Archivio mensile:luglio 2014

Dischi in vinile, a Faenza il meglio delle copertine della musica italiana pubblicate nel 2013

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Dischi in vinile, a Faenza il meglio delle copertine della musica italiana pubblicate nel 2013

FAENZA (RAVENNA) – Anche quest’anno all’interno del MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti, che si terrà dal 26 al 28 settembre 2014 a Faenza, si svolgerà la mostra BEST ART VINYL, che avrà sede all’interno della Galleria del Voltone della Molinella (inaugurazione il 26 settembre alle ore 18). Una mostra con il meglio delle copertine dei vinili della scena musicale italiana pubblicati nel 2013, frutto della continua ricerca e della collaborazione con le label della scena nazionale.

Best Art Vinyl è una mostra di dischi in vinile che nasce in Inghilterra nel 2005. Dal 2011, la sezione italiana di Art Vinyl, diretta da Paolo Zamma, ha voluto dare il suo contributo alla scena musicale italiana introducendo anche una selezione nazionale, in aggiunta a quella indetta da Art Vinyl UK e celebrata con una serie di mostre in tutto il mondo. Nasce così Best Art Vinyl Italia, che aggiunge alla mostra internazionale il proprio contest tutto italiano, la cui edizione 2014 si svolgerà alla fine di quest’anno ed il MEI sarà, per gli addetti ai lavori, un’occasione per conoscere l’evento e proporre le proprie pubblicazioni. I vincitori degli anni scorsi del Best Art Vinyl Italia, decretati dal voto del pubblico, sono stati Two Bit Dezperados, OfflagaDiscoPax e Julie’s Haircut.

Art Vinyl è un’azienda conosciuta a livello mondiale per aver inventato la prima cornice Flip Frame, creata specificamente per esporre con stile e praticità le copertine degli LP. Tutte le informazioni sul prodotto su www.artvinyl.it.

Il MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti, è la più importante manifestazione rivolta alla scena musicale indipendente italiana, dedicata quest’anno a Roberto Freak Antoni. Come ogni anno, Faenza si trasformerà per tre giorni in una vera e propria città della musica con live, workshop didattici, convegni e premiazione delle migliori realtà indie italiane, richiamando più di 30mila visitatori, 400 artisti e 200 espositori. Per il suo ventennale, il MEI avrà come temi centrali quello della musica live, a cui sarà dedicata la giornata del 27 settembre, e quello dell’innovazione e delle startup legate all’ambito musicale, a cui sarà dedicato il 28 settembre, con un’anteprima della manifestazione il 26 settembre dedicata al MEI Superstage, contest dedicato ai talenti emergenti.

Il MEI 2.0 dei 20 anni si svolge grazie a: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Faenza, Camera di Commercio di Ravenna, Ra 2019. Inoltre grazie a Siae e Nuovo Imaie e agli sponsor BCC e Conad. Il MEI è supportato da AudioCoop e Rete dei Festival.

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Suonare i cerchi di un tronco d’albero sul giradischi

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Suonare i cerchi di un tronco d’albero sul giradischi

Che i tronchi degli alberi, una volta tagliati, mostrino una struttura ad anelli di accrescimento concentrici è cosa risaputa.

Finora, però, nessuno aveva mai pensato di utilizzare questi anelli come se fossero i microsolchi di un disco in vinile, da ascoltare tramite un giradischi.

Bartholomäus Traubeck, invece, ha avuto proprio questa pensata. L’articolo continua qui sotto.

Certo ha dovuto superare alcune difficoltà: per esempio su un disco il microsolco è una spirale, non una serie di anelli concentrici.
Soprattutto, però, un albero non registra certo note musicali: ha così dovuto sviluppare una macchina apposita, togliendo la testina a un giradischi e sostituendola con una microtelecamera, e un algoritmo per “tradurre il legno” in note musicali.

Il risultato è decisamente affascinante: ogni albero – castagno, acero, quercia e via di seguito – produce una “musica” differente.

