Quanto sareste disposti a spendere per un disco in vinile? C’è chi spende quasi 2000 euro per dischi di artisti sconosciuti

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Quanto sareste disposti a spendere per un disco in vinile? C’è chi spende quasi 2000 euro per dischi di artisti sconosciuti

The Vinyl Factory, un gruppo con sede a Londra che comprende una etichetta discografica, una fabbrica di dischi in vinile, una galleria utilizzata per mostre e eventi, un negozio di dischi e una rivista di musica, ha recentemente rivelato le cifre spese da alcuni collezionisti per accaparrarsi alcune registrazioni du Discogs, uno dei più forniti siti online di supporti in vinile con oltre 5 milioni di titoli.

I primi dieci classificati come dischi più costosi del 2014 sono prevalentemente registrazioni degli anni ’70 e ’80 di vari generi. 9 dei 10 dischi più costosi sono stati venduti venduti esattamente per 1875 dollari e sono più che altro dischi degli anni ’70 e ’80 di vari generi di artisti di cui probabilmente non avrete mai sentito parlare, insomma roba da collezionisti.

Al primo posto Coil, un gruppo di musica sperimentale inglese con il disco Gold Is the Metal del 1987 venduto a 1.889 dollari e di cui sopra potete ascoltare un estratto, poi Bernard Purdie, batterista funk americano il cui disco Lialeh del 1974 è stato acquistato per 1875 dollari. Stessa cifra per l’album Sex Drive (1981) dei Necros, gruppo Hardcore punk Usa, per Mammut (1971) del gruppo omonimo di cui si fatica a trovare notizie, oppure Three Parts to My Soul (1971) dei Dr. Z, un trio progressive, mentre si parla di psychedelic progressive rock per Nicholas Greenwood con il suo Cold Cuts (1972).

La lista dei più costosi vinile e probabilmente più sconosciuti artisti si completa con Lee More – Free and Easy (1981), Vicious Visions – I Beat You / No No’s (1983) e con un disco realizzato da vari artisti in titolato Sonatas for Violins del 1964. Non chiedeteci come si fanno a spendere quasi 2000 dollari per questi Lp. La maggior parte di loro sono oggetti da collezione usciti in edizione limitata. Il problema è capire il perchè di quel numero così basso di copie stampate… ma gli acquirenti li avranno mai ascoltati quei dischi?