Nella fabbrica dei vinili di Brooklyn. Dove la musica del passato ritorna al futuro

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Nella fabbrica dei vinili di Brooklyn. Dove la musica del passato ritorna al futuro

Nel 2001 Thomas Bernich ha messo in piedi Brooklynphono. Produce 20.000 dischi a settimana e ha dieci operai. Questo quando l’industria dei vinili nel 2014 è cresciuta del 50% negli Stati Uniti. Ma non chiamatelo imprenditore: lui si definisce artista e artigianoQuando nel 2001 Thomas Bernich ha deciso di aprire una startup, molti tra i suoi amici gli hanno riso in faccia. Certo, si trattava pur sempre di tecnologia, ma di una tecnologia che apparteneva al passato. Produrre vinili nell’era della musica digitale sembrava un passatempo più che un’attività imprenditoriale.

Una passione da fissato della musica: anche i cd erano diventati obsoleti e l’industria musicale si stava spostando su Internet (il primo iPod è stato lanciato quell’anno).
“Nel 2001 a New York le poche aziende di vinili stavano chiudendo. E tutti mi davano del pazzo. Avevo acquistato una vecchia macchina per stampare dischi e l’avevo messa in un garage vicino a casa”, dice Bernich, 40enne di Brooklyn che si presenta completamente vestito di bianco, con un’enorme montatura di occhiali trasparenti e la testa rasata a zero.
Così è nato Brooklynphono. Oggi le macchine per “schiacciare i vinili” sono diventate sei, i numeri della produzione sono aumentati (circa 20.000 dischi a settimana) e gli operai (tutti ragazzi sotto i 30 anni) sono una decina. Senza farci troppo caso Bernich – un diploma al prestigioso istituto d’arte Pratt di New York – è riuscito a ritagliarsi una nicchia d’oro.

Perché negli ultimi dieci anni il mercato dei vinili è risorto. Solo nel 2014 le vendite sono aumentate del 50% rispetto al 2013. Se nel 1995 negli Stati Uniti si vendevano poco meno di un milione di dischi all’anno. Oggi si parla di 7,9 milioni, secondo i dati diffusi da Nielsen. E le previsioni per il futuro parlano di una continua crescita. Ma la domanda è così alta che i pochi produttori rimasti non riescono a soddisfare l’appetito delle case discografiche. “Se mi chiedi oggi un lavoro, la prima consegna disponibile è tra tre mesi”, dice Bernich mentre con un occhio continua a guardare le macchine che lentamente sfornano dischi caldi.

Certo, Brooklynphono non è l’unica fabbrica in cui si stampano vinili negli Stati Uniti: ce ne sono in Tennessee, a Nashville dove si trova la sede di United Record Pressing. E ancora in California e in Texas. Ma le richieste del piccolo laboratorio newyorchese continuano a crescere. “Ho sempre vissuto all’interno del mondo dei vinili. Quando studiavo passavo le mie giornate ad ascoltare e suonare musica – dice Bernich -, andavo a comprare dischi da Rock and Soul a Manhattan”. Poi, dopo aver lavorato come elettricista per qualche anno, il fondatore di Brooklynphono ha deciso di aprire il suo laboratorio: “Stavo bene con i dischi e volevo stare bene tutto il giorno. Anche al lavoro”.

Brooklynphono tende a lavorare per piccole etichette anche se ha prodotto vinili per Sony e per Universal. Le commissioni arrivano da tutto il mondo. Molte dagli Stati Uniti (mostra orgoglioso una ristampa di un disco degli Agnostic Front, gruppo punk-hardcore degli anni ’80). Ma anche dall’Europa “per questo mercato stampiamo moltissima house”. E tra i suoi clienti c’è una casa discografica cinese: Bernich mostra un mucchio di scatoloni pronti a partire per Pechino. Ma proprio sulla Cina ha una teoria. “In America controlliamo la qualità nei minimi dettagli. Tutto quello che abbiamo qui dentro è americano o europeo. I macchinari arrivano dagli Stati Uniti o dalla Germania. Il vinile grezzo lo compriamo in Olanda”, dice, indicando la scritta “Made in Usa” che compare sul muletto che impiega per spostare i bancali.

