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Il revival del 33 giri

http://www.vogue.it/uomo-vogue/news/2013/10/33-giri-revival

Il revival del 33 giri – Vogue.it

Fino a poco tempo fa il vinile era considerato una razza in via d’estinzione, spodestato dalla rivoluzione digitale. Negli anni 90 gli lp erano cimeli da collezione, acquistati esclusivamente da una nicchia di musicofili e dj. Il torrente di download sembrava destinato a mandare definitivamente in pensione i dischi solcati. Fino a oggi. La nuova generazione di digital native ha infatti cominciato a sentire la mancanza di un rapporto più fisico con la musica e il vinile è ritornato di moda. Tutte le principali case discografiche hanno ricominciato a produrlo, e non lo fanno certo per fare un favore alla nicchia di puristi attempati che non ha mai smesso di comprarli.

Seppur ancora ristretta, la voglia di 33 giri è tornata anche fra i consumatori più giovani, nati dopo l’avvento dei cd. Un esempio è l’ultimo album dei Daft Punk di cui, nella prima settimana in store, sono stati venduti quasi 20.000 vinili su un totale di 340.000 copie. Ma non si pensi che il successo del disco del duo francese sia dovuto esclusivamente alla qualità eccezionale della produzione, destinata a guadagnare nella versione in vinile.

Anche altre band funzionano in versione analogica: vende bene in lp l’ultimo album degli islandesi Sigur Rós, Kveikur, e quello della band scozzese Boards of Canada, Tomorrow’s harvest. E anche gruppi come i Vampire Weekend e The National sono usciti con versioni a 33 giri per soddisfare le richieste dei fan. Le grandi catene americane, sempre pronte a reagire ai cambiamenti del mercato, hanno preso nota. Urban Outfitters ha cominciato a vendere una selezione di lp e di giradischi, e Best Buy, supermercato dell’elettronica, ha riaperto una sezione dedicata ai vinili. Anche la galleria d’arte Gagosian ha aggiunto album con copertine disegnate da artisti agli oggetti di design venduti nel suo negozio di Nyc.

La nuova tendenza è corroborata dalle statistiche. Secondo Nielsen SoundScan, nel 2012 le vendite di vinili negli Stati Uniti sono salite del 18% (pur rimanendo inferiori rispetto alle vendite totali di musica, dominate dai download) rispetto all’anno precedente e quest’anno promettono di fare altrettanto. Ma ci sono anche altri dati che indicano la salute del settore. Quest’estate a Londra ha aperto una biblioteca specializzata unicamente in 33 giri (The Vinyl Library). Audio Tuning, ditta austriaca che produce fra i migliori giradischi sul mercato, vende circa 8.000 apparecchi al mese.

E i vinilifici sono tornati a riaprire i battenti: negli ultimi cinque anni, ne sono nati una dozzina solo negli States. “Nell’ultimo anno c’è stata una vera esplosione di richieste”, conferma Steve Sheldon, direttore di Rainbo Records, una delle più grandi fabbriche americane di vinili, che pressa 7 milioni di dischi l’anno. “E sono i giovani fra i 14 e i 24 anni a trascinare questa domanda”.

Ma perché questo formato, decisamente più scomodo di cd e mp3, sta riguadagnando popolarità? I motivi sono molteplici: c’è chi apprezza la qualità più “rotonda” del suono del vinile. Chi dà valore a grafiche e informazioni contenute in copertine e libretti che accompagnano i 33 giri. Chi semplicemente è attratto dall’oggetto, o acquista dischi per differenziarsi dalla generazione precedente. Il vinile esprime anche l’attaccamento a un’estetica vintage che oggi tira soprattutto negli ambienti hipster.

“Vendiamo molti lp a un pubblico di 20-30enni”, dice Tyler Villard, che lavora in un negozio di musica di Williamsburg, quartiere trendy di Brooklyn. “E quel che è di moda qui, generalmente lo diventa anche nel resto del mondo”. Non è neanche detto che chi paga per un 33 giri debba limitarsi ad ascoltarlo sul giradischi: quasi tutti oggi contengono un codice per scaricare la versione digitale.

