musicale, vita politica, turismo delle isole caraibiche. Musicalmente sono rappresentati il calypso, il mambo, il reggae, la santeria e il gwo ka, la musica folkloristica delle Guadalupe. A seguire un dj set di Milano Town Soldiers.

Il film documentario Mirror To The Soul, che sarà presentato alla Santeria di Milano, nasce dalla collaborazione tra la Soul Jazz Records e la British Pathé. È composto interamente da cinegiornali girati nel periodo 1920-1970 con scene di cultura musicale, cronaca, costume, politica, turismo delle isole caraibiche

Al Museo di Arte Moderna MAMbo di Bologna gli Altera presenteranno il 45 giri di Par-Lamento, il disco inedito registrato con Roberto “Freak” Antoni e insieme a Giordano Sangiorgi del Mei, produttore del disco, ne racconteranno i retroscena. Verrà anche proiettato il videoclip ufficiale del brano e ci sarà anche un set acustico. Completa l’iniziativa una mostra mercato di vinili d’epoca e il lancio del progetto “I love Freak”, la cui campagna è attualmente attiva su Music Raiser.

Al Palazzo delle Arti di Napoli e all’interno della Mostra Rock!4, lo scrittore Maurizio De Giovanni, attraverso le voci delle attrici Mariagrazia Liccardo e Tiziana De Tora presenterà La musica giusta, un racconto inedito dedicato alle donne del rock; Lino Vairetti, il cantante storico degli Osanna, solleticherà i fan del progressive con l’album Rosso Rock-Live in Japan e il doppio dvd Tempo. Inoltre sempre al Pan di Napoli sarà proiettata in esclusiva l’intervista al Premio Oscar Nicola Piovani che ha ricevuto recentemente il Premio Rock Legend in occasione della presentazione del suo libro La musica è pericolosa (Rizzoli).

A Palermo, sotto la spinta propulsiva del dj Sergio Cataldi e della Galleria d’Arte Von Holden Studio e in una città che è rimasta senza un solo negozio di dischi, il Record Store Day è organizzato da un collettivo di dj’s, musicisti, designer e si terrà al Rizzo Manufacture Studio, uno spazio nato come laboratorio di scarpe artigianali che verrà trasformato in uno spazio espositivo per le label indipendenti palermitane, tra cui Malintenti Dischi (Nicolò Carnesi, Omosumo) e 800A (Waines, Pan Del Diavolo). Al Von Holden Studio inoltre, si terrà la mostra “Independent Project Records and Press. Musica e design tipografico nell’opera di Bruce Licher”. Licher, attivo anche come musicista dei Savage Republic e Scenic, è stato collaboratore di Public Image Ltd, Rem, Stereolab e attraverso la sua tipografia Independent Project Press rimane un importante punto di riferimento della scena post punk californiana degli anni 80 e 90.

A Roma, da Hellnation, il critico musicale Federico Guglielmi presenta Stelle deboli, un libro di Daniele Paletta sulla storia di Sid Vicious e Nancy Spungen, mentre al Circolo degli Artisti c’è il concerto degli Ornaments, in bilico tra il sound dei Neurosis, Breach e Godspeed You! Black Emperor. A seguire la storica serata Screamadelica di Fabio Luzietti, dove, da circa un decennio, migliaia di persone affollano le due sale del club per ballare il meglio della musica alternative rock ed electro.

L’Auditorium Flog di Firenze sarà il ring di un Beatles vs. Rolling Stones party: da un lato i No One Band/Magical Mistery Trip e dall’altro i Crazy Mama, la cover band degli Stones animata da Nuto Orla della Bandabardò, mentre all’Astoria Club di Torino una pioggia di chitarre, ritmi tropicali e riti voodoo saranno di scena per Kicks Up, il sabato più famoso in città dedicato ai suoni rock, dai Beatles ai Tame Impala, dai Talking Heads ai Vampire Weekend, dai Beastie Boys ai Goat.

A Parma, il dj Carlo Maffini e l’Associazione Culturale Vinylistic gestiscono la giornata tra Il Circolo Culturale Giovane Italia, per la proiezione del film Vinylmania di Paolo Campana e dj set sparsi tra i negozi Music Mille e Mariposa/Villa Giulia di Sant’Ilario, con appendice domenicale al Cafè dei Marchesi.
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Roberto Freak Antoni verrà ricordato a Bologna. Gli Altera presenteranno il 45 giri Par-Lamento, il brano inedito registrato con il poeta scomparso. Insieme a Giordano Sangiorgi del Mei, produttore del disco, racconteranno i retroscena della collaborazione. Verrà anche lanciato il progetto “I love Freak”

Tra le attività di alcuni negozi di dischi, a Milano si segnalano Psycho, affezionato ai suoni blues e rock con una staffetta di concerti tipica di un club, più legato alle rarità black music invece è Vinile che festeggia con il dj Bruno Bolla. Tanti concerti anche a Treviso, da Disco Frisco, dove i live di Antonino Di Caro, Francesco Cerchiaro, New Candys, Muleta e Radiofiera saranno trasmessi da una web radio creata per l’occasione, guidata da Sir Taylor.