Proprio negli Stati Uniti – il Paese che guida la rinascita del vinile – il mercato resta ancora molto piccolo: rappresenta il 2% del totale delle vendite ma rispetto agli altri settori che tagliano posti di lavoro, questa nicchia continua ad assumere e ingrandirsi.

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Il ritorno del vinile spinge il mercato della musica

http://www.pagina99.it/news/cultura/7603/Il-ritorno-del-vinile-spinge-il.html

Il ritorno del vinile spinge il mercato della musica

Il ritorno del vinile spinge il mercato della musica
Il disco nero è tornato. La crisi sembra essere alle spalle. Perché la musica digitale è comoda, fluida, ha pure un costo contenuto, è una delle fotografie meglio riuscite della generazione tecnologica. Ma vuoi mettere il fascino, il profumo di una copertina oppure il velo di polvere su un vinile vintage acquistato a un mercatino dell’usato? Stati Uniti, Inghilterra, anche Italia: il giradischi non smette di suonare, mentre il compact disc va giù assieme al download.

E non basta il boom dello streaming per far quadrare i conti al mercato musicale. C’è la corsa a investire sul passato. Lp, Long playing, appunto, assieme ai cofanetti deluxe. Note e testi che si possono toccare, con le etichette major che da tempo infatti hanno sostituito le antologie normali con ristampe in Lp e cofanetti che fanno bella figura in una biblioteca. E si moltiplicano gli appuntamenti per i fan. Negli Stati Uniti, durante il Black Friday, il giorno dell’anno in cui si trovano più supersconti e si fanno più acquisti, c’è il mercatino del vinile. Genesis, Grateful Dead, Velvet Underground, Elvis Presley. Catalogo senza fine, prezzi alti, da vinile. Che però scendono sul web.

(Il negozio della Rough Trade di Londra, molto affollato – Contrasto)

Discogs, uno dei più celebri negozi musicali online, offre 2,8 milioni di dischi a meno di cinque euro e oltre un milione sotto i cinque dollari. Senza dimenticare il Record Store Day che da sette anni in aprile celebra il formato vinile, con riedizioni di classici introvabili nei negozi. Insomma, anche il partito degli oppositori del vinile è stato costretto alla resa. Forse anche per il romanticismo di molti appassionati, che mettono da parte YouTube e Spotify cercando il contatto quasi fisico con l’artista con la cover che diventa oggetto di culto. Per un approfondimento estetico confermato in Italia dai numeri forniti da Deloitte nelle scorse settimane alla Fimi (Federazione industria musicale italiana di Confindustria): la traiettoria del vinile, pur rappresentando al momento una piccola fetta dell’intero mercato, fa segnare +66% nei primi nove mesi del 2014 rispetto all’anno passato, con oltre due milioni di copie finite nelle mani degli appassionati. Che in generale hanno ricominciato da qualche tempo a investire sulla musica, con il quarto trimestre positivo per il settore, trascinato dal segmento digitale che ormai rappresenta circa il 45% dei ricavi complessivi delle case discografiche.

Il digitale, fortemente trascinato dai ricavi connessi ai servizi streaming cresce del 20%, in particolare i servizi in abbonamento, TIMmusic, Spotify, Google Play, Deezer, sono saliti del 109% mentre i servizi supportati dalla pubblicità, YouTube e Vevo sono cresciuti del 78%. In calo del 19% invece il download. Stessa tendenza nel Regno Unito. Oltre un milione di vinili venduti sinora nel 2014, con la stima di arrivare a 1,2 milioni nel periodo natalizio. Il traguardo più alto raggiunto dal 1996 con gli Oasis che vendevano parecchia migliaia di copie con What’s the story morning glory, ancora oggi nella top ten degli Lp più venduti in terra britannica.