Anche i generi musicali prodotti su album sembrano indicare la comparsa di un pubblico diverso. Fino a poco tempo fa erano più che altro jazz, techno e dance a tenere in vita il mercato del vinile. Oggi invece si trovano anche dischi di pop e indie rock (come Cake, Nirvana e Sonic Youth), oltre a un catalogo sempre più ampio di riedizioni dei classici del passato (come Bob Dylan, Beatles, Rolling Stones). Fiutato il mercato, piccole case discografiche specializzate, come Light In The Attic e 4 Men With Beards, hanno cominciato ad acquistare diritti di vecchi album dimenticati dalle major per ristamparli su vinile. Non resta che soccombere al fascino del solco.

L’Uomo Vogue, ottobre 2013 ( n. 444)

di Nicola Scevola

Discodays, acquisti compulsivi di una vinylmaniac

http://www.spaccanapolionline.com/discodays-acquisti-compulsivi-vinylmaniac/

Qualche mese fa, decisa a svuotare gli scatoloni accumulati dall’ultimo trasloco che dall’angolo della stanza sembravano sfidarmi, si è consumato una specie di piccolo, immenso lutto: si sa che i fattorini delle poste non eccedono in delicatezza, e questa volta a farne le spese, oltre a scatole ammaccate e cartoline spiegazzate, è stato il mio giradischi.

Non è un’esagerazione affermare che è stato un po’ come morire, e che da allora sono morti anche i miei dischi, lì, inutilizzati nella loro scatola. Nell’era del tutto digitale, in cui basta premere qualche tasto e far partire la musica, musica che più delle volte nemmeno compri, quella dei vinili non è soltanto una tendenza hipster-vintage, ma un voler usufruire di quella musica in maniera diversa, più attenta, con un suono -quello analogico- che ha tutto un altro sapore per le nostre orecchie.

Prendi il disco, lo tiri fuori dalla custodia, controlli che non ci siano graffi, soffi via il sottile strato di polvere, lo poggi con delicatezza sul piatto, abbassi il braccino, posizioni la puntina e lasci che avvenga il miracolo di solchi e microsolchi.

Un Palapartenope pieno di vecchi dischi fa un po’ effetto, abituati a vederci dentro luci basse, riflettori e il frastuono dei concerti. Entrati dentro ci si sente un po’ spaesati, vorresti cominciare a studiare ogni stand, negozio per negozio, disco per disco, ma non sai bene da dove iniziare.

Dal Discodays, te ne vai con addosso una strana frenesia e felicità fatta di occasioni imperdibili che siete riusciti a non perdere, dischi introvabili che non avete trovato, dischi chicca che avete lasciato lì a guardarvi e ammiccarvi da lontano col loro prezzo troppo altro scritto sopra e che sognerai pure la notte da buon vinylmaniac quale sei.

E se vi siete persi questa full immersion analogica, tranquilli che in primavera ritorna e magari quel disco non preso sarà ancora lì ad aspettarci, così come i mille vinili di Lucio Battisti che ancora mi ostinerò a comprare.

Tanti auguri vinile Dai “padelloni” alle aste sul web 65 anni senza smettere di girare

http://www.lastampa.it/2013/06/20/societa/tanti-auguri-vinile-dai-padelloni-alle-aste-sul-web-anni-senza-smettere-di-girare-xk69ZxfWBOg9yEmpnBN1fJ/pagina.html

Pink Floyd, Beatles e Vasco Rossi
i più scambiati su eBayAnnunci
GIUSEPPE BOTTERO
TORINO
Il vinile compie 65 anni ma ad andare in pensione proprio non ci pensa. Dalle edizioni limitate per i Record Store day all’exploit dei Daft Punk- 19mila copie vendute in una settimana per l’ultimo album “Random Access Memories”- la corsa del giradischi non si ferma più. Moda, retromania, feticcio hipster: la puntina che doveva essere spazzata via da cd, mp3 e servizi in streaming è viva, lotta, e festeggia un anniversario importante. Era il 21 giugno 1948 quando, in una conferenza stampa convocata al Waldorf Astoria di New York, la Columbia Records lanciò il primo 33 giri: una raccolta di Frank Sinatra. Esattamente 65 anni più tardi, con i negozi di dischi ridotti allo stremo, la grande caccia al disco si è spostata in rete. Più esattamente su eBay, mercatone virtuale che prova a fotografare le passioni e i tic degli italiani irriducibili della puntina.

