Archivio mensile:dicembre 2014

Nella fabbrica dei vinili di Brooklyn. Dove la musica del passato ritorna al futuro

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Nella fabbrica dei vinili di Brooklyn. Dove la musica del passato ritorna al futuro

Nel 2001 Thomas Bernich ha messo in piedi Brooklynphono. Produce 20.000 dischi a settimana e ha dieci operai. Questo quando l’industria dei vinili nel 2014 è cresciuta del 50% negli Stati Uniti. Ma non chiamatelo imprenditore: lui si definisce artista e artigianoQuando nel 2001 Thomas Bernich ha deciso di aprire una startup, molti tra i suoi amici gli hanno riso in faccia. Certo, si trattava pur sempre di tecnologia, ma di una tecnologia che apparteneva al passato. Produrre vinili nell’era della musica digitale sembrava un passatempo più che un’attività imprenditoriale.

Una passione da fissato della musica: anche i cd erano diventati obsoleti e l’industria musicale si stava spostando su Internet (il primo iPod è stato lanciato quell’anno).
“Nel 2001 a New York le poche aziende di vinili stavano chiudendo. E tutti mi davano del pazzo. Avevo acquistato una vecchia macchina per stampare dischi e l’avevo messa in un garage vicino a casa”, dice Bernich, 40enne di Brooklyn che si presenta completamente vestito di bianco, con un’enorme montatura di occhiali trasparenti e la testa rasata a zero.
Così è nato Brooklynphono. Oggi le macchine per “schiacciare i vinili” sono diventate sei, i numeri della produzione sono aumentati (circa 20.000 dischi a settimana) e gli operai (tutti ragazzi sotto i 30 anni) sono una decina. Senza farci troppo caso Bernich – un diploma al prestigioso istituto d’arte Pratt di New York – è riuscito a ritagliarsi una nicchia d’oro.

Perché negli ultimi dieci anni il mercato dei vinili è risorto. Solo nel 2014 le vendite sono aumentate del 50% rispetto al 2013. Se nel 1995 negli Stati Uniti si vendevano poco meno di un milione di dischi all’anno. Oggi si parla di 7,9 milioni, secondo i dati diffusi da Nielsen. E le previsioni per il futuro parlano di una continua crescita. Ma la domanda è così alta che i pochi produttori rimasti non riescono a soddisfare l’appetito delle case discografiche. “Se mi chiedi oggi un lavoro, la prima consegna disponibile è tra tre mesi”, dice Bernich mentre con un occhio continua a guardare le macchine che lentamente sfornano dischi caldi.

Certo, Brooklynphono non è l’unica fabbrica in cui si stampano vinili negli Stati Uniti: ce ne sono in Tennessee, a Nashville dove si trova la sede di United Record Pressing. E ancora in California e in Texas. Ma le richieste del piccolo laboratorio newyorchese continuano a crescere. “Ho sempre vissuto all’interno del mondo dei vinili. Quando studiavo passavo le mie giornate ad ascoltare e suonare musica – dice Bernich -, andavo a comprare dischi da Rock and Soul a Manhattan”. Poi, dopo aver lavorato come elettricista per qualche anno, il fondatore di Brooklynphono ha deciso di aprire il suo laboratorio: “Stavo bene con i dischi e volevo stare bene tutto il giorno. Anche al lavoro”.

Brooklynphono tende a lavorare per piccole etichette anche se ha prodotto vinili per Sony e per Universal. Le commissioni arrivano da tutto il mondo. Molte dagli Stati Uniti (mostra orgoglioso una ristampa di un disco degli Agnostic Front, gruppo punk-hardcore degli anni ’80). Ma anche dall’Europa “per questo mercato stampiamo moltissima house”. E tra i suoi clienti c’è una casa discografica cinese: Bernich mostra un mucchio di scatoloni pronti a partire per Pechino. Ma proprio sulla Cina ha una teoria. “In America controlliamo la qualità nei minimi dettagli. Tutto quello che abbiamo qui dentro è americano o europeo. I macchinari arrivano dagli Stati Uniti o dalla Germania. Il vinile grezzo lo compriamo in Olanda”, dice, indicando la scritta “Made in Usa” che compare sul muletto che impiega per spostare i bancali.

Proprio negli Stati Uniti – il Paese che guida la rinascita del vinile – il mercato resta ancora molto piccolo: rappresenta il 2% del totale delle vendite ma rispetto agli altri settori che tagliano posti di lavoro, questa nicchia continua ad assumere e ingrandirsi.