Archivio tag: daft punk

Art Vinyl Awards

http://www.rockol.it/news-552685/best-art-vinyl-awards

Daft Punk, Elton John, Paul McCartney agli Art Vinyl Awards

14 nov 2013 Daft Punk, Elton John, Paul McCartney sono tra gli artisti che hanno ricevuto nomination per il miglior artwork all’edizione 2014 dei Best Art Vinyl Awards. Il duo francese è in lizza per la copertina del singolo “Get lucky” che ha rilanciato, oltre a se stessi, anche Nile Rodgers degli Chic. Il Rocket Man corre con la copertina del suo recente album “The diving board” che vede una foto scattata più di dieci anni fa dall’artista Tim Barbber. Macca si batte con la cover del suo nuovo “New” che è stata creata con dei neon.

Tra i 50 dischi in gara spuntano anche “Sequel to the prequel” dei Babyshambles di Pete Doherty, con interventi artistici di Damien Hirst, “The weight of your love” degli Editors e “Like clockwork” dei Queens Of The Stone Age.

Il vincitore sarà proclamato il 3 gennaio 2014.

Il listone è esposto anche presso Art Vinyl Gallery al Broadway Market di Londra. Si può votare per la copertina preferita cliccando qui: http://www.bestartvinyl.com/vote.html

Vendite di vinile in UK: + 100%. Grazie anche ai Daft Punk

http://www.rockol.it/news-545078/vinile-vendite-100-uk-2013

Vendite di vinile in UK: + 100%. Grazie anche ai Daft Punk

18 ott 2013 In Gran Bretagna le vendite di dischi in vinile quest’anno sono aumentate, si stima, del 100% rispetto al 2012. Merito soprattutto delle più recenti uscite dei Daft Punk, Arctic Monkeys e David Bowie. Alla fine del 2013, riporta “Metro” di Londra, saranno state vendute circa 532.000 copie di dischi in vinile. Si tratta, sempre per quanto riguarda il Regno Unito, del dato migliore degli ultimi dieci anni; per fare un raffronto emblematico, nel 2007 in UK erano state acquistate copie per il valore dello 0.1% del mercato, mentre nel 2013 si è passati all0 0.8%

“L’LP è tornato in voga”, ha affermato Geoff Taylor, direttore della BPI (British Phonographic Industry), “per i vinili stiamo vedendo una sorta di rinascimento. Non sono più una mania retrò, stanno diventando il formato preferito per un numero sempre maggiore di musicofili”.

La Top 10 dei vinili più venduti in UK nel 2013:

1 “Random access memories” – Daft Punk
2 “AM” – Arctic Monkeys
3 “The next day” – David Bowie
4 “Tomorrow’s harvest” – Boards Of Canada
5 “Like clockwork” – Queens Of The Stone Age
6 “Amok” – Atoms For Peace
7 “Modern vampires of the city” – Vampire Weekend
8 “Trouble will find me” – National
9 “Push the sky away” – Nick Cave and the Bad Seeds
10 “13″ – Black Sabbath.

Il ritorno del vinile

http://www.ilpost.it/2013/06/18/vinili-dischi/

Il ritorno del vinile

Il 18 giugno 1948, 65 anni fa, la Columbia Records convocò una conferenza stampa all’hotel Waldorf Astoria di New York per presentare le prime 100 opere musicali della storia pubblicate come “33 giri”, o “album”: un formato che avrebbe costruito la storia della musica successiva e che si doveva a una novità tecnologica che con termine oggi desueta si chiamò per molti decenni “microsolco” (il 33 giri esisteva già, ma durava molto meno). Prima di allora su un disco in vinile potevano stare solo pochi minuti di musica, da allora in poi ogni lato cominciò a ospitare la durata di 20-30 minuti che sarebbe stata legata alla produzione musicale per quasi mezzo secolo successivo. Benché i titoli presentati allora furono cento, quello che viene indicato – per numerazione di catalogo – come il primo “album” della storia è la ristampa di una raccolta di Frank Sinatra che fino ad allora era venduta su quattro dischi a 78 giri.

È passato un sacco di tempo e abbiamo assistito a grandi rivoluzioni tecnologiche e alle celebrazioni di nascite, morti, rinascite, ritorni, sopravvivenze e resurrezioni di supporti musicali diversi. Ma l’ormai rituale letteratura su “il ritorno del vinile” sembra avere conquistato un fondamento concreto rilevante. In un articolo pubblicato il 9 giugno il New York Times ha messo insieme un po’ di dati sulle vendite dei dischi in vinile, confortando il tema con qualche statistica. Il Times scrive che l’ultimo album dei Daft Punk “Random Access Memories”, uscito il 17 maggio 2013, ha venduto 19.000 dischi in vinile nella prima settimana, il 6 per cento degli acquisti complessivi dell’album; nella stessa settimana il nuovo album della band indie rock Vampire Weekend “Modern Vampires of the City” ne ha venduti circa 10.000.

Il mercato musicale a partire dall’inizio degli anni Ottanta aveva concentrato i suoi investimenti sulla produzione di compact-disc (CD), e molte fabbriche che producevano dischi in vinile diventarono obsolete e fallirono. Negli ultimi anni però negli Stati Uniti ne sono nate circa una dozzina di nuove, che si sono aggiunte alle poche che non hanno mai chiuso. Un problema che queste fabbriche devono affrontare è quello delle presse per produrre dischi in serie, che non vengono più fabbricate: l’espressione “incidere” un vinile infatti si riferisce al disco in metallo sul quale i suoni vengono incisi con un supporto magnetico, in negativo: questo disco poi serve da stampo per le forme grezze in vinile, un materiale plastico molto versatile e resistente.
Le nuove fabbriche sono quindi costrette a acquistare presse usate, assemblate per lo più negli anni Sessanta e Settanta: l’ultima è stata costruita nel 1982. Costano circa 25 mila dollari, mentre è stato stimato che progettarne e costruirne una nuova costerebbe circa 500 mila dollari.