A tirare la volata al vinile è stato anche il ritorno sulla scena dei Pink Floyd con The Endless River, molto ricercato in versione disco nero (seimila copie), così come Nothing has changed di David Bowie. Per un mercato potenziale da 20 milioni di sterline (appena tre, cinque anni fa). Con la Official Chart Company che presto stilerà una classifica vendite degli Lp. E dall’altro lato dell’Oceano Atlantico, stessa musica. Più 40% da gennaio a giugno per il vinile a stelle e strisce, mercato-traino per l’industria mondiale della musica. Indagine compiuta dall’istituto Nielsen (criterio utilizzato: un album venduto equivalente a dieci brani acquistati in download e 1500 ascolti via streaming), che disegna anche il baratro per il download rispetto allo streaming. Che è diventato anche lo strumento privilegiato d’ascolto per i più giovani che poi decidono di acquistare musica. Più della radio. Streaming e vinile, il binomio asimmetrico della musica che vende.

Il vinile si vende sempre più, mai così tanti in UK dal 1996

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Il vinile si vende sempre più, mai così tanti in UK dal 1996

(CG) Chi vi scrive ricorda che quando era ancora teenager il CD venne lanciato in dosi massicce sul mercato, con l’assicurazione di essere una tecnologia molto più pratica del vinile: per via delle dimensioni, per essere decisamente più resistente all’usura, oltre che garante di un ascolto di qualità molto maggiore. Per questo, se un disco in vinile costava allora (parliamo dei primi anni ’90) circa 20.000 lire (come la cara antica musicassetta), per quello in formato CD bisognava pagarne circa 30.000.

La proporzione 3/2 oggi si è ribaltata, eppure il mercato del vinile, quasi inesistente a fine anni ’90 / primi ’00, si rivela in continua crescita. Forza della moda, tanto che oggi molti insistono nell’affermare come ciò che veniva sbandierato più di 20 anni fa fosse falso, e che il miglior ascolto lo si ottenga indiscutibilmente con i 33 giri.

Ad ogni modo, è di ieri la notizia che nel Regno Unito le vendite di vinili dall’inizio del 2014 hanno raggiunto il milione di unità, evento che non accadeva dal 1996. L’Official Chart Company britannica stima che a fine anno potranno toccare 1,2 milioni, e in ogni caso rispetto a soli cinque anni fa il mercato è cresciuto di 3 milioni di sterline, raggiungendo la non irrisoria cifra di 20 milioni di pound di fatturato. Non dissimile la situazione in Nord America: nel 2014 le unità vendute nei primi sei mesi dell’anno hanno raggiunto i 4 milioni, il 40% in più rispetto al 2013.

Per quanto riguarda l’Italia, asserisce un rapporto della FIMI dello scorso aprile: “Nel 2013 si è registrato un aumento delle vendite del 6% rispetto all’anno precedente. Mentre già nel 1° trimestre 2014 si registra un +14% di vendite rispetto allo stesso periodo del 2013 (Dati Deloitte per FIMI).” Una rilevazione ancora più recente, riguardante i primi 9 mesi del 2014, aggiunge che “Il trend di crescita del vinile prosegue la recente traiettoria in controtendenza con il comparto del fisico e, pur rappresentando solo una piccola nicchia sull’intero mercato, registra un +66%”, un vero e proprio boom dunque.

A calare invece, rivela il sito canadese ‘Exclaim.ca’, le vendite di album ‘digitali’: l’anno scorso è stato il primo a registrare una decrescita, soprattutto ‘per colpa’ dei servizi di streaming come Spotify e Deezer. Analogamente accade anche da noi: se il digitale ormai è il 45% del mercato discografico totale (in crescita nel complesso del 5%), il 57% di esso è costituito da streaming in abbonamento o pubblicità, con il primo che rispetto al 2013 è cresciuto di più del doppio. Perde il 19% il download, mentre il CD cala del 6,7%.

