Napoli, la musica è cambiata: sos negozi di dischi, resiste solo il vinile

http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/napoli-sos-chiusura-negozi-dischi/notizie/358340.shtml

Napoli, la musica è cambiata: sos negozi di dischi, resiste solo il vinile

http://video.ilmattino.it/primopiano/napoli_sos_negozi_di_dischi-17422.shtml

Napoli. Gli scaffali si vanno via via svuotando, mentre gli scatoloni si riempiono sempre più di dischi sgargianti, vinili, dvd musicali rari, bootleg, gadget. Chiude a Napoli, in via Depretis, uno dei negozi di dischi più con conosciuti e amati degli ultimi 20 anni: “Rimmel”.

Non ce l’hanno fatta i fratelli Michele e Antonio Pobish a mantenere aperto l’esercizio, colpa della crisi economica, che rende il disco un bene sempre più voluttuario e anche degli mp3, degli iPod, della “musica liquida”. «Ma non solo – racconta con un filo di commozione patron Michele, che da oggi si dedicherà alla compravendita online e alle fiere – anche l’eterno cantiere della metropolitana a piazza Municipio ci ha sfavorito. Il momento è molto difficile per la musica, in Italia. Lo è anche per le case discografiche. Sono pessimista per il futuro: c’è il rischio che tanti negozi di dischi possano chiudere come il mio. C’è solo una speranza: il ritorno al vinile come oggetto cult».

«E cancello il tuo nome dalla mia facciata», cantava De Gregori proprio nella canzone “Rimmel”. Un duro colpo la chiusura del negozio, per gli appassionati che lì si recavano a trovare pezzi da collezione, rarità, poster e cartoni da esibire a casa. Ormai a Napoli, eccezion fatta per i noti megastore e per i centri commerciali, di autentici negozi di dischi, nel centro di Napoli, se ne contano sulla punta delle dita. E forse nemmeno.

È ormai storico quello di piazzetta Nilo, “Tattoo records” di Vincenzo Pone, che resiste per la sua posizione strategica – il flusso di turisti incide abbastanza – e per essersi specializzato nella vendita dell’usato e del “fuori catalogo”. Ma non solo: si vendono altri tipi di generi come jeans usati, suppellettili, libri, videocassette. «I nostri clienti sono perlopiù anziani, ‘reduci’ ancora affezionati al disco o al vinile. Stringiamo i denti e andiamo avanti, felici del lavoro che ci siamo scelti» racconta Pone.

Poco più avanti, a via San Biagio dei Librai, resiste “Rignelli”, specializzato in musica “world” campana e meridionale. Poi, nel centro storico, quasi niente più: addio a “Flying Records”, punto di riferimento davanti alla chiesa di Santa Chiara, e a “Demos” in via San Sebastiano che offriva un catalogo vastissimo di bootleg; al suo posto c’è “Oblomova”, un negozio di abbigliamento che però vende anche vinili. Spariti anche “ItalMusic” in via Benedetto Croce e “Diapason” a via Cervantes, specializzato in musica classica – tipologia che si può ancora reperire da Simeoli, di fronte al Conservatorio di San Pietro a Majella. Resiste, invece, una storica bancarella di vinili dalle parti dell’ex cinema Adriano, di fronte alle Poste centrali. Nemmeno il megastore “Eldo”, da quelle parti, è riuscito a mantenere il suo largo spazio dedicato alla musica.

Nella zona di piazza Garibaldi sono invece ancora aperti gli storici “Giancar” – che vende però anche prodotti diversi dai dischi – e “Su di giri”, un esercizio a due piani aperto negli anni ’60, fornitissimo, condotto con passione da Vincenzo Mollo. «I tempi sono cambiati, ma il cd si vende ancora. Poco, ma si vende. Soprattutto per i collezionisti. Va detto, però, che se prima potevo permettermi il lusso di ordinare un prodotto di nicchia sapendo che prima o poi lo avrei venduto, ora non lo posso più fare. Aspetto che sia il cliente a chiedermi una rarità per ordinargliela».

Nella zona Chiaia, anche in seguito all’apertura della Feltrinelli una decina fi anni fa, tanti sono i negozietti di musica hanno chiuso i battenti pian piano, da D’Avenia in via Vittoria Colonna a Ok Ko a via Cavallerizza. Nemmeno Decibel ha più venduto musica come un tempo. Al Vomero la musica non cambia, soprattutto dopo l’avvento di Fnac, che pure ha avuto i suoi problemi. Addio a esercizi in via Luca Giordano e nella Galleria Vanvitelli. Dalle parti di piazza Medaglia d’oro, lo store di Cesarini era un mito; luogo di ritrovo dove ascoltare musica in cuffia per poi comprarla.

In collina, a via Morghen, resiste solo “fonoteca:”, un esempio di resistenza e lungimiranza, fin dall’apertura nel ’91 – era a via Scarlatti. «Siamo partiti con l’idea del noleggio dei dischi – racconta uno dei gestori – poi ciò non è stato più possibile con il cambiamento di alcune leggi. Il nostro era ed è un ritrovo in cui parlare di musica e poi, eventualmente, venderla. Siamo sopravvissuti con la compravendita dell’usato e, da qualche anno, aprendo anche un’area bar. Proponiamo musica alternativa e indipendenti di tutti i generi; tutto ancora si basa sui suggerimenti e sullo scambio di opinione. La nostra è una missione sociale, più che commerciale. E forse è stato questo che ci ha tenuto a galla; tanto è vero che l’avvento del digital non è stato un problema, anzi: le persone conoscevano gruppi e canzoni in rete e poi approfondivano l’argomento da noi. Purtroppo il mercato discografico in Italia è molto ristretto. Ciò che ci fa più paura? Siti come Amazon, dove puoi trovare una serie di dischi a prezzi stracciati. Noi negozianti, per questioni di fiscalità, non possiamo reggere il passo».