Vini e vinili, alcol e rock: quando la musica fa buon sangue

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2014/11/14/news/vini_e_vinili-100283576/

Vini e vinili, alcol e rock: quando la musica fa buon sangue

Accosti due parole, rock e alcol, e quello che ne viene fuori è una collisione. Centinaia di frammenti, la microstoria di un vizio. Che ha una sua Santa Trinità: Jim Morrison ai tavolini di Parigi, John Bonham perennemente pronto alla rissa, Keith Moon che scola birre come se non ci fosse un domani. Che ha le sue madonne, da Janis Joplin a Amy Winehouse. E ha i suoi sopravvissuti, a partire da quell’enigma per la scienza rappresentato da Keith Richards e dalla sua capacità di reggere l’alcol. Ma non c’è solo l’ebbra disperazione del maudit di turno. Anzi. Rock e alcol possono anche essere un binomio paradossalmente sobrio: l’accesso a una dimensione fatta di ascolti approfonditi, magari in vinile, mentre si gusta un buon vino. Il primo passo verso una sana e consapevole Gast-Rock-Nomia.

Arrivano in libreria “Vini e vinili” e “GastRockNomia”, due volumi dedicati ai tanti incroci possibili tra la musica e la gastronomia. Un lungo elenco di aneddoti, curiosità e imprevedibili accostamenti: tra i tanti retroscena svelati spicca quello legato a “Tutti frutti” di Little Richard: “Non ancora famoso, Little Richard faceva il lavapiatti in casa sua per conto terzi. Il suo antipaticissimo boss gli portava tonnellate di stoviglie da lavare e lui, per dodici ore al giorno e dieci dollari a settimana, lavava e asciugava. Un giorno però si ruppe le scatole di quella vitaccia e, siccome era già un buon musicista, decise di cambiare registro. Al ché, quando gli presentarono l’ennesima pila di piatti, si fece coraggio e urlò minaccioso: A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom. Take’em out!”. Che più o meno significa: “Porta quei maledetti piatti fuori da casa mia!”

E si chiamano proprio Vini e vinili e GastRocknomia, le ultime due pubblicazioni di Arcana, la casa editrice che da decenni conduce gli appassionati italiani di rock alla scoperta dell’aneddoto perduto sui propri idoli. E l’idea di mettere insieme gastronomia e rock? “Che l’ascolto e la degustazione siano attività imparentate e interconnesse è ormai la scienza a dircelo: spesso le aree cerebrali interessate ai due fenomeni sono sovrapponibili, quando non le medesime”, dice a Repubblica.it Vincenzo Martorella, direttore editoriale di Arcana. E poi c’è da fare i conti con un trend dominante: “L’inarrestabile diffusione mediatica della cultura enogastronomica, poi, ha fatto sì che critici musicali e chef si mettessero a studiare rispecchiamenti e relazioni estetico-gustative: è il caso del celeberrimo Joe Bastianich il quale, smessi temporaneamente i panni di giudice inflessibile, ha inventato una formidabile cena a base di piatti abbinati ai Led Zeppelin”. E lo stesso Martorella, da tempo, studia i meccanismi dell’abbinamento musica-vino.

Musica d’autore per vini d’autore. Tra piccole aziende e album più o meno celebri, scelti con cura nello sconfinato catalogo di sessant’anni di rock. Per ogni artista un abbinamento, suggerito da Maurizio Pratelli nel suo “Vini e vinili” pubblicato dalla casa editrice Arcana.

Vini e vinili: oltre duecento pagine di suggestioni. Tra piccole aziende che producono vini pregiati e canzoni più o meno celebri, scelte con cura nello sconfinato catalogo di sessant’anni di rock. Musica d’autore per vini d’autore. Per ogni artista, un abbinamento e la scelta di un territorio. Trentatré canzoni per trentatré vini. E le note di Johnny Cash, Bob Dylan, Joni Mitchell si sovrappongono alle lande piemontesi o alla secca terra siciliana. Quasi un invito al viaggio, dove, per l’appunto, si cerca di stimolare le zone emotive che compongono le oscillazioni del gusto di ciascuno. Ed è lo stesso autore, Maurizio Pratelli, a spiegarci i motivi che sottendono le scelte effettuate. “Questo libro è nato qualche tempo fa in una notte di molte canzoni e di troppi bicchieri”. E non si tratta di “una classifica”. Ma di un modo per restituire “emozioni che andavano fissate”. Emozioni personali: perché non si aspetta altro di ricevere feedback. Quella di Tom Waits è una musica da Barolo? E quella di Antony and the Johnson è da gustare con un calice di Amarone? E via dicendo. Fino al consiglio finale: “Non abusate né del vino né del rock: non abbiate fretta. Qui tutto va consumato lentamente”.