Tutti pazzi per il vinile

http://www.avvenire.it/Spettacoli/Pagine/tutti-pazzi-per-il-vinile.aspx

Tutti pazzi per il vinile

Bruce Springsteen, Nina Simone, Miles Davis, Carlos Kleiber. Non è un elenco di iscritti al pantheon della musica, bensì parte del panorama delle uscite discografiche più interessanti di fine 2014. Ci sono inediti o riscoperte? Non sempre. Il fatto è che coloro che ancora acquistano dischi ormai puntano su due faccende, sempre legate ad artisti storici: cofanetti de-luxe e il vinile. Avete letto bene. Il vinile nel 2013 ha fatto registrare un incremento di vendite del 26 per cento, e costretto i negozianti a riaprirgli gli scaffali. Persino per ospitare il rap di Emis Killa, visto che la Carosello Record oltre che ristampare Vasco o Mina osa persino sfidare i giovanissimi abituati alla musica liquida. «Nessun supporto identifica la musica quanto il vinile», ha dichiarato Dario Giovannini, direttore generale della storica etichetta, «un Lp è opera d’arte».

Qualcuno dirà che si esagera, gli esperti certamente no: anche le major da tempo infatti hanno sostituito le antologie normali con ristampe in Lp e cofanetti degni di una biblioteca. Tanto che si è giunti persino al raddoppio della data in cui si voleva celebrare, per soli collezionisti, il ritorno al vinile. Così se in primavera è ormai noto il Record Store Day, domani ecco il Black Friday: venerdì nero per il colore del vinile e non solo per la data americana del via allo shopping natalizio, che regalerà numerose stampe edite per l’occasione. Da Showroom Internationale di Elvis al bootleg di Hendrix Hear My Music, sino al vinile colorato di Last Christmas degli Wham! Ma il catalogo delle pubblicazioni è folto e questo malgrado il vinile, per sua natura, non possa consentire prezzi bassi al pubblico.

Eppure… di Bruce Springsteen vengono riediti i dischi degli esordi: The Album Collection propone – in Cd e Lp – otto titoli compresi The River e Born To Run. Di Bob Dylan sono state recuperate in integrale le sessioni con la Band del ’67, e The Basement Tapes esce in 6 Cd o 3 Lp e 2 Cd. La storia americana è rappresentata anche da All Of My Memories, 90 brani con inediti di John Denver; la modernità da Simon & Garfunkel The Complete Album Collection, 11 dischi. E che si vada oltre le solite faccende natalizie si intuisce da operazioni come la celebrazione dello sfortunato chitarrista irlandese Rory Gallagher, di cui l’Irish Tour ’74 esce in 8 dischi con ben 43 inediti; o dall’antologia dei Kinks, 5 Cd più 45 giri. E poi Frank Sinatra che canta l’Inghilterra, 5 Lp di Leonard Cohen dal vivo, la serie dei Deep Purple live che continua con Graz 1975, i vinili storici di Abba, Tangerine Dream, Van Der Graaf Generator, un bel doppio (Solo con IO) con successi, demo e riletture di Rino Gaetano, la ristampa dei primi sei dischi di George Harrison.

E non finisce qui: l’industria riscopre gli audiofili e costoro amano anche (forse, anzi, soprattutto) classica e jazz. Ecco quindi Lp in edizione limitata della Deutsche Grammophon: Mozart suonato dalla Argerich, Dvorák dalla Mutter, l’ultimo concerto di Abbado, un cofanetto di Kleiber e The Originals, ovvero 6 Lp storici fra Chopin e Cajkovskij. E poi l’unica Carmen integrale mai incisa dalla Callas (in 3 Lp) e la riscoperta della violinista Teresa Milanollo, star di primo Novecento, di cui vengono incisi i ritrovati spartiti su Cd Musica Viva. Quindi il jazz: Kind Of Blue, pietra miliare di Miles Davis, in doppio Cd numerato; il meglio di Nina Simone (Just Cares For You) in 3 Cd di rarità; un rarissimo Bill Evans pianista delle band di Don Elliott e Jerry Wald (e c’è anche Bill Evans 1956-1962, i primi 7 Lp da leader in 4 Cd); e un Thelonius Monk dal vivo integrale a Ginevra.