Le composizioni sono disponibili su Bandcamp e in qualche caso anche su YouTube.

Considerato prima superato, poi supporto di nicchia per vecchi nostalgici, il vinile se ne infischia di tutto e di tutti e continua la sua scalata arrivando a 4 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti nei primi 6 mesi del 2014.

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Considerato prima superato, poi supporto di nicchia per vecchi nostalgici, il vinile se ne infischia di tutto e di tutti e continua la sua scalata arrivando a 4 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti nei primi 6 mesi del 2014. Perchè il valore della musica resiste con un supporto che sembrava superato.

Più di tutte le considerazioni di mercato, tecnologiche, ecologiche, storiche o sociologiche possono i dati: streaming a parte tutti gli altri supporti per ascoltare musica crollano meno il vinile che cresce circa del 40% anno su anno dal 2008 alla faccia di chi dice che il mercato della musica è saturo.

In realtà le vendite di album in vinile rappresentano ancora solo una piccola parte del business della musica: insieme CD, musicassette, LP e album digitali nel 2014 hanno venduto 120,9 milioni di copie e i 4 milioni del vinile rappresentano circa il 3% del totale.

Che si tratti di mercato di nicchia o di una moda passeggera è quindi tutto da vedere. Gli appassionati di vecchi dischi vintage o quelli che corrono a comperare le ultime uscite dei loro beniamini piuttosto che scaricare mp3 gratis o ascoltarle le canzoni in streaming su Spotify sono probabilmente destinati ad aumentare ancora nel coros degli anni.

Se da una parte la musica liquida, il cloud ha fatto perdere qualsiasi valore alla musica, dall’altra parte il vinile crea nel consumatore un senso di appartenenza e una ragione di investimento valoriale a tutti i livelli. Nel frattempo sembra paradossale ma anche le vendite di giradischi salgono a livelli record.

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Depositi abbandonati: i tesori nascosti dell’industria musicale

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Depositi abbandonati: i tesori nascosti dell’industria musicale

Frédéric Thiphagne, dj ma soprattutto fotografo freelance, ha trovato (e documentato) il paradiso di ogni appassionato di vinili: circa cinque anni fa, ha pubblicato per il suo blog Les Mains Noires quella che a tutti gli effetti sembrerebbe una piscina piena di 33 e 45 giri, un harem di musica andato distrutto dopo solo due settimane dallo shooting realizzato dal francese.
Nonostante la piena disponibilità a fornire le prove fotografiche della propria scoperta, Fréderic mantiene la massima riservatezza sulle dinamiche che hanno portato a poter scattare le foto, e preferisce concentrarsi sull’inestimabile valore del supporto di memorizzazione che più di tutti ha segnato l’epoca moderna: “è sicuramente il sogno di ogni cultore del vinile, era effettivamente possibile tuffarsi in quell’immensità! Io sono convinto che ci siano altri depositi, altre prefabbricati abbadonati con tantissime rarità e pezzi unici: bisogna continuare ad essere curiosi e scoprire questi tesori nascosti”.
Intanto, arrivano i primi “riconoscimenti”: l’etichetta tedesca Gomma Records (specializzata in musica dance) ha riconosciuto due delle sue registrazioni forografate nel mucchio ormai perso… avanti il prossimo!

UK, la rinascita dei negozi di dischi: anche HMV torna a fare profitto

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UK, la rinascita dei negozi di dischi: anche HMV torna a fare profitto

La rinascita – almeno in Inghilterra, e sia pure parziale – dei negozi di dischi non è testimoniata solo da marchi indipendenti come Rough Trade e Sister Ray, prossimi all’apertura di nuovi punti vendita, ma anche da una grossa catena fino a poco tempo fa in piena crisi quale HMV, nel gennaio del 2013 sottoposta a regime di amministrazione controllata e poi rilevata in parte dalla società di investimenti Hilco. Il titolare di quest’ultima, Paul McGowan, ha dichiarato al quotidiano inglese Telegraph che oggi i suoi 144 negozi sono “molto redditizi” e che nessuno di essi risulta essere in perdita.