Il viaggio proposto da John Martyn da Gast(Rock)Nomia è invece di tipo immateriale: un percorso tra storie di cucina e rock ‘n’ roll. Ma non solo: si parte dal rapporto tra Mozart e la maionese fino ad arrivare alla “telecucina d’autore, passando per la sconfinata passione di Frank Sinatra per il pesto e per una serie di “canzoni d’asporto”. Aneddoti a non finire. Come quello che lega la nascita di uno dei primi “urli” rock, quell’”A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom”, a una cucina? Leggiamo: “Non ancora famoso, Little Richard faceva il lavapiatti in casa sua per conto terzi. Il suo antipaticissimo boss gli portava tonnellate di stoviglie da lavare e lui, per dodici ore al giorno e dieci dollari a settimana, lavava e asciugava. Un giorno però si ruppe le scatole di quella vitaccia e, siccome era già un buon musicista, decise di cambiare registro. Al ché, quando gli presentarono l’ennesima pila di piatti, si fece coraggio e urlò minaccioso: A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom. Take’em out!”. Che più o meno significa: “Porta quei maledetti piatti fuori da casa mia!”.

Poi numerose interviste, tra cui quella a Roby Matano, storico collaboratore di Battisti. Che racconta il rapporto di Lucio con il cibo. Gusti semplici “Quindi: spaghetti, amatriciana e carbonara. Se andavamo in Liguria imperava il pesto e, per quanto riguarda le cose raffinate, non gliene fregava niente a nessuno. C’era solo la differenza che a me non piacevano i dolci e a Lucio sì”. Poi le fughe in Italia dei Rolling Stones durante le registrazioni francesi di Exile on Main Street. Le racconta lo stesso Keith Richards: “Ci piaceva il modo in cui gli italiani friggevano le uova e ci piaceva il pane. E se capitava di imbatterci nei pescatori all’ora giusta, compravamo direttamente i dentici rossi dalle loro barche e li portavamo a casa per il pranzo”. Infine, non mancano suggerimenti per dei menù musicali, con la lista di centinai di canzoni che nella storia della canzone italiana sono stati dedicati ad antipasti, primi piatti, secondi o dessert. Non resta che leggere, ascoltare e iniziare a preparare la cena.

Vinyl Session: la cultura del Vinile è on air

http://www.julienews.it/notizia/cultura-e-tempo-libero/vinyl-session-la-cultura-del-vinile–on-air/344315_cultura-e-tempo-libero_8.html

Vinyl Session: la cultura del Vinile è on air

NAPOLI – Sembra non aver mai smesso di affascinare gli amanti della musica. Sostituito, prima dai “freddi” CD, dopo dagli mp3, il Vinile, disco nero zigrinato, è ritornato prepotentemente sulla “scena”; al punto tale che anche artisti di fama internazionale lo hanno riutilizzato per incidere le loro nuove compilation. Segno che i millimetrici solchi che lo distinguono e che hanno fatto la storia della musica, hanno reso il Vinile un vero e proprio oggetto di culto. E proprio sulla scia del cultura del disco in Vinile che è nato un interessantissimo progetto che avvicina la radio underground al famosissimo “padellone nero”, progetto chiamato dai suoi ideatori Vinyl Session, contenitore musicale che ha come obiettivo centrale, quello di riportare il disk jokey alle sue origini, partendo dai dischi e passando attraverso la ricerca, l’ascolto, l’incontro con il pubblico e lo scambio.