I più cercati
Tra gli italiani, il più scambiato è Vasco Rossi, primo indiscusso con oltre 700 annunci davanti a Mina, seconda e Lucio Dalla. Quarto posto perAdriano Celentano (120 annunci) davanti a Fabrizio De Andrè (118 annunci) che supera di pochissimo Luci Battisti (116 annunci) e Claudio Baglioni (113 annunci). Seguono Francesco Guccini (89 annunci), Francesco De Gregori (73 annunci) ed Edoardo Bennato (68 annunci). Oltre la decima posizione troviamo nell’ordine Antonello Venditti, Eros Ramazzotti, Ornella Vanoni ,Gianna Nannini, Franco Battiato, Luigi Tenco, Gino Paoli, Patty Pravo , Fred Bongusto e Gianni Morandi.

Tra gli stranieri, a sorpresa, la spuntano i Pink Floyd, con oltre 800 inserzioni. Poi, Beatles e Rolling Stones.
Fuori dal podio Elvis Presley (667 annunci) precede di molto Madonna (180 annunci), Bob Dylan (132 annunci) e gli U2 (112 annunci). Ottava piazza per The Who (91 annunci) davanti al duca bianco David Bowie (87 annunci), Michael Jackson e Jimi Hendrix, decimi a pari merito con 81 annunci.

Gli ultimi dei mohicani
Tra le inserzioni «scannerizzate» da eBayAnnunci si trovano piccole perle . Come il rarissimo vinile dei Led Zeppelin: «ORIGINALE, RARISSIMO e in condizioni eccellenti, impossibile da trovare ! Qualità audio ECCELLENTE, prodotto in Canada nel 1971 in pochissime copie», battuto a Cesena per 2300 euro. O il live degli Stones che vale uno stipendio, «Ultra raro, pochissime copie stampate tra il 1972 e il 1973». C’è poi chi offre intere collezioni compostecentinaia di pezzi. Come il collezionista di Forli che per 16.000 euro mette in vendita la sua collezione di 5.000 Lp : «Vendo solo in blocco collezione di 5000 lp dagli anni 1940 in poi in ottimo stato il prezzo non è trattabile . vi sono molte opere classiche all’interno , jazz , disco ecc . pezzi singoli di cantautori Italiani». E gli sbranati dalla crisi, il conto in banca vuoto e la discoteca piena: «Sono Dj e metto in vendita 1176 dischi in vinile. I dischi sono quasi tutti in ottime condizioni, alcune in buone condizioni. Perchè li vendo? Devo essere sincero: mi servono soldi»

Che musica con i 45 giri! Ricordi e passioni di chi è nato nel vinile

http://www.targatocn.it/2013/06/15/leggi-notizia/articolo/che-musica-con-i-45-giri-ricordi-e-passioni-di-chi-e-nato-nel-vinile.html#.Ub2Fy4waySM

“Ramaya” di Afric Simone è stato il primo. Chi lo conosce ricorda perfettamente quel ritmo e quel suo ritornello “cuccuccu Ramaya” che ti abbaglia di allegria. Il mio primo 45 giri! Con quello mi ero giocato il regalo di compleanno più la paghetta di una settimana. Lo facevo suonare di continuo. Solo qualche tempo prima in casa era arrivato il giradischi, che si chiudeva e diventava una valigia in pelle nera. Quella trasformazione mi sembrava geniale. La novità del giradischi era che, spostando una levetta e togliendo il supporto centrale, potevi ascoltare anche i 33 giri. Azionarlo richiedeva un po’ di attenzione; per prima cosa bisognava sollevare il braccio e spostarlo leggermente verso l’esterno. Il piatto iniziava a ruotare, con il motorino di sottofondo a fare da preludio. L’operazione più delicata era la fase di appoggio della testina sul solco iniziale del vinile… troppo slancio oppure mano malferma significavano scratch da pelle d’oca! Ogni tanto infatti la testina era da cambiare, dalle botte che prendeva.

Su alcuni modelli, un po’ più da battaglia, il braccio non aveva la giusta pressione di appoggio sul disco e quindi “saltava” spesso e volentieri. Il rimedio più utilizzato era il trucchetto della moneta da 50 lire, fissata con un elastico sull’asta a equilibrare i pesi. Altro momento delicato e indimenticabile era quando il giradischi si “incantava”, ripetendo all’infinito la stessa frase. Le vie d’uscita erano due: sollevare il braccio e spostarlo più avanti, oppure – da cinghiali – dare una leggera pacca sulla valigia, come si faceva per il flipper. Nella seconda opzione solchi e testina si abbracciavano increduli in un angosciato lamento.