I risultati del secondo trimestre 2014 parlano chiaro: senza contare le aperture e chiusure avvenute nel periodo, il fatturato è cresciuto del 10,9 % nel settore audio e del 5 % in quello video (+ 9,2 % in totale); gli album scaricati in digitale dal sito della società hanno subito una flessione del 17 %, ma la domanda di supporti fisici è cresciuta del 12 %. “Il digitale combatte contro se stesso”, sostiene McGowan, “mentre la nostra guerra è contro Amazon e i supermercati”.

Di qui l’idea di differenziarsi dalla concorrenza organizzando esibizioni, showcase e incontri con artisti all’interno dei punti vendita a cominciare da quello storico al civico 363 di Oxford Street a Londra. “Possiamo portare un gruppo dal numero cinque al numero uno in classifica organizzando un evento in negozio”, ha spiegato McGowan a Graham Ruddick del Telegraph mentre un’orda di giovani fan scatenate assediava i 5 Seconds of Summer arrivati in negozio per incontrare il pubblico. Hilco, anticipa, ha già ricevuto un paio di offerte di acquisto per HMV ma almeno per qualche anno ancora intende completare l’opera di risanamento della catena: intanto sono in programma aperture di quattro nuovi negozi nel Regno Unito e un ritorno sul mercato irlandese con otto punti vendita gestiti direttamente e 46 esercizi commerciali in licenza.

CD suonabili su giradischi, la trovata di un musicista londinese

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CD suonabili su giradischi, la trovata di un musicista londinese

Trasformare il Compat Disc in un vinile è possibile. È riuscito nell’impresa il musicista londinese Aleksander Kolkowski che, utilizzando una versione modificata di uno stereo e registratore degli anni ’50, il Wilcox-Gay Recordette, incide dei solchi nei CD che così possono essere ‘letti’ da un normale giradischi e fatti suonare come se fossero dei vinili.

Kolkowski è riuscito a creare CD che vanno a 45 giri al minuto e durano 2 minuti e 45 secondi. Il risultato è sorprendente: un suono caldo che, a detta degli esperti in materia, dà l’impressione che il CD sia stato rimasterizzato attraverso un amplificatore valvolare.

A riportare la notizia dell’esperimento il sito d’attualità statunitense Mashable, che spiega nel dettaglio il lavoro di Kolkowski. Il dispositivo realizzato dall’artista può essere collegato a qualsiasi cavo digitale o audio e, una volta instaurato il contatto, il Recordette invia un segnale elettrico a un ago che ‘incide’ il suono sul Cd. Grazie a questo sistema, dunque, i compact disc posso essere ascoltati su un lettore standard. Il recupero del passato – il vinile – è quindi possibile. Un’operazione commerciale e ‘sentimentale’ quella promossa dall’artista statunitense, che grazie alla sua trovata ha reso possibile, solo nel 2013, la vendita di circa 780mila album. Kolkowski ha da sempre subito il fascino dei vecchi formati di registrazione e si è appunto definito “affascinato dall’esperienza dell’ascolto”. “Come artista del suono mi interessa utilizzare tecnologie audio antiquate sia per sfidare la nozione di obsolescenza sia per creare un collegamento con il passato e dare una nuova prospettiva al nostro attuale rapporto con le registrazioni, l’amplificazione e il suono digitale”, ha concluso.

Musicland Catania, non solo un negozio di dischi «Vendevamo più Rem del resto d’Italia»

http://ctzen.it/2014/07/04/musicland-non-solo-un-negozio-di-dischi-vendevamo-piu-rem-del-resto-ditalia/

Musicland Catania, non solo un negozio di dischi «Vendevamo più Rem del resto d’Italia»