Vinyl Session nasce da un’idea dei DJs Tony Fort ed Antonio Turco aka “Antu”, esperti del Vinile ed esponenti da diversi anni della Club Culture partenopea. Il progetto si muove dal funk alla disco, dalla techno all’house music, provando ad abbracciare le nuove tendenze musicali, attraverso le contaminazioni e l’interazione con musicisti e l’utilizzo di strumenti di vario genere, dal sax al violino elettrico, alle percussioni, alla chitarra elettrica.

Vinyl Session si concretizza in un programma radiofonico che va in onda ogni martedì dalle 21 alle 24, rigorosamente live in streaming audio – video, presentato dalle voci di Antonia Messina e Micht. A curarne la regia è Angelo Divino. Ospita il programma da maggio del 2013, Underground Music Radio (www.radioumr.com – Facebook.com/vinylsessionradioumr), una realtà radiofonica in formato web che ha come obiettivo quello di esprimere il talento musicale degli artisti partenopei ed internazionali, attraverso programmi in studio, streaming audio e video, interviste, mostre artistiche ed eventi di solidarietà.

Il mercato discografico è in crescita, in particolare nei servizi di streaming (+190%). Non si fa più download, spariscono i supporti fisici ma non il vecchio disco di vinile, diventato oggetto di culto.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/al-medimex-di-bari-focus-sull-andamento-del-mercato-discografico-digitale-e8809bdd-a399-4451-981d-ad0b8bb3e67b.html

Il mercato discografico è in crescita, in particolare nei servizi di streaming (+190%). Non si fa più download, spariscono i supporti fisici ma non il vecchio disco di vinile, diventato oggetto di culto. Gli italiani, poi, spendono in media 5 euro in più degli europei per scaricare la loro musica preferita

C’era anche Vasco Rossi sul palco di Medimex, il salone della musica e dell’innovazione di Bari, per presentare il suo ultimo album “Sono innocente”. “Non so se c’è qualcuno che ancora vuole processare il Komandante, penso di sì ma non lo so. Questo nuovo album è un album di nuove consapevolezze e vecchi rancori”, ha spiegato il Blasco nazionale, sempre pronto a rispondere polemica su polemica.

Solo digitale, o quasi
Una certezza nel settore è anche il predominio del digitale e dei servizi di streaming. Il mercato discografico nei primi 9 mesi del 2014 è cresciuto del 5%, trainato dal segmento che ormai rappresenta circa il 45% dei ricavi complessivi delle case discografiche, secondo i dati elaborati da Deloitte per Fimi (la Federazione del settore di Confindustria), ed illustrati al Medimex.

Streaming e… vinile
Si tratta del quarto trimestre consecutivo con segnali positivi per il settore. Il digitale, fortemente trascinato dai ricavi dei servizi in streaming cresce del 20%. E i servizi in abbonamento come TinMusic, Spotify, Google Play, Deezer, sono saliti del 109%, mentre quelli supportati dalla pubblicità come YouTube e Vevo sono cresciuti del 78%.

In calo del 19 il download, così come le vendite su supporto fisico a -4%. Continua invece il trend di crescita del vinile che, pur rappresentando una piccola nicchia sull’intero mercato, registra un +66%.

Musica via web
Che gli Italiani ascoltino musica dal web lo conferma anche lo studio Samsung Techonomic Index: 1 italiano su 3 sceglie contenuti in streaming o effettua il download dei brani preferiti settimanalmente. Dalla ricerca emerge inoltre che, rispetto al resto d’Europa, destiniamo circa 5 euro in più del nostro budget mensile a questa passione. Lo studio è stato condotto tramite questionario online tra 5.000 persone tra i 18 e i 65 anni in 5 Paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna).

Il 33% degli italiani utilizza almeno una volta a settimana lo smartphone per fruire in streaming di contenuti musicali mentre il 29% lo sceglie per il download (in linea con gli utenti in Europa con percentuali, rispettivamente, del 31% e del 28%), ma siamo noi italiani i più predisposti a pagare per seguire i nostri cantanti preferiti, con una spesa media mensile fino a 24 euro contro i 18 euro del resto d’Europa.