Una volta, sotto Natale, si andava di mere greatest hits dei divi pop o brani natalizi riletti (da chiunque). Ora, invece, prezzi alti o bassi che siano, si torna al vinile e all’approfondimento della storia della musica. E non solo a Natale. Anzi. Perché il mercato questo vuole, ben più delle novità dei presunti giovani talenti. La musica vera suona nel passato? In buona parte sì. Ma comunque, l’appassionato è lì che vuole guardare. E lì, nel caso, investire.

Vinili, è record di vendite in UK (dopo 18 anni)

http://www.wired.it/play/musica/2014/11/27/vinili-record-vendite/

Vinili, è record di vendite in UK (dopo 18 anni)

La Official Chart Company inglese testimonia di un mercato di nicchia in salita vertiginosa. Oggi si festeggia dopo quasi un ventennio, grazie ai Pink Floyd e David Bowie

Era dal 1996 che non venivano venduti così tanti vinili in Inghilterra: l’ultimo album che aveva aiutato a toccare il milione di copie era stato What’s The Story, Morning Glory? degli Oasis. Oggi è il turno di The Endless River, il nuovo lavoro dei Pink Floyd (volato dagli scaffali più velocemente dal 1997 e raggiunge le 6.000 copie) e di Nothing Has Changed di David Bowie.

La Official Chart Company inglese presto divulgherà una classifica degli LP: è una notizia di una certa portata se si considera che si tratta pur sempre di un mercato di nicchia, che solo cinque anni fa si aggirava attorno ai 3 milioni di sterline. Adesso si parla di 20 milioni.

Il vinile non godeva di salute così buona da 18 anni. Secondo La Official Chart Company: “Merito dei 2000 e di alcune rock band – i Killers, gli Arctic Monkeys – che hanno reso il formato nuovamente cool”.

Secondo la Fimi, in Italia le vendite del vinile sono aumentate del 26% nel 2013. E, rispetto a questa cifra, di un ulteriore 14% nel primo trimestre del 2014.

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IL PIATTO DA VINILE FIRMATO LEGO

http://www.gizmodo.it/2014/11/27/il-piatto-da-vinile-firmato-lego.html

IL PIATTO DA VINILE FIRMATO LEGO

Se non riuscite ad arrendervi al suono in digitale e rimanete degli adepti del vinile questo piatto versione Lego è perfetto per voi.

I fantastici mattoncini danesi non smettono mai di stupirci. Adesso è il turno di questo originale giradischi.

Si deve questa vera opera d’arte ad Hayarobi, bricoleur e appassionato di LEGO. «The Planet », è questo il nome del giradischi, è costituito da ben 2 405 pezzi. E’ alimentato da una LEGO Power Functions Battery Box include un LEGO Power Functions M-Motor. L’unico componente non proveniente da Lego è il modulo di Audio Technica.

Cos’altro volete di più!

Dopo anni passati a raccontare la crisi del mercato della musica, finalmente si intravede uno spiraglio di luce, anche in Italia. Fimi, la Federazione Industria Musicale Italiana, ha annunciato una crescita dei guadagni complessivi del mercato musicale nei primi 9 mesi del 2014 del 5%.

http://www.bintmusic.it/news/musica_business/vendita_musica_crescono_ricavi_in_italia.html

Dopo anni passati a raccontare la crisi del mercato della musica, finalmente si intravede uno spiraglio di luce, anche in Italia. Fimi, la Federazione Industria Musicale Italiana, ha annunciato una crescita dei guadagni complessivi del mercato musicale nei primi 9 mesi del 2014 del 5%.