«Siamo andati avanti perché siamo stati pazzi. Il fatto è che non avevamo il negozio perché ci sentivamo dei commercianti: lo avevamo perché eravamo appassionati di musica, musica in quanto cultura, e volevamo diffonderla a Catania. Ma poi ci siamo dovuti arrendere alla realtà». Via Gradisca 35, pochi metri da via Monfalcone. È il 1978, Nico Libra ha poco più di vent’anni, ha vissuto per quattro anni a Londra, è tornato in Italia per fare il servizio militare e dopo, a Catania, si è messo a parlare di musica a Radio Cta, fm 104, una radio indipendente «con ottimi notiziari e bellissimi programmi di approfondimento: io mi occupavo delle scalette», ricorda Nico. A Radio Cta lavora con Ignazio Bandieramonte, suo coetaneo e amico: lui fa i turni di notte, da mezzanotte alle quattro va in diretta e mette i brani. «Ogni tanto – dice Ignazio – dovevamo partire, andare a nord di Roma a cercare gli lp che in città non si trovavano e che noi volevamo passare». In breve tempo la radio viene acquistata e, a poco a poco, dismessa. «Stavo pensando di tornare a Londra – racconta Nico – Poi è successo che due persone che conoscevo e che avevano un negozio di dischi a Carlentini volessero aprire una succursale a Siracusa, in viale Teracati: mi hanno chiesto di dar loro una mano e così è iniziata la mia avventura di bottegaio». E così è iniziata anche l’avventura di Musicland.

Uno dei due ragazzi di Carlentini aveva i genitori negli Stati Uniti e importava la musica direttamente da lì. «Avevano bei dischi e stavano iniziando a puntare sugli impianti di riproduzione». Per un anno, Nico Libra gestisce il Musicland siracusano, poi propone: «E se aprissimo a Catania?». Nel giugno 1979 Libra trova la bottega, a settembre si alza la saracinesca sul Musicland etneo. E quella saracinesca, nello stesso posto, rimarrà alzata per 34 anni. «In quel momento a Catania aprivano tutti, si stava riscoprendo il centro storico, cominciava, timidamente, a esserci vita». Il logo del negozio era una dichiarazione d’intenti: riproduceva parte della copertina di Born to run, il disco del 1975 di Bruce Springsteen. Secondo la rivista Rolling Stone, uno dei cento migliori album rock di sempre. «Io ho seguito il negozio sin dall’inizio, ma sono entrato ufficialmente in società solo nell’80 – interviene Bandieramonte – Nel 1983, finalmente, il Comune di Catania ci ha concesso la licenza, così abbiamo potuto legalmente staccarci dai ragazzi di Carlentini e abbiamo cominciato ad andare, ufficialmente, sulle nostre gambe».

Da subito Musicland diventa più di un negozio dove acquistare dischi. C’era un angolo in cui comprare biglietti per i concerti, e soprattutto c’era «la gente, che veniva a parlare di musica: volevano quasi essere presi per mano nella scelta dei loro ascolti, e noi li accompagnavamo. Poi c’erano i buoni consigli con i capolavori che non potevamo non invitare ad ascoltare: London Calling dei Clash o il primo di Tracy Chapman, erano cose che sono diventate dei classici praticamente subito». I catanesi andavano in via Gradisca a chiedere la musica che avevano sentito in radio, proprio a Cta, o quella che avevano ascoltato ai pomeriggi del Mcintosh, la discoteca in cui a scegliere i pezzi da mettere in scaletta era il giovane Francesco Virlinzi, il produttore discografico talent scout di Carmen Consoli e Mario Venuti, per dirne due, ma anche l’uomo al quale si deve il celeberrimo concerto dei Rem allo stadio Cibali, il 6 agosto 1995.