La radio-app
A Bari ci sarà il lancio del servizio tutto italiano Spotlight, frutto della partnership tra Sounday e Play.me pensato per artisti, talenti emergenti ed etichette discografiche. Il servizio serve a creare la propria radio-app personalizzata per essere presenti sui dispositivi mobile con la propria musica, le informazioni relative ai propri eventi, le news su concerti e nuove uscite.

Anche in Italia prosegue la cavalcata di streaming e vinile

http://www.lastampa.it/2014/10/31/blogs/digita-musica/anche-in-italia-prosegue-la-cavalcata-di-streaming-e-vinile-ODRFWu2Z0AmSka0gWpclZN/pagina.html

Anche in Italia prosegue la cavalcata di streaming e vinile

In occasione della fiera Medimex di Bari, Fimi ha pubblicato i numeri dell’industria musicale nazionale relativi ai primi nove mesi del 2014. Sono dati che tracciano un panorama in fondo abbastanza positivo, dove l’impennata di streaming e vinile riesce a contrastare il tracollo dei download e il calo (abbastanza contenuto) dei cd. Vediamoli nel dettaglio.

Il dato complessivo. Da settembre 2013 a settembre 2014, il fatturato generale è cresciuto del 5%, da 71,8 a 75,4 milioni di euro.

Chi sale. Il trend globale viene confermato in Italia: streaming e vinili sono i grandi protagonisti di questa prima metà degli anni ’10. Rispetto allo stesso periodo del 2013 le entrate provenienti dallo streaming sono cresciute dell’ 89% passando da 10,3 a 19,4 milioni di euro. Vanno bene sia gli abbonamenti a pagamento (come Storify e Deezer, +109%) che i servizi gratuiti con entrate pubblicitarie (come YouTube, +74%).

Anche per il vinile si sta per chiudere una nuova annata d’oro: +66% rispetto al 2013, passando da 1,2 a 2,0 milioni di euro.

Chi scende. Come accade ormai regolarmente da più o meno quindici anni, i cd proseguono nella loro caduta. Il mercato fisico nel complesso ha perso il 5%, da 43,3 a 41,3 milioni di euro, ma dalla tabella Fimi si intuisce che questi dati comprendono anche i vinili. Se togliamo la loro parte, la flessione è un po’ più pesante: -6,7%, da 42,0 a 39,2 milioni di euro. Comunque un po’ meglio rispetto ai tonfi a doppia cifra registrati spesso negli anni scorsi.

Un tonfo a doppia cifra è invece quello del download, che fa segnare l’indice percentuale peggiore del mercato: -20%, da 18,2 a 14,6 milioni di euro. Anche questa è una tendenza che rispecchia quanto avviene in tutto il mondo, con la differenza che in Italia il mercato dei download (i brani acquistati e scaricati su Internet) non era decollato con la stessa rapidità di altri paesi. Quindi anche la sua frenata incide meno sul conto complessivo.

Un po’ di rapporti. Tirando le somme, da un punto di vista del consumo musicale (almeno da quello che genera entrate) il nostro paese non è ancora a maggioranza digitale. Ma lo sta diventando. Il settore fisico è passato dal 60% al 55% del fatturato, quello web dal 40% al 45%. In valore economico, la distanza tra i due comparti si è dimezzata: da 14,8 a 7,2 milioni di euro. Negli ultimi tre mesi del 2014 probabilmente il divario verrà ulteriormente limato e nel 2015 potrebbe esserci il sorpasso (già avvenuto in altri paesi come gli Stati Uniti).

Dove i rapporti si sono già radicalmente rovesciati è all’interno del comparto digitale. Il download ha ceduto lo scettro allo streaming, che oggi vale il 57% del mercato web (dodici mesi fa era ancora al 36%). È difficile scattare una fotografia precisa della musica su Internet: per esempio, in statistiche come quella compilata da Deloitte per Fimi probabilmente non rientrano tutte quelle voci di vendita legate ai siti ufficiali degli artisti o a realtà alternative come il crowdfunding. Il panorama è molto sfaccettato e in continua evoluzione. Ma l’impressione è che nel giro di un paio d’anni – con buona pace delle pop star che ancora lo guardano con diffidenza – il consumo musicale via Internet potrebbe essere dominato dallo streaming con percentuali bulgare (o quasi), senza quasi più traccia di download a pagamento (con una piccola sacca di resistenza del download non autorizzato via P2P).