A Pisa da Sanantonio42, ci sarà Dj Stile che poi continuerà al Lumiere insieme a Delirememani, DJ Stile, Skoolbwoy + Sanantonio42 Soundsystem, mentre al Gap Record Store ci saranno i live di Capt Crubh and The Bunch insieme a Dome La Muerte And The Diggers.

Radio Capital, Radio Ufficiale del Record Store Day e media partner insieme a Repubblica.it, nella giornata di sabato 19 dedicherà l’intera programmazione all’iniziativa. Ogni ora saranno in onda i promo dedicati ai negozi di dischi che hanno aderito alla manifestazione e insieme agli esperti musicali Massimo Oldani, Luca De Gennaro, Fabio Arboit, Mixo, Gigi Ariemma e Fabiana Bisulli, i proprietari dei negozi di dischi avranno la possibilità di raccontare come festeggeranno questo evento speciale, mentre gli ascoltatori più attenti potranno vincere alcuni dischi del Record Store Day.

L’eterno ritorno dei vinili: boom delle vendite nel 2013

http://www.firstonline.info/a/2013/10/17/leterno-ritorno-dei-vinili-boom-delle-vendite-nel-/63f6797a-417d-4110-9d57-eea685ef61c7

L’eterno ritorno dei vinili: boom delle vendite nel 2013

Dall’inizio del 2013 le copie vendute in Gran Bretagna sono state 550 mila e con il boom natalizio potrebbero arrivare alla quota siderale di 700 mila – Il doppio rispetto all’anno scorso – Italia settimo mercato mondiale e quarto in Europa – Molti gli artisti che tornano al disco nero: Daft Punk, Arctic Monkeys, David Bowie, Rolling Stones, Pearl Jam.

Se i Cd sono il passato e le musicassette appartengono alla storia storia, i vinili rientrano ormai nella sfera dell’archeologia. Eppure, negli ultimi tempi, proprio i vecchi e ingombranti dischi neri si sono concessi un lifting commerciale.

Secondo gli ultimi dati della British Phonographic Industry, dall’inizio del 2013 le copie vendute in Gran Bretagna sono state 550 mila e con il boom natalizio potrebbero arrivare alla quota siderale di 700 mila. Il doppio rispetto all’anno scorso, per un indotto economico complessivo da 13 miliardi di sterline. Quanto all’Italia, il nostro Paese è il settimo mercato mondiale per i vinili e il quarto in Europa dietro Germania, Gran Bretagna, Francia e Olanda.

A rinverdire la sorte del vinile – che non vedeva un anno così roseo dal 2001 – sono stati diversi artisti, inglesi e non: dai Daft Punk agli Arctic Monkeys, passando per sua maestà David Bowie, i Rolling Stones e i Pearl Jam. Pesi massimi che non hanno resistito alla tentazione di vedere il proprio nome stampato sulle copertine quadrate dal sapore vintage.

Il dubbio è sempre lo stesso: non sarà solo una moda retrò, sospesa tra lo snobismo e la nostalgia di veri o presunti intenditori? A quanto pare no, o almeno non del tutto, visto che ben un terzo dei più accaniti consumatori del formato analogico sono under-35. Musica, è proprio il caso di dirlo, per le orecchi dei discografici, che ormai da qualche anno continuano ad aumentare gli investimenti nelle stampe su vinile. Per sopravvivere a internet, il ritorno all’antico è una delle poche strade.

Il suono torna all’antico: rivincita del vinile

http://www.corriere.it/spettacoli/13_ottobre_17/rivincita-vinile-33giri-lp-raddppiano-ventite-gb-8bcfb3d0-3718-11e3-ab57-6b6fcd48eb87.shtml

Il suono torna all’antico: rivincita del vinile

Un negozio con ampia scelta di dischi in vinile (Ap)
MILANO – Il primo amore non si scorda mai. E chi ha amato il vinile follemente prima o poi ci è ritornato, magari trascinando anche le generazioni del post-vinile: è quanto suggeriscono le statistiche mondiali e soprattutto quelle britanniche . Il vecchio disco nero non si arresta e le statistiche sulle vendite di vinile del 2013 dicono che in Gran Bretagna ne sono stati comprati ben 550 mila e che nel periodo natalizio si sfioreranno le 700 mila copie vendute. Ma il dato più clamoroso è che ben un terzo dei fans più accaniti del formato analogico sono under 35 ).