La copertina di Born to run, di Bruce Springsteen (1975)
«Da Milano si stupivano, non capivano perché a Catania si vendessero più copie dei dischi dei Rem che lì», sorride Libra. E Bandieramonte aggiunge: «Ci diedero pure un premio perché in un solo mese Musicland riuscì a vendere più copie di Out of time di quante, nello stesso lasso di tempo, se ne fossero vendute in tutt’Italia». Nei primi anni Novanta, nel negozio c’erano 20mila pezzi, nel Natale del ’92 la fila fuori dalla vetrina era talmente lunga che fu necessario che qualcuno scaglionasse gli ingressi per evitare la calca. «Il declino cominciò nel 1995, quando arrivò la notizia che la produzione di vinili sarebbe stata drasticamente ridotta – prosegue Ignazio Bandieramonte – Credo che l’errore delle case discografiche sia stato tutto lì: guardare più all’avanzamento del digitale che al mantenimento della qualità. Non fare più i vinili fu il colpo di grazia a un mercato che già stava iniziando a barcollare». I cd non avevano lo stesso appeal dei vinili, potevano essere replicati facilmente, il loro contenuto poteva essere scaricato nei sempre più numerosi computer in giro, e poi c’era internet. Da lì a poco sarebbe nato Napster, il programma di file sharing che, nel 2000, avrebbe scatenato le ire di Lars Ulrich, batterista e fondatore dei Metallica, divenuto in seguito simbolo della repressione.

«Il mercato imponeva che fossero dei computer a stabilire, in base alle vendite, quali fossero i cd che andavano fuori catalogo e quali, invece, potevano continuare a essere stampati: rimanevano le cose commerciali e si perdevano i pezzi di cultura. Vendeva di più Sanremo, no?». Per un periodo, racconta Nico Libra, «fu difficile trovare Creuza De Mä, di Fabrizio De André, che pure è considerato uno dei dischi più importanti della world-music». «Nel 2000 sono tornati in auge i vinili, ma la gente non aveva più i soldi per comprarli, tra il 2005 e il 2007 vendere musica era drammatico. Già nel 2008 io e Ignazio abbiamo pensato di chiudere, ma abbiamo resistito e abbiamo osservato quello che stava succedendo: Catania si stava svuotando, l’abbiamo vista spegnersi, le persone andavano nei centri commerciali, non c’erano locali dove suonare dal vivo, non c’erano concerti da organizzare, mancava la vivacità culturale e sono mancati i cervelli che facessero funzionare l’ambiente». «C’erano giornate in cui chiudevamo il registratore di cassa senza aver battuto neanche uno scontrino, ma noi non eravamo il classico negozio di musica, eravamo un punto d’aggregazione sociale e, anche, politico. Quando è finito tutto, siamo finiti anche noi».

Il 31 dicembre 2013, dopo 34 anni di attività, la saracinesca di via Gradisca 35 si è abbassata. Ma Musicland è rimasto online: «Avevamo aperto il sito nel 2005 e oggi rimane attivo, con lo stesso spirito di divulgazione musicale che ci ha animati quando avevamo il negozio», dice Bandieramonte. «Non c’è un magazzino, ma ci sono i dischi delle nostre collezioni private e di quelle degli amici che ce le mettono a disposizione – conclude l’uomo – Molti mi chiedono informazioni o pezzi difficili da trovare, sono collezionisti, che in breve diventano amici». E Nico Libra rilancia: «Non è più lo stesso, è triste. Ma le cose cambiano, e non sempre in meglio».

Musica: download giù dell’11,6%. Crescono solo streaming e vinili

http://www.key4biz.it/News/2014/07/04/Tecnologie/musica_download_streming_vinile_225890.html

Musica: download giù dell’11,6%. Crescono solo streaming e vinili

Internet – Dopo il tracollo dei Cd, anche il download di musica comincia a mostrare i primi segnali di crisi: le vendite di album in formato digitale è infatti scesa dell’11,6% a quota 53,8 milioni nella prima metà dell’anno, rispetto ai 60,8 milioni dello stesso periodo del 2013. Lo dicono i dati di Nielsen SoundScan, secondo cui sono diminuite del 13% anche le vendite di singoli brani, a 593,6 milioni dai 682,2 milioni di un anno fa.

Il primo calo nelle vendite di musica digitale dal lancio di iTunes nel 2003 si è registrato lo scorso anno, sulla scia del crescente successo dei servizi in streaming come Spotify, Rdio e Pandora.