Un’ultima curiosità sul vinile. È da almeno cinque anni che il disco nero è tornato a far sentire la sua musica, ma all’inizio la sua robusta crescita percentuale era legata a valori assoluti molto bassi: briciole del mercato. Il vinile ripartiva praticamente da zero. Oggi il suo peso sul mercato è ancora limitato, ma inizia a essere visibile: con i suoi 2 milioni di euro di ricavi, l’lp vale oggi il 2,77% del mercato complessivo e il 5,05% del mercato fisico (a settembre 2013 questi valori erano rispettivamente 1,75% e 2,90%).

L’uomo che vendeva vinili: Oscar e la musica. Storia di una “visione” chiamata Feelin’Blue

http://madeintigullio.it/feelinblue/

Oscar e la musica. Storia di una “visione” chiamata Feelin’Blue

oscar piaggerellaLa Musica è un insieme di luoghi di culto delle nostre Emozioni e delle nostre Esperienze, quindi della nostra Esistenza. “Scrivilo, mi raccomando, perché ci tengo a queste parole”, mi dice Oscar. Che le ha dedicate via facebook ad Arve Henriksen, un trombettista norvegese di 46 anni noto per un sound ispirato al flauto dritto giapponese, lo shakuhachi. Dalla Norvegia al Giappone e ritorno, qui a Chiavari, in Via Filippini 8, dove Oscar Piaggerella gestisce uno di quei negozi che si possono decantare attingendo a ogni sorta di repertorio aforistico, ma che non si possono comprendere se non si comprende prima il concetto di Visione.

Nulla può, contro un uomo capace di esprimere una visione. Nemmeno i download dalla rete o l’ascolto in streaming on demand. Questa visione, la visione di Oscar, si chiama “Feelin’Blue”, ed è autentica quanto i vinili esposti al suo interno come oggetti né antichi né vintage: semplicemente eterni.

Eterni come un vinile dei Rolling Stones? “Si, fu il mio primo concerto. Avevo 14 anni”. Qui inizia il grande amore tra Oscar, che oggi di anni ne ha 58, e la musica. Un amore coronato 7 anni fa con l’apertura di questo negozio specializzato in dischi e cd, sia nuovi che usati. Con una predilizione per le rarità, anche d’importazione, firmate da etichette come l’inglese Esoteric.

“L’oggetto in sé appassiona il collezionista, ma io ho l’ambizione di vendere musica, non dischi o CD”. R.I.O, New Wave, Meal, Elettronica, Country, Folk inglese, Punk Rock, Psicadelia, Jazz, avanguardie ma, soprattutto, musica progressive, “perché è il genere che più di tutti insegna a captare il dialogo tra gli strumenti e perché è un fenomeno europeo, non americano, a cui l’Italia e la Liguria hanno contribuito meravigliosamente coi New Trolls o coi Delirium di Ivano Fossati“.

Oscar ti dice che Feelin’ Blue è nato per caso, perché un giorno “sono uscito di casa per comprare un disco in un mercatino della musica e ho finito col comprare tutto il mercatino”. In realtà era scritto nel destino di questo artista – perché Oscar Piaggerella è anche un pittore – che a Chiavari aveva una galleria di arte visiva, la Fluxia di Via Dante, “completamente sonorizzata”. Le visite erano rigorosamente accompagnate da una colonna sonora scelta dallo stesso Oscar. Che, una volta l’anno, organizzava anche una mostra a tema di cover musicali.

Storia, ormai. Che ha saputo trasformarsi in presente e che si sta involando verso il futuro, alimentata da una passione che è pensiero, insegnamento, vita. “Imparare ad ascoltare la musica significa leggere in controluce la storia in una veste sonora. Vuoi capire la guerra del Vietnam? Devi ascoltare Volunteers dei Jefferson Airplane“. One generation got old – One generation got soul – This generation got no destination to hold – Pick up the cry – Hey now it’s time for you and me – Got a revolution – Got to revolution.