Giovanni, il mio amico, invece aveva il mangiadischi, che ogni tanto portava in cortile. Comodissimo, color verde pisello, ci faceva compagnia per interi pomeriggi, finchè le batterie reggevano la nostra resistenza. Bastava prendere il disco e infilarlo nella fessura, senza dover pensare a testine che si rompono oppure a solchi che si graffiano. Unico difetto, funzionava solo per i 45 giri. Una sua zia gli aveva regalato l’ellepi “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato, che custodiva gelosamente in casa in attesa del Natale, dove aveva già opzionato anche lui un giradischi. Mi ricordo quando il momento è arrivato. A casa sua, io, lui e Luigi con le chitarre a suonare sopra a “Il gatto e la volpe”, cercando di inseguire il ritmo giusto, cavalcando il giro di do. Con buona pace dei vicini di casa.

Valter Castellino

Nicchie di mercato: ecco il padovano che fa rinascere il 33 giri

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/06/09/news/il-padovano-che-fa-rinascere-il-33-giri-1.7226655

Filippo De Fassi Negrelli, 40 anni, ha lasciato la banca per produrre il vinile. E la sua Phono Press fattura un milione l’anno

PADOVA. Il vinile è tornato, parola di Filippo De Fassi Negrelli. Merito dell’appeal del “piatto”, dell’influsso della rincorsa al vintage, ma soprattutto del fatto che «sta cambiando il panorama della discografia, tanto che la scena indipendente rappresenta una grande fetta del fatturato italiano. Oggi il disco conserva il suo fascino, ma è anche più alla portata di tutti». De Fassi Negrelli, 40enne padovano, è un imprenditore produttore di vinili, proprietario della Phono Press di Milano, l’unica ditta in Italia che stampa dischi.
Da cinque anni è il titolare dell’impresa che prima condivideva con un socio australiano, e oggi con la moglie Laura, anche lei padovana. Ma la sua passione arriva da molto lontano, da quando era direttore di banca e comprò il suo primo macchinario per produrre 33 giri. Dopo alcuni anni di “fai da te” a Padova, De Fassi Negrelli ha rilevato la Phono Press, oggi leader del settore e competitor di circa trenta ditte di produzione autorizzate al mondo con un fatturato vicino al milione l’anno, e si è congedato dalla scrivania («mi ero stufato di vendere aria fritta», ha confessato).
Un gigante del vinile di firma padovana che oggi produce dischi di migliaia di gruppi indipendenti, ma anche di grandi etichette come la Universal e la Warner Music.
«Siamo rimasti gli unici – ha raccontato De Fassi – però siamo riusciti a portare in alto il nome di Phono Press, anche grazie alla rinascita del vinile. Ormai il digitale è diventato una risorsa importante, ma il panorama musicale è cambiato, e l’artista emergente ha due opportunità: farsi conoscere attraverso i media e attraverso i noti programmi come X-Factor, che però rappresentano un imbuto abbastanza strettino, oppure decide di autopromuoversi grazie a piccole etichette. Gran parte del nostro fatturato proviene da questo tipo di lavoro che facciamo in Italia, ma che ci porta a produrre moltissimo soprattutto all’estero, dall’Inghilterra, alla Spagna, agli Stati Uniti fino all’ Indonesia».
Le sirene della pubblicità che una ventina di anni fa sostenevano il cd come ultima frontiera del suono, ormai abbattuta un po’ dalla crisi ma soprattutto dal digitale, ora si possono quasi spegnere. «In pochi anni la ditta ha triplicato il fatturato ed ho capito che il vinile era definitivamente tornato. Abbiamo diversi clienti cosiddetti istituzionali e molto affermati, ma è soprattutto grazie alla nuova scena indipendente che lavoriamo. Attorno a loro si stanno creando tanti nuovi circuiti, a partire dai punti vendita di vinili esclusivamente di gruppi indipendenti con tutta la coda dei vari gadget, t-shirt, etc. Sono loro il futuro e se pensate che ho appena finito di ristampare, per la terza volta, 500 dischi dei Juda un gruppo romano che suona musica rock anni ’70 e che per Laura Pausini ho stampato 2mila copie, o per Renato Zero 5mila vi renderete conto di quali sia oggi il valore del mercato del vinile».
Con mille euro, nel giro di due settimane, chiunque può stampare ben 300 dischi in vinile da rivendere poi durante i loro concerti. La rivincita del disco è arrivata. Chi è ancora convinto che i dischi siano suppellettili da trovarobato domenicale si faccia un giro da Phono Press.