La Quality Record Pressings, una di queste nuove fabbriche, è stata fondata nel 2011 a Salina in Kansas da Chad Kassem, che già possedeva la Acoustic Sounds, una società che vende per corrispondenza dischi in vinile, CD, DVD e impianti stereo. La Quality Record Pressings, che oltre a produrre nuovi album ristampa anche quelli di gente come Jimi Hendrix e i Nirvana, produce circa 900 mila dischi all’anno: «Abbiamo sempre più lavoro di quanto ne possiamo portare a termine. Quando avevamo una sola pressa ricevevamo ordini sufficienti per poterne comprarne un’altra; una volta che entrambe sono entrate in funzione abbiamo dovuto comprarne altre due. Non abbiamo mai speso un dollaro in pubblicità, ma dal giorno in cui abbiamo aperto abbiamo un sacco di lavoro».

Nielsen SoundScan, il servizio che censisce le vendite di album musicali, ha registrato che nel 2011 sono stati venduti negli Stati Uniti circa 4.6 milioni di vinili, una cifra che rappresenta l’1.4 per cento dell’intero mercato della musica. I commercianti stimano invece che la vendita di vinili occupi una cifra tra il 10 e il 15 per cento del mercato, sostenendo che i dati di SoundScan riguardano solo quelli effettivamente acquistati dai clienti, e che quindi non siano affidabili. Il loro ragionamento è basato sul fatto che le case discografiche, al contrario di quello che fanno con i CD, non accettano che i vinili invenduti vengano restituiti, e di conseguenza ne producono un numero calcolato in base alla domanda.

Josh Bizar, il direttore dell’ufficio vendite di Music Direct, una società che produce vinili e giradischi, ha detto al New York Times che «si è chiuso un cerchio. Abbiamo ragazzi che ci contattano e che ascoltano musica sui vinili, e quando gli chiediamo perché non comprino i CD ci rispondono “Quella è roba che faceva mio padre – perchè dovrei farlo io?”.

foto: Keystone/Hulton Archive/Getty Images

Il vinile non è per nostalgici. Lo dicono le vendite in costante crescita.

http://www.tempi.it/blog/il-vinile-non-e-per-nostalgici-lo-dicono-le-vendite-in-costante-crescita#.UbbY6IwaySM

Giugno 10, 2013 Elisabetta Longo

Il vinile è tutt’altro che pensionato. C’è una vera e propria resistenza di collezionisti che preferiscono spendere un po’ di più per acquistare un vinile, che ha una qualità d’audio inconfondibile, piuttosto che comprare uno stock di scomodi cd. Gli mp3 li hanno soppiantati, ed è più facile che apra un negozio di dischi, mentre chiudono i negozi di cd, spiega un pezzo del New York Times. Quando i cd erano stati introdotti nel 1980, nessuno più voleva gli ingombranti dischi. Ora avviene il contrario, si preferisce la qualità. E gli artisti stessi si trovano spiazzati dalla quantità di fan che ordinano dischi piuttosto che cd.
DAFT PUNK. Il nuovo album dei Daft Punk era davvero molto atteso, e quando “Random access memories” è uscito a metà maggio si è piazzato subito nei primi posti delle vendite. Il 6 per cento (19 mila su 339 mila ordini) era in formato vinile. Anche altri gruppi un po’ meno famosi stanno percorrendo questa strada. I Vampire weekend hanno venduto 10 mila copie in disco, mentre accresce il numero di album classici che viene stampato anche in vinile. I Beatles, i Rolling Stones e Bob Dylan sono tra i più richiesti e ristampati.
NUMERI IN CRESCITA. Nel Kansas la Pressings High Quality Record, azienda di esclusiva produzione di vinili, ha aperto nel 2001, si occupava di rispondere alle richieste solo di blues, genere che negli Stati Uniti attira molti fan. Ora invece produce lp per tutte le major, che mettono a dura prova le quattro presse dell’azienda. “Non abbiamo mai speso un dollaro in pubblicità, eppure siamo stati impegnati dal primo giorno in cui abbiamo aperto. Quando avevamo una pressa sola, avevamo così tanti ordini che ce ne servivano due. Quando ne avevamo due, ce ne servivano già quattro”. Attualmente producono 900mila dischi l’anno, e il catalogo che servono è completo di tutti i generi.
PER I GIOVANI. Secondo la Nielsen, agenzia di ricerca, rispetto al 2011 c’è un aumento globale del 18 per cento di vendite di dischi, per un totale di 4,6 milioni nel mondo. E si pronostica che quest’anno potrebbero arrivare a 5 milioni. Josh Bizar, direttore vendite di Music direct, sito di ecommerce di vinili e prodotti di alta fedeltà, ha concluso così: “Smettiamola di dire che i vinili sono per nostalgici. Se i Daft Punk, un gruppo che fa elettronica, hanno venduto 19 mila copie su disco, allora non direi che è per nostalgici. Ma anzi, è proprio il contrario”.