IMG_3809.JPG

Gli occhiali fatti con vecchi dischi in vinile, da perfetti hipster

http://www.gizmodo.it/2014/10/24/gli-occhiali-fatti-vecchi-dischi-in-vinile-perfetti-hipster.html

Gli occhiali fatti con vecchi dischi in vinile, da perfetti hipster

Dischi di vinile e enormi, inutili, occhiali, magari in un coffee shop davanti ad una macchina da scrivere old style, mentre si scrive “The Hipster Association Game”. Se per qualche ragione (siete hipster, ammettetelo) avete mai sognato di combinare questi due oggetti, ecco la risposta che aspettavate. Vinylize è un’azienda che ricicla vecchi LP (ve li ricordate, vero?) e li trasforma in occhiali.

Ok, se un certo stile vi provoca un qualche fastidio, odierete questi occhiali pensati per una socoetà ossessionata dai selfie e da Instagram, dai jeans super skinny e dalle barbe.
Ma d’altro canto, c’è qualcosa di interessante in questi occhiali, probabilmente per via del design piatto e semplice. C’è qualcosa che ci ricorda quegli occhiali super economici che si trovano nei resort sulle spiagge, o anche i vecchi occhiali 3D di cartone con le lenti rosse e verdi che si trovavano in allegato alle riviste negli anni ’90.
E se, per qualsiasi ragione, li trovate imperdibili, auguratevi di avere abbastanza soldi da spendere per comprarne un paio: la versione più economica (si fa per dire) disponibile sul sito di Vinalyze costa 430 dollari (351 euro circa).

IMG_3808-2.PNG

Discogs. I vinili più costosi acquistati nel 2014

http://sentireascoltare.com/news/discogs-vinili-piu-costosi-acquistati-2014/

Discogs. I vinili più costosi acquistati nel 2014

The Vinyl Factory ha recentemente illustrato i dieci dischi più costosi acquistati dagli utenti di Discogs nella prima metà del 2014. Discogs è un famoso data base, costantemente aggiornato, dove è possibile consultare le discografie di tre milioni di artisti ma anche comprare – attraverso un marketplace dedicato – cd, vinili e rarità.

Al primo posto troviamo un box set in 7” di Gold Is The Metal (With The Broadest Shoulders) dei Coil in tiratura di sole 55 copie pubblicato nel 1987 e acquistato a 1889 dollari nel febbraio di quest’anno.

Di seguito la lista completa. La sua particolarità, è che dalla seconda alla decima posizione, gli album hanno tutti lo stesso prezzo, 1875 dollari.

Sessantamila dischi in vinile, la passione dell’avvocato

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/10/21/news/una-collezione-da-record-1.10156819

Sessantamila dischi in vinile, la passione dell’avvocato

di Annalisa Celeghin
PADOVA. Sessantamila dischi. Una collezione da record quella di Andrea Sabbion, 54 anni, avvocato padovano, titolare insieme alla famiglia dell’Hotel President di Abano Terme. «Tutto ha avuto inizio da una “baruffa” con mio fratello, racconta Sabbion. «Avevamo chiuso da poco la nostra emittente Radio Abano International, agli inizi degli anni Ottanta. Rimanevano circa tremila vinili: mio fratello ha insistito per tenerli per sé ed io, per ripicca, mi sono detto: ok, allora me la faccio da me la mia collezione!».

E così è stato: il primo lotto se l’è andato a prendere a Rimini, mille “maxi single” (45 giri più grandi del formato standard) che il proprietario ha lasciato a malincuore. «Si è persino messo a piangere, non voleva separarsene». Ai primi mille se ne sono aggiunti subito altri 1400. «Provenienza Oklahoma: sottostimando le spese di spedizione, costate più dei dischi». Poco importa, la collezione doveva continuare. E così, fra musica jazz, pop, funky e fusion, i vinili cominciano ad occupare una parte importante della casa (e della vita) di Sabbion. Ex deejay, ha una predilezione per la musica dagli anni Sessanta in poi. Una passione “tonda”, come la definisce lui stesso, prendendo a metafora la forma circolare degli oggetti che colleziona. «La consegna di altri 3500 pezzi, anche questi di provenienza americana, hanno bloccato piazza Garibaldi, dove ho il mio studio di avvocato», ricorda sorridendo. Sarah Jane Morris, Aaron Tesser, Kool and the Gang, Al Green, George Benson, Creative Source, Dexter Wansel: questi sono alcuni dei suoi artisti preferiti, di cui spesso ricerca i brani meno noti ma non per questo meno belli. «Quanta musica è andata persa, soffermando la propria attenzione solo sui pezzi più famosi… a volte i lati “b” possono riservare sorprese bellissime».