Il totale del giro di affari è di oltre 75 milioni contro i 72 del 2014: 41.338.433 per il mercato fisico che detiene ancora una percentuale del 55%, mentre il digitale nel suo complesso si prende il restante 45%, una enormità se pensiamo che dieci anni fa era inferiore al 5%. Analizzando il digitale per settore, i download rappresentano il 43%, seguiti dallo streaming in abbonamento per il 23% e per il 31% dai proventi derivanti dalla pubblicità.

In particolare, mentre cd e vinile tutto sommato tengono diminuendo solo di un 4% complessivamente – con il vinile che registra un ulteriore +66% – crollano i download del 19% a tutto vantaggio dello streaming che aumenta di un 20% su base annua grazie a Spotify e agli altri servizi come Google Play, Deezer, TIMmusic cresciuti per quanto riguarda gli abbonamenti del 109% mentre i ricavi di YouTube, Vevo lo stesso Spotify dovuti solo alla pubblicità sono cresciuti del 78%.

Insomma anche nel piccolo mercato italiano sembra chiaro chi stia per vincere tra streaming, download e vinile. E’ ancora presto per cantare vittoria dato che il vinile con la sua rinascita rappresenta solo il 2-3% del mercato complessivo e in questi anni sono stati persi per strada decine di milioni di euro che non verranno mai compensati dallo streaming, però è abbastanza per capire quale sarà il futuro della musica.

Come sono fatti i dischi: un’animazione di carta racconta la magia del vinile

http://www.frizzifrizzi.it/2014/11/10/come-sono-fatti-i-dischi-unanimazione-di-carta-racconta-la-magia-del-vinile/

Come sono fatti i dischi: un’animazione di carta racconta la magia del vinile

Ispirata dalla storia di una storica etichetta discografica americana — la Paramount, che a dispetto del nome non aveva alcuna relazione con l’omonima major cinematografica — divenuta celebre negli anni ’20 e ’30 per le sue incisioni di pessima qualità nonché per i cosiddetti “race records”, i dischi di musica nera (quindi jazz, blues, gospel) incisi da imprenditori bianchi esclusivamente per il mercato degli afro-americani, la designer americana Kellian Anderson ha realizzato un’animazione in stop motion costruita interamente con la carta.

Sul suo sito c’è anche tutto il racconto della creazione del progetto, dall’ispirazione alle scelte estetiche, fino a piccole animazioni gif che spiegano com’è che davvero vengono prodotti i vinili.

Il lancio del disco: perché il vinile piace (e si compra) di più rispetto ai CD

http://www.ragusah24.it/2014/11/12/lancio-disco-perche-vinile-piace-si-compra-cd/

Il lancio del disco: perché il vinile piace (e si compra) di più rispetto ai CD

“Ascoltare un vinile vuol dire entrare in contatto con l’arte, ritagliarsi una sana pausa. Il vinile non si può scaricare, si deve prendere, poggiare ed ascoltare”. Anche per questo, dice Gino Nobile, il caro blackalbum conosce una nuova rinascita. E nelle vendite affianca la musica in streaming

Dal 1977, Gino Nobile è l’indiscusso punto di riferimento ragusano per gli amanti della musica.

Il suo negozio, spesso definito “la bottega musicale” o “la farmacia della mente”, è un crocevia quotidiano di coloro che non si sono piegati al mercato digitale e considerano un album qualcosa da conquistare, da andare a prendere e toccare con mano.

Gino è l’anima di tutto: la sua è una passione coinvolgente, mai messa in dubbio, nemmeno nei momenti più bui per il commercio musicale. “Sono un ottimista” spiega: “credo nell’arte e nelle persone. Il mio negozio trova vita grazie al contatto con i clienti che io e mia moglie Mirella consideriamo come parte della famiglia. Si parla di musica, ci si scambia pareri e consigli, ma con un buon sottofondo si condividono anche preoccupazioni, problemi, gioie e sogni. Diverse generazioni si incontrano davanti al mio bancone, tutte accomunate dall’amore per quest’arte che non morirà mai, proprio come il vinile. Anche i più giovani scoprono la magia del blackalbum, e con esso la dolce, cara, amorevole malattia della musica vera“.