Un trend di crescita che sta proseguendo anche quest’anno: nei primi sei mesi del 2014, i servizi streaming audio e video insieme hanno registrato una crescita del 42% a 70,3 miliardi dai 49,5 miliardi dello scorso anno.

Le vendite totali di album – tra supporti fisici e digitali – sono scese del 14,9% nella prima metà di quest’anno, da 142 a 120,9 milioni, dice sempre Nielsen. Le vendite di Cd sono scese del 19,6% a 62,9 milioni dopo un declino più moderato (del 14,5%) nel 2013.

Chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, come David Bakula di Nielsen Entertainment, sottolinea che la crescita dello streaming e il balzo del 40% nelle vendite di vinili (a 4 milioni di copie ma che rappresentano appena il 3% delle vendite complessive) dimostrano che “l’interesse verso il consumo di musica è ancora molto alto”, ha spiegato.

Ma chi il bicchiere lo vede mezzo vuoto, e cioè l’industria musicale, sa che i ricavi dello streaming sono ancora molto più bassi di quelli generati dai download e dalle vendite di Cd: come faranno, quindi, gli artisti e le case discografiche a mantenersi e a produrre nuova musica?

Una speranza arriva dai numeri di Spotify, Beats (recentemente acquistato da Apple alla cifra record di 3 miliardi di dollari) e simili: gli abbonamenti ai servizi in streaming sono passati da 8 milioni nel 2010 a 28 milioni lo scorso anno, per ricavi da 1,11 miliardi di dollari.

I big di internet si stanno ovviamente tutti fiondando nel business: pochi giorni fa, Google ha comprato Songza per una cifra che si aggirerebbe intorno ai 40 milioni di dollari e il mese scorso, anche Amazon ha lanciato un servizio di musica in streaming.

Londra, Sister Ray apre un negozio di solo vinile a Shoreditch

http://www.rockol.it/news-616813/sister-ray-nuovo-negozio-vinile-ace-hotel-shoreditch

Londra, Sister Ray apre un negozio di solo vinile a Shoreditch

La rinascita dei negozi di dischi e del vinile, in Inghilterra, trova segni tangibili nell’apertura di nuovi punti vendita: sono passate solo poche ore da quando Rough Trade ha annunciato l’inaugurazione, a giugno, di un nuovo negozio a Nottingham e ora è Sister Ray Records, baluardo del Record Store Day e della “via della musica” londinese Berwick Street, a far sapere che aprirà un nuovo spaccio di soli vinili presso l’Ace Hotel nel quartiere di Shoreditch.

Il nuovo negozio londinese, che proporrà un assortimento di vinili nuovi e usati e disporrà di postazioni di ascolto, aprirà il 29 luglio con un party di lancio in cui si esibiranno artisti e dj fino a tarda sera. Al gestore e proprietario Phil Barton, intanto, si è associato un nome di prestigio dell’industria discografica come Tony Wadsworth, ex numero uno della EMI e attuale presidente dell’assocazione dei discografici BPI. “Lo conosco da quando lavoravamo insieme alla Parlophone e da allora le nostre strade si sono incrociate tante volte”, ha raccontato Barton al sito Record of the Day. “Gli è sempre piaciuto il nostro negozio e l’opportunità del nuovo punto vendita è sembrata il momento giusto per coinvolgerlo nella mia attività. Sister Ray può essere più di un ottimo negozio e Tony è la persona che può far accadere le cose”. “Il vinile è diventato il formato preferito dei veri appassionati di musica e questo è il momento giusto, per una guida fidata come Sister Ray, per aprire un secondo punto vendita dedicato al più amato dei supporti musicali”, ha commentato lo stesso Wadsworth.

Sister Ray esiste dal 1984, quando Barton allestì una bancarella sotto questa sigla (ovvio il riferimento al classico dei Velvet Underground) al mercato di Camden. Conquistata in breve tempo una solida reputazione, si trasferì nel 1989 in Berwick Street, dove da allora è rimasto pur cambiando nel tempo tre indirizzi (da quest’anno è ubicato al civico 34).