Sabbion non è uno che si ferma al primo strato: lui scava, non si accontenta, medita e ascolta, alla ricerca d’altro che non sia mera apparenza. Questa sua sensibilità ne ha fatto un uomo d’arte: dipinge e scrive poesie, perché non sempre la musica gli basta e riempire di cose belle le sue lunghe giornate (dorme due ore per notte) non è poi così semplice. «Il colpaccio finale, quello che ha fatto fare il salto di qualità alla mia collezione, è arrivato con un giovane laureando in economia di Perugia: cedeva ben 35mila dischi. E così sono arrivato a quota sessantamila». Oltre ai vinili, Sabbion possiede ventimila 45 giri e cinquemila musicassette. Persino la struttura di alluminio che ospita questa incredibile quantità di vinili e parte dell’impianto stereo sono opera di Sabbion. Il suo sogno? «Mi piacerebbe mettere a disposizione la mia collezione per aiutare la mia cittadina, Abano Terme, magari organizzando degli eventi a tema. E poi… trovare una donna che abbia la mia stessa passione».

Duff McKagan: “I ragazzi non ascoltano più un disco dall’inizio alla fine”

http://www.soundsblog.it/post/309002/duff-mckagan-i-ragazzi-non-ascoltano-piu-un-disco-dallinizio-alla-fine

Duff McKagan: “I ragazzi non ascoltano più un disco dall’inizio alla fine”

Una riflessione da Duff McKagan, bassista di Guns N’Roses, Loaded, Velvet Revolver, Walking Papers… insomma, uno che ne sa. Durante un’intervista, Duff si è lasciato andare ad un piccolo sfogo, che prende spunto dall’osservazione delle abitudini musicali dei propri figli.

“Negli anni Ottanta i musicisti creavano dischi interi. Pensavamo a come il disco suonasse dall’inizio alla fine, a come fosse la parte centrale. Quando si cambiava lato (di una cassetta o di un vinile), ci chiedevamo come fosse meglio iniziare quel secondo lato. Le persone ora non ragionano più secondo quei termini.

Chi ha meno di 45 anni e legge queste righe, probabilmente non ha nemmeno idea di cosa sto parlando.

Volevamo essere sicuri che ci fosse una storia, raccontata dall’inizio alla fine di un disco, che scorresse in un certo modo, che tutto il lavoro fra la prima e ultima canzone fosse di qualità.

Ora le persone non ascoltano… non voglio generalizzare troppo, ma ho due figli adolescenti. Ascoltano una canzone di un artista, poi una canzone di qualcun altro, e una canzone di qualcun altro ancora. E gli chiedo: ‘Ma non vi viene voglia di ascoltare tutto il resto del disco?’, e loro mi guardano con uno sguardo che dice: ‘Ma che vuoi, pezzo d’antiquariato? Dicosa stai parlando?’

Non voglio dire che un modo sia meglio dell’altro, ma siamo semplicemente cresciuti in tempi diversi e ci siamo goduti l’esperienza di ascoltare i dischi dall’inizio alla fine. A casa mi sono comprato un giradischi, un anno e mezzo fa. Ed è una cosa fantastica… andare al negozio, comprare un vinile e metterlo su dall’inizio alla fine. Fantastico.”

Voi da che parte state? Era meglio prima? E’ meglio adesso con il tasto skip e lo shuffle? Vinile, cd o mp3? O… musicassetta?

I dischi in vinile? E`vinile-mania

http://www.culturaeculture.it/2014/10/dischi-in-vinile-tra-i-grandi-della-musica/60418

I dischi in vinile? E`vinile-mania

Il vinile risorge a nuova vita e conquista anche l’orecchio dei più giovani, mentre i grandi artisti nazionali e internazionali tornano a pubblicare in 33 giri. Dagli Iron Maiden a Vasco Rossi, dagli U2 a Mina è “vinile – mania”

vinileLa musica non ha solo un suono, ma ha anche un colore, una forma, una consistenza, un’anima. E non c’è niente di meglio di un vinile per esprimere a 360 gradi, o forse sarebbe meglio dire a 33 giri, tutte le sfaccettature di quest’universo tanto antico quanto vivo ed energico.

Nel corso degli ultimi anni, dopo due decenni di declino che sembravano averne decretato la morte in favore del CD, l’LP è tornato di moda. Un fascino mai tramontato che oggi fa innamorare non solo coloro che sono cresciuti azionando la puntina di un giradischi, ma anche quei giovani che ascoltando un album vogliono provare un esperienza diversa.

Si è parlato molto e si continua a parlare del conflitto tra analogico e digitale, tra “suono pulito e fedele” e “suono autentico e sporco”, una diatriba che molti non temono di definire filosofica, come se si trattasse di due grandi correnti culturali: romanticismo contro illuminismo, idealismo contro realismo. La verità è che l’uno non esclude l’altro e che la loro esistenza parallela può aiutare a comprendere un po’ meglio che cos’è la musica, quella del passato e quella presente.

Sarà forse questo il motivo per cui molti artisti contemporanei hanno deciso di ristampare e pubblicare i loro dischi in vinile; per consentire ai loro fan di approcciarsi in maniera differente alle melodie e ai versi che nel corso degli anni hanno imparato ad amare. In Italia questa decisione è stata presa da Vasco Rossi, Elio e le Storie Tese, Mina, Franco Battiato, Verdena, Carmen Consoli, Loredana Bertè, Gianna Nannini, Giorgia, Mario Biondi, Baustelle, Le Luci della Centrale Elettrica e molti altri.

Ma anche all’estero non sono da meno: gli Iron Maiden hanno ristampato in versione 33 giri i loro primi 8 album (in uscita il prossimo 13 ottobre); Bruce Springsteen ha rimasterizzato in vinile tutti i suoi lavori; gli U2 hanno addirittura deciso di distribuire “Songs of Innocence”, già disponibile gratuitamente su iTunes dal 9 settembre, nel “vecchio formato”. In ultimo è impossibile non citare la scelta della “Apple Records” che pubblicherà “The Beatles in Mono” , la storica raccolta dei brani cult dei Fab Four, in versione long – playing.

Mettendo un attimo da parte il “sentimentalismo musicale”, occorre però ricordare che alla base di queste scelte ci sono motivazioni prettamente economiche: mentre il mercato di formati digitali e CD nel corso del 2013 è andato incontro a un calo del 3,9 per cento, i dischi in vinile hanno conosciuto un vero e proprio boom: Stati Uniti (+32%), Regno unito (+101%) Italia (+6%). Numeri che confermano la “tendenza nostalgica” attualmente in atto nel sonoro, ma che evidenziano anche come, quando si tratta di musica, passato e presente riescano a fondersi alla perfezione.

Dal 1948, anno in cui la Columbia Records realizzò il primo 33 giri con materiali, solco e durata maggiore rispetto al vecchio 78 giri (il 45 giri risale invece al 1949 e venne creato dalla RCA), il microsolco, altro nome con cui è noto il vinile ha mantenuto intatta la sua bellezza. Bellezza che oggi come ieri colpisce migliaia di giovani che si trovano a rovistare nelle soffitte di casa dei loro nonni per scovare dischi originali, girano per la città in cerca di mercatini vintage nei quali acquistare qualche LP degli anni ’60 – 70′, o comprano su internet ristampe ed edizioni originali dei più grandi artisti di ogni epoca.

Una volta qualcuno disse che il vinile è una filosofia di vita, che ascoltare una musica imperfetta, “graffiata”, distorta aiuti a godere meglio l’esperienza musicale di ogni giorno. Per quanto ci riguarda il long – playing è come un bell’uomo di 50 anni. Magari non avrà più la freschezza e i muscoli dei tempi migliori, ma grazie a savoir faire ed eleganza riesce ad affascinare qualsiasi donna.