Questa icona culturale, sottolinea Nobile: “Ha resistito all’iper-offerta che ha avvelenato il panorama musicale nell’ultimo decennio. Il giradischi, magari messo in cantina dalla famiglia, torna a rivivere. Ascoltare un vinile vuol dire entrare in contatto con l’arte, ritagliarsi una sana pausa. Il vinile non si può scaricare, si deve prendere, poggiare ed ascoltare. Si devono rispettare i tempi dettati dall’artista, senza il maledetto telecomando che potrebbe fare saltare una traccia, o andare più veloce”.

Sul suo profilo Facebook, Gino ha postato questa frase, rivelatrice: “Le vendite dei vinili scavalcano il CD… mentre il download cala del 30%… ritorna the magic touch, l’arte di accarezzare le cose belle della vita…”

E a noi la spiega così: l’ascolto del vinile regala un suono più corposo, in grado di trasportarti in una dimensione magica, direttamente a fianco dell’artista o della band. “Apprezzare certe sfumature è senz’altro un dono che si riceve alla nascita” conclude: “ma in generale la cultura musicale è qualcosa da coltivare. Certo in Italia, a causa di un impoverimento che parte dalle scuole e dall’offerta culturale sempre meno presente, è ancora più difficile.
Eppure sono convinto che nei momenti di maggiore crisi, come questo che io chiamo ‘medioevo tecnologico’, si azzera tutto il superfluo e vengono fuori i linguaggi artistici in grado di comunicare qualcosa, ispirando una nuova rinascita”.

Quanto sareste disposti a spendere per un disco in vinile? C’è chi spende quasi 2000 euro per dischi di artisti sconosciuti

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Quanto sareste disposti a spendere per un disco in vinile? C’è chi spende quasi 2000 euro per dischi di artisti sconosciuti

The Vinyl Factory, un gruppo con sede a Londra che comprende una etichetta discografica, una fabbrica di dischi in vinile, una galleria utilizzata per mostre e eventi, un negozio di dischi e una rivista di musica, ha recentemente rivelato le cifre spese da alcuni collezionisti per accaparrarsi alcune registrazioni du Discogs, uno dei più forniti siti online di supporti in vinile con oltre 5 milioni di titoli.

I primi dieci classificati come dischi più costosi del 2014 sono prevalentemente registrazioni degli anni ’70 e ’80 di vari generi. 9 dei 10 dischi più costosi sono stati venduti venduti esattamente per 1875 dollari e sono più che altro dischi degli anni ’70 e ’80 di vari generi di artisti di cui probabilmente non avrete mai sentito parlare, insomma roba da collezionisti.

Al primo posto Coil, un gruppo di musica sperimentale inglese con il disco Gold Is the Metal del 1987 venduto a 1.889 dollari e di cui sopra potete ascoltare un estratto, poi Bernard Purdie, batterista funk americano il cui disco Lialeh del 1974 è stato acquistato per 1875 dollari. Stessa cifra per l’album Sex Drive (1981) dei Necros, gruppo Hardcore punk Usa, per Mammut (1971) del gruppo omonimo di cui si fatica a trovare notizie, oppure Three Parts to My Soul (1971) dei Dr. Z, un trio progressive, mentre si parla di psychedelic progressive rock per Nicholas Greenwood con il suo Cold Cuts (1972).

La lista dei più costosi vinile e probabilmente più sconosciuti artisti si completa con Lee More – Free and Easy (1981), Vicious Visions – I Beat You / No No’s (1983) e con un disco realizzato da vari artisti in titolato Sonatas for Violins del 1964. Non chiedeteci come si fanno a spendere quasi 2000 dollari per questi Lp. La maggior parte di loro sono oggetti da collezione usciti in edizione limitata. Il problema è capire il perchè di quel numero così basso di copie stampate… ma gli acquirenti li avranno mai ascoltati quei dischi?