CIFRE RADDOPPIATE- Dal 2001 in poi il 2013 è stato l’anno migliore per il disco nero, che ha visto esattamente raddoppiare i volumi di vendita in Gran Bretagna rispetto all’anno precedente. Merito anche dei Daft Punk, degli Arctic Monkeys o di David Bowie, come fa notare il Guardian , che hanno rilanciato il vinile con più vigore che mai. Le stime della British Phonographic Industry parlano di un indotto economico di 12 miliardi di sterline nel 2013 e solo 2 miliardi di sterline sono state registrate in un’unica data, il 20 aprile, giorno del Record Store Day , durante il quale le case discografiche distribuiscono, nei negozi che aderiscono, edizioni limitate di singoli, Lp o Ep contenenti qualche inedito su supporto rigorosamente in vinile. Giornata definita infatti dal direttore generale dell’Entertainment Retailers Association (ERA) e organizzatore dell’evento, Kim Bayley, “un’occasione incredibilmente importante di catalizzazione dell’attenzione sul vinile” .
RETROMANIA E AUTORIP – “Il vecchio Lp sta tornando in auge – fa notare Geoff Taylor, Ceo della BPI britannica (la nostra FIMI) – e pur essendo sempre un fenomeno di nicchia non è più solo una retro-mania, ma una scelta per tantissimi utenti molto diversi tra loro”. Ogni settimana vengono venduti 15 mila Lp e il vinile conta circa lo 0,8 % delle vendite complessive della Gran Bretagna (nel 2007 contava solo lo 0,1 per cento). Il più comprato in versione analogica è Random Access Memories, dei Daft Punk, in cime alle classifiche degli LP più venduti del 2013. Ma i gusti degli acquirenti sono stati anche pilotati da scelte strategiche, come il servizio Autorip offerto da Amazon, che premia il mix tra vecchio e nuovo regalando, per ogni acquisto di vinile e cd, una versione completa dello stesso album da scaricare o ascoltare in streaming.

L’OGGETTO E LA COVER – Un giorno la musica, da oggetto di culto contenuto in vinile, da conservare gelosamente, da curare e coccolare, assunse la forma di un piccolo pezzo di plastica, freddo e senz’anima, ma con indubbie comodità pratiche: il cd. A quel punto il disco sembrava appartenere ormai a un remoto passato un po’ demodè.

L’importanza delle cover: la copertina con pop up in cartoncino dell’album “Stand Up” dei Jethro Tull, 1969 (vinylhistory.com)
Ma seconda la teoria di Vico sui corsi e ricorsi storici il vinile non poteva che ricomparire, prima sotto forma di oggettino raro e un po’ vintage ricercatissimo e di nicchia, poi come articolo da veri appassionati nostalgici che hanno avuto l’imprinting musicale attraverso il vinile e poi persino tra i giovanissimi, che certamente non collegano al disco i loro primi ascolti, ma ne apprezzano le molte e versatili qualità. In realtà è da tempo che la curva delle stampe in vinile è in salita nei bilanci dei discografici, anche grazie al fatto che band storiche e nuovi talenti sono tornati a incidere sul disco nero (ma non si sa mai se nasce prima l’uovo o la gallina). Artisti come i Rolling Stones, David Bowie, Eminem e i Pearl Jam hanno contribuito a far aumentare le vendite, il resto lo ha fatto il pubblico di musicofili, collezionisti o semplici appassionati, stanchi di cd con copertine stampate male e inner sleeve inesistenti. Inizialmente sono accorsi gli audiofili e i nostalgici, in cerca di prime stampe e di bootleg. Poi piano piano il fenomeno è diventato trasversale e il vinile è tornato protagonista, democraticamente e definitivamente, anche se sempre in un ruolo un po’ di nicchia.

ITALIA SETTIMA – Le statistiche della BPI appartengono a un trend globale, tanto che su Wiki c’è la voce Vynil revival e la stessa Italia viene definita la “settima potenza” del disco in vinile, con una rinascita a sorpresa del disco anche nel nostro Paese, proprio al tempo del download musicale quasi libero. Il mercato dei dischi si mantiene infatti su volumi costanti, secondo i dati della FIMI, contrariamente ai numeri generici della musica palesemente in crisi nell’era digitale. L’Italia viene considerata il settimo mercato mondiale per il disco in vinile e il quarto mercato europeo dietro Germania, Gran Bretagna, Francia e Olanda, con un giro d’affari alimentato anche da manifestazioni come Vinilmania e dalla ritrovata popolarità di tanti negozi di dischi old style contrapposti a catene di vendita e grande distribuzione.
RITRATTO DEL FAN DEL VINILE – La BPI ha deciso di saperne di più sulla tipologia dell’acquirente del disco nero e ha cercato di disegnarne un ritratto aggiornato dopo aver intervistato circa 1.700 vinilo-fili: uno su cinque acquista un disco una volta alla settimana e sette su dieci almeno una volta al mese. Inoltre la media dell’acquirente possiede nella propria collezione 300 LP e 80 singoli e il 35,3 per cento a sorpresa ha meno di 35 anni. Per il resto gli stereotipi sugli appassionati di formato analogico sono rimasti invariati, compreso il fatto che il vinile è fondamentalmente maschio, con l’87,4 per cento degli acquirenti costituito rigorosamente da uomini. Ian Woodward, professore alla Griffith University, ha scritto anche un libro sul ritorno del fascino del disco nero, cercando di mettere a fuoco le ragioni di questa resurrezione: in primo luogo viene associato a un suono migliore (ma non tutti gli ascoltatori hanno un udito così raffinato), in secondo luogo sa di caldo, di umano e di intenditore. “Ascoltare un vinile è la più seria dimostrazione che uno di musica se ne intende proprio”.

Emanuela Di Pasqua