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In un libro gli ultimi trent’anni di Disco Club

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In un libro gli ultimi trent’anni di Disco Club

Genova – I personaggi si chiamano Pluriespulso, Rompipalle n. 1, lo Psichiatrico, U Megu, e non sono opera di fantasia, ma la realtà quotidiana di uno dei pochi “dischivendoli” – così si definisce lui stesso – rimasti in città. Dal 1965 l’insegna di Disco Club illumina via San Vincenzo e Giancarlo Balduzzi è dietro al banco dal primo gennaio 1984. Mai avrebbe pensato di diventare anche l’autore di un libro (autoprodotto) che veleggia verso le 400 copie vendute grazie al passaparola tra i clienti: “Il diario di Disco Club – Memorie di un dischivendolo”.

«Tutto è nato per caso – spiega – il 13 febbraio 2013 ho descritto la mia giornata in negozio su Facebook, parlavo di San Valentino e delle richieste sul tema che vari clienti mi avevano fatto, il giorno successivo erano capitati altri aneddoti da raccontare: ero riuscito a piazzare a mogli e fidanzate Rolling Stones, Deep Purple e Led Zeppelin al posto di Ramazzotti e Tiziano Ferro, che non avevo». Perché la caratteristica di Disco Club e probabilmente anche la sua forza, è di evitare il pop soprattutto italiano, per privilegiare il rock in particolare straniero. «Il disco più venduto in questi mesi è stato quello di Jonathan Wilson – dice Balduzzi – che abbiamo avuto la fortuna di avere in Liguria grazie al Mojotic Festival di Sestri Levante».

Il post di quel 13 febbraio aveva riscosso molto successo, tanto che da più parti era arrivata la richiesta di rendere quegli aggiornamenti un vero e proprio diario quotidiano. E così è stato: per 365 giorni (escluse le domeniche ovviamente) Balduzzi ha raccontato con ironia e semplicità richieste e clienti di ogni tipo, allegando a ogni post una canzone condivisa via youtube, diventando la colonna sonora quotidiana degli oltre 1300 membri del gruppo Facebook “Disco Club Genova”. Tra le domande più bizzarre quella di una signora definita “della terza età (e mezzo)” che chiese l’adagio di Albinoni, però cantato da Albano; alla risposta «non tengo musica classica e non tengo Albano», lei ribattè «Eh lo so… la musica di qualità non si trova più».

Negozi di dischi: “Incredibile ma vero, i giovani si riavvicinano”

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/04/07/news/record_store_day_la_riscossa_dei_negozi_che_resistono-82791527/

Record Store Day, la festa nei negozi: “Incredibile ma vero, i giovani si riavvicinano”

Vinile, tu resusciti un disco morto. O almeno, a questo mira il Record Store Day, che sabato 19 riporterà nei negozi di musica ancora superstiti i 33 giri: titoli nuovi, e anche qualcuno vecchio, stampati su microsolco per l’occasione. Servirà a resuscitare un mercato assassinato da Internet e dalla tecnologia in generale? Ci sperano quelli che sul nuovo che avanza si pongono in direzione ostinata e contraria, come Mario Buscemi, fondatore (nel 1969) e gestore dell’omonimo negozio milanese, uno dei pochissimi ancora in attività.

Mario Buscemi, fondatore di Buscemi Dischi a MIlano, che da corso Magenta si è trasferito in via Terraggio.

Cosa può fare un’iniziativa come questa?
“Noi crediamo, anche più di prima. Certo, il vinile interessa anzitutto i collezionisti, ma c’è anche qualche ragazzo che si avvicina curioso e che resta conquistato. Tutto quello che fa interessare all’esistenza di un oggetto chiamato disco può aiutarci, ridotti come siamo”.

La crisi quindi non si è ancora arrestata?
“Le fornisco solo una cifra: una decina d’anni fa un disco di successo vendeva 300mila copie, adesso arriva a 20mila. E no, non si è ancora toccato il fondo. Pensi che adesso vanno maluccio anche i megastore che uniscono dischi, libri e film, che sembravano la formula vincente”.

Come riuscite a resistere?
“Beh, un anno fa abbiamo dovuto traslocare. Di pochi metri, per fortuna: da corso Magenta ci siamo spostati in via Terraggio, nel locale sotterraneo dove prima tenevamo i dischi di classica. In sé lo spazio non è drasticamente diminuito, diciamo che da 150 metri quadrati siamo scesi a 100, ma è chiaro che abbiamo dovuto fare delle rinunce. Tagliando la classica, anzitutto”.

Spending review a parte?
“Abbiamo puntato su quello che già prima era la nostra caratteristica: la specializzazione. Un appassionato sa che se viene da noi può trovare anche il disco più strano e raro, o che se non c’è glielo facciamo arrivare. Basta che sia in catalogo in una qualsiasi parte del mondo. E molto aiuta l’e-commerce. Per fortuna una città come Milano è abbastanza grande da avere un pubblico di gente che non rinuncia al disco, che sia in cd o in vinile. Anche se è chiaro che l’età media è sui 50-60 anni, gente che non rinuncia all’oggetto con cui è cresciuta”.

Quindi, Record Store Day a parte, i vinili li vendete ancora?
“Sì, adesso stiamo puntando su quelli usati”, spiega Mario Buscemi.

“È il terzo anno che partecipiamo attivamente al RSD”, racconta Vito Causarano, il titolare del Centro Musica di Bari. “Ci siamo assicurati un po’ di vinili che arriveranno prima del 19 aprile e poi organizzeremo qualche concerto. Il Record Store Day è un vantaggio, per noi negozianti, ci fa sentire uniti nella stessa lotta per far sopravvivere il disco…”. Meglio il disco fisico del digitale: “Neil Young ha svelato un aneddoto. Lui era molto amico di Steve Jobs, che quando andava a trovarlo a casa sua, ascoltava solo la musica riprodotta in vinile!”INTERVISTA DI ANNA PURICELLI

A contrastare l’avanzata dei megastore fisici e digitali restano in campo l’ottimismo della volontà, la fierezza e la competenza di tanti commercianti appassionati che, da nord a sud, continuano a combattere per una causa nobile, la sopravvivenza stessa del disco, asserragliati nei loro negozi come fossero fortini, da difendere con le unghie e con i denti, insieme a clienti non meno appassionati di loro. E nella giornata del Record Store Day si ritrovano tutti quanti idealmente riuniti sotto la stessa bandiera. Ai titolari di Disco Club (Genova) ed Elastic Rock (Roma), due tra i più agguerriti resistenti, rivolgiamo le stesse domande.

Il vostro negozio era e resta in prima linea. Per voi il RSD sarà una giornata come tutte le altre o avete preparato qualche sorpresa per gli appassionati?
“Partecipiamo al RSD dalla seconda edizione, quella del 2009″, racconta Giancarlo Balduzzi, Disco Club, “e sempre abbiamo organizzato qualcosa. Quest’anno ci limitiamo a fare una trasmissione in diretta dal negozio per la webradio di Arciliguria, Radio Gazzarra, dalle 15.30 alle 17.30, condotta da vecchi e nuovi clienti”.
“Il 19 aprile, per festeggiare degnamente il Record Store Day, saremo concreti. Praticheremo il 10% di sconto su tutti i vinili”, dice Maurizio Burini, Elastic Rock.

Cosa può fare un’iniziativa come il Record Store Day?
Balduzzi: “L’idea di partenza era buona, favorire la musica indipendente e i piccoli negozi di dischi non aderenti a catene. Ma, come al solito, questa idea è stata fagogitata da chi ha il potere (soprattutto dei soldi) e così le major, le catene e addirittura Amazon si sono infilate nell’iniziativa. Così le uscite esclusive si sono moltiplicate, ora è impossibile stare dietro alle innumerevoli liste che ci arrivano, anche perché, per fare questo, ci vorrebbe un investimento esagerato, si ritorna quindi al discorso del potere economico: chi può permettersi un simile investimento? Non certo i piccoli negozi”.
Burini: “Il Record Store Day può incentivare le vendite: in questa occasione escono infatti parecchie edizioni limitate di vinili che spingono il collezionista all’acquisto di LP. Vero è che la discesa in campo delle major e delle grandi catene di distribuzione ha un po’ snaturato l’idea di partenza del RSD, ma è vero anche che ha ampliato, e di molto, il raggio di offerte, di cui poi possono beneficiare tutti, venditori e acquirenti”.

La crisi del disco, dal suo osservatorio, può dirsi finalmente arrestata?
Balduzzi: “Si dice sempre che quando si tocca il fondo si può solo risalire, questo può valere anche per la crisi del disco. Del resto, prendiamo come esempio la nostra città: a Genova all’inizio del Duemila potevi trovare 45 negozi di dischi, ora sono solo otto (di cui quattro aperture postume al 2000). Peggio di così non può proprio andare”.
Burini: “Probabilmente quella del vinile è arrestata, mentre quella del cd negli ultimi tempi si è ancor più acuita”

Come riuscite a resistere all’imperversare del digitale e alla concorrenza dell’e commerce, Amazon in testa?
Balduzzi: “Tenendo in vita i vecchi clienti. Oh, intendo proprio tenere in vita, perché ormai ho una sfilza di pensionati che continuano a comprare i dischi che già avevano dagli anni 70 in vinile, poi in cd dagli anni 80, poi in deluxe edition e ora in cofanetti, magari con pezzi scartati all’epoca, perché ritenuti scadenti. Devo quindi badare alla loro salute, non per niente mi circondo di una notevole schiera di medici, tra loro anche qualche psicanalista (di cui uno infantile, invecchiando spesso si ritorna bambini) e uno psichiatra”.
Burini: “Riusciamo a resistere soprattutto grazie all’acquisizione di vinili d’occasione che acquistiamo all’estero, attraverso selezioni mirate, che mettiamo poi a disposizione dei nostri clienti. E alla vendita di cd, soprattutto usati, un mercato che tira quando, come nel nostro caso, è costantemente alimentato dai nostri stessi clienti”.

Vendete cd e LP, sia nuovi che usati. Che mercato hanno, in percentuale? È vero che il vinile è in continua risalita rispetto al cd?
Balduzzi: “Se facciamo il confronto con l’alba degli anni Zero, è chiaro che la percentuale d’aumento dei vinili è esagerata, anche perché si è partiti da un livello di quasi zero. A livello d’incasso assoluto però si rimane ancora a un 90% dei cd, con progressivo miglioramento dei vinili, anche perché negli ultimi tempi hanno scoperto il fascino del vinile anche parecchi giovani e, a sorpresa, tra loro parecchie ragazze, genere quasi sconosciuto in negozio fino a pochi anni fa”.
Burini: “La nostra percentuale di vendita è indicativamente del 60% per i cd e del 40% per gli LP. Vendiamo più l’usato che il nuovo, diciamo un 60% di usato (sia per il vinile che per il cd) e un 40% di prodotti nuovi. La nostra esperienza diretta dice che il vinile è effettivamente in continua risalita: siamo passati da percentuali di vendita parecchio basse a un 40 % di aumento del fatturato negli ultimi